Santo Stefano Harding, abate

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Oggi - ๐Ÿ๐Ÿ– ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - sabato della V settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐’๐š๐ง๐ญ๐จ ๐’๐ญ๐ž๐Ÿ๐š๐ง๐จ ๐‡๐š๐ซ๐๐ข๐ง๐ , ๐š๐›๐š๐ญ๐ž.
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Di Stephanus o Stefan (Stefano) - questo il suo nome rispettivamente in latino e in inglese antico - si conosce poco. Nacque verso il 1060, dalla nobile famiglia degli Harding, a Meriot nei dintorni di Sherborne, Contea del Dorset, nella parte meridionale del Regno d’Inghilterra (oggi nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord). Benchรฉ attratto dalla vita religiosa, ebbe una gioventรน alquanto avventurosa e travagliata sotto il profilo spirituale. Ancora giovane, entrรฒ nell’abbazia benedettina di Sherborne, nella stessa zona, dove emise la professione religiosa, salvo allontanarsene durante gli sconvolgimenti che fecero seguito alla conquista normanna dell’Inghilterra. L’invasione fu attuata nell’XI secolo, dall’esercito composto congiuntamente da normanni, bretoni e francesi, guidati da Guglielmo I Duca di Normandia (1028-1087), non per nulla passato alla storia come “Guglielmo il Conquistatore”. A seguito della vittoria degli invasori nella battaglia di Hastings (East Sussex, Inghilterra meridionale) del 14 ottobre 1066, questi stabilirono il loro controllo sul regno inglese.
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In questo frangente, Stefano entrรฒ in crisi spirituale, abbandonรฒ il monastero, la vita religiosa e partรฌ per il Regno di Scozia. Dopo un breve soggiorno in questo paese, si spostรฒ a Parigi, capitale del Regno di Francia, dove si dedicรฒ agli studi probabilmente presso le scuole cattedrali (come quella di Notre-Dame), che erano i centri di sapere pre-universitari. In questa cittร  ebbe modo di riflettere approfonditamente sulla propria vita e sulle sue pulsioni spirituali, fino a quando, compreso lo sbaglio fatto lasciando il proprio convento, sinceramente pentito, partรฌ per un pellegrinaggio a Roma, capitale della Cristianitร  e dello Stato della Chiesa, allo scopo di ottenere il perdono della sua rinuncia alla vita religiosa. A lui si unรฌ un giovane chierico - che la tradizione identifica spesso con un amico devoto con cui Stefano condivideva la penitenza - insieme al quale recitava strada facendo l’intero Salterio. Ottenuta a Roma l’assoluzione del Papa e il rientro nello stato religioso, sulla strada del ritorno si fermรฒ con il compagno nell’abbazia benedettina di Molesme, nel Ducato di Borgogna (oggi omonima regione nella parte centro-orientale della Francia), istituito nel 1075 dal monaco francese e futuro santo Robert (Roberto) de Molesme (1024-1111), che nel frangente ne era l’abate.
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La vita povera e austera di tale comunitร  attrasse Stefano, che volle rimanervi come monaco. L’abbazia di Molesme prosperรฒ, fondรฒ filiali e divenne ricca e potente, ma a poco a poco lo spirito che ne aveva animato la fondazione prese a decadere fino a scomparire. L’abate fondatore Roberto de Molesme, con un piccolo gruppo di monaci a lui fedeli, rimase fermo alla spiritualitร  dei primi tempi benedettini, mentre la maggioranza dei monaci era favorevole alle regole di Cluny, in quel tempo diffuse nella gran parte delle abbazie. Facevano riferimento, cioรจ, alla Congregazione Cluniacense (fondata nel 910 dall'abate San Bernone di Cluny nell’omonimo paese della Borgogna, da cui prese il nome).
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Alla fine, giacchรฉ i contrasti che dividevano la comunitร  di Molesme apparivano insanabili, l’abate Roberto, ottenuta l’autorizzazione dell’arcivescovo di Lione Ugo de Romans (1040-1106), nel 1098 lasciรฒ l’abbazia con i monaci rimastigli devoti - fra cui Stefano - trasferendosi a Citeaux nello stesso Ducato, a una ventina di chilometri a sud di Digione, dove fondรฒ un nuovo monastero, su un terreno donato dal locale visconte Rinaldo di Bearne, con l’aiuto del duca Eudes di Borgogna, che divenne uno dei piรน generosi benefattori della nuova abbazia. Stefano s’inserรฌ perfettamente nella spiritualitร  di Citeaux e, nel 1109, ne diventรฒ il terzo abate in ordine cronologico. Fu lui ad accogliervi l’abate Bernardo de Fontaine detto “da Clairvaux” con trenta suoi compagni, che diventerร  santo con il nome di San Bernardo di Chiaravalle, grande figura che col suo carisma contribuirร  all’imponente fioritura del nuovo ordine monastico.
Durante il suo incarico apicale, istituรฌ come collaboratori i cosiddetti “Fratelli laici” e fondรฒ dodici monasteri, che vincolรฒ tra loro con la “Charta Caritatis” (Carta della Caritร ), il suo "capolavoro" legislativo, considerato il primo esempio di costituzione di un ordine religioso moderno, perchรฉ bilanciava l'autonomia dei singoli monasteri con l'unitร  dell'Ordine. Questo fece affinchรฉ non esistesse tra i monaci discordia alcuna e tutti vivessero sotto il medesimo dettame della caritร , sotto la stessa regola e secondo consuetudini simili. Stefano morรฌ in detto monastero il 28 marzo 1134 e fu sepolto nell'Abbazia di Citeaux (Borgogna, Francia). I suoi resti furono deposti nel coro della chiesa abbaziale, accanto al suo predecessore, Sant'Alberico. Purtroppo, perรฒ, non esiste piรน una tomba intatta. Durante la Rivoluzione Francese (1791), l'Abbazia fu confiscata, venduta e in gran parte demolita per usarne le pietre come materiale da costruzione. In quel periodo di furia anticlericale, le tombe dei primi abati vennero profanate e i resti dispersi o distrutti. Oggi, nel sito della ricostruita Abbazia di Citeaux (dove i monaci sono tornati nel 1898), si conserva la memoria del luogo della sua sepoltura, ma non sono rimaste reliquie significative identificate come appartenenti al suo corpo originale. Il riconoscimento ufficiale del suo culto fu confermato da papa Gregorio XV (dal 1621 al 1623). La canonizzazione (o meglio, l'estensione del culto all'Ordine e poi alla Chiesa universale) avvenne nel 1623, ma va notato che Stefano era giร  venerato "per fama di santitร " dai Cistercensi fin dal XII secolo.
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Roberto Moggi
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