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Oggi - ππ π¦ππ«π³π¨ ππππ - giovedΓ¬ della II settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, πππ§π'πππ«π’ππ§π¨ ππ’ πππ¬ππ«ππ, π¦ππ«ππ’π«π.
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Di Adrianos o Hadrianus - questo il suo nome rispettivamente in greco e in latino - si hanno pochissime notizie, provenienti quasi esclusivamente dagli scritti di Eusebio di Cesarea (263-339). Eusebio, vescovo e storico di cultura ellenistica nativo di Cesarea Marittima, venerato come santo dalle Chiese ortodosse, fu testimone oculare di quegli eventi. Cesarea era allora un fiorente centro portuale multiculturale a predominante cultura greca, sulla costa del Mediterraneo, capitale della Provincia Romana di Palaestina Prima (nell'attuale Israele).
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Alcuni storici ritengono che Adriano sia nato verso la fine del III secolo proprio a Cesarea, in una famiglia di cultura ellenistica. Altri agiografi ipotizzano invece una nascita in Italia, nella cittΓ di Adria (da cui deriverebbe il suo nome), ipotizzando che si sia trasferito in Palestina per sostenere i cristiani locali durante le persecuzioni. Quel che Γ¨ certo Γ¨ che a Cesarea egli si distinse per l’accesa fede cristiana, la caritΓ e il coraggio, diventando un pilastro per la comunitΓ dei fedeli durante la cosiddetta "Grande Persecuzione", l'ultima e la piΓΉ violenta dell'Impero Romano, scatenata dall'imperatore Diocleziano nel 303 e conclusasi in Oriente nel 313.
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Secondo il racconto di Eusebio, Adriano giunse a Cesarea insieme al compagno Eubulo proprio per visitare i confessori della fede. Arrestati e condotti davanti al locale governatore Firmiliano, dichiararono apertamente la loro appartenenza a Cristo, rifiutando di sacrificare agli idoli pagani. Furono entrambi condannati a morte. Adriano fu il primo dei due ad affrontare il supplizio. Nel giorno della festa della dea Fortuna, fu condannato alla terribile “Damnatio ad bestias” (“Condanna alle bestie”) che, nel diritto romano, indicava una tipologia di pena capitale riservata a criminali di basso rango, schiavi e, durante le persecuzioni, ai cristiani. Il condannato veniva sbranato vivo da animali feroci (come leoni, tigri o orsi) all'interno delle arene per il pubblico intrattenimento. Nell'arena di Cesarea, dopo essere stato esposto a un leone che lo sbranΓ² lasciandolo moribondo, fu infine sgozzato con la spada. Era il 5 marzo del 309 (il sesto anno della persecuzione), data che la Chiesa conserva per la sua memoria liturgica. Il suo compagno Eubulo seguΓ¬ la stessa sorte il successivo giorno 7 del medesimo mese.
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Roberto Moggi
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