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Oggi - ๐๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ณ๐จ ๐๐๐๐ - venerdรฌ della III settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐๐๐ง ๐๐จ๐๐ซ๐ข๐ ๐จ, ๐ฌ๐๐๐๐ซ๐๐จ๐ญ๐ ๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐.
๐๐ง ๐๐๐ฌ๐ญ๐ข๐ฆ๐จ๐ง๐ ๐ญ๐ซ๐ ๐ฅ๐ ๐๐ฆ๐๐ซ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐
Di Rudericius (o Rodericus), questo il suo nome latino, anche se si era all’epoca in una fase di transizione verso il “romance andaluso” o “mozarabico”, noto con la specificazione “di Cordova” (che indica la cittร di nascita), abbiamo dettagli preziosi grazie a Sant'Eulogio di Cordova, suo contemporaneo, che ne descrisse il martirio nel suo “Memoriale Sanctorum”. Rodrigo non รจ solo una figura leggendaria, ma uno dei principali esponenti dei "Martiri di Cordova".
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Nacque verosimilmente tra gli ultimi decenni del 700 e i primi dell’800, a Cรณrdoba (Cordova), in quel momento il cuore dell'Emirato di Cordova, trasformato poi in Califfato nel 929 (oggi capoluogo della regione Andalusia, Spagna). Questo regno fu instaurato all'inizio dell'VIII secolo a seguito della rapida conquista islamica, nella quasi totalitร della Penisola Iberica, dagli invasori arabi musulmani provenienti dall’Africa settentrionale, principalmente Arabi e Berberi. Sacerdote cattolico, risentiva pesantemente dei gravi problemi legati alla dominazione islamica e viveva, inoltre, una dolorosa situazione familiare, purtroppo abbastanza comune a quei tempi. Dei suoi due fratelli, infatti, il piรน grande aveva mantenuto la fede in Cristo, mentre l’altro si era fatto musulmano per quieto vivere e convenienza. Le fonti (sempre Eulogio) precisano un dettaglio interessante: Rodrigo non era il "mediano", ma si trovava spesso a fare da paciere tra i due fratelli che litigavano violentemente. ร proprio durante una di queste rissa che accadrร l'evento scatenante del suo martirio. In quel periodo, in effetti, una vasta fetta di popolazione spagnola, sotto la spinta della persecuzione e nell’assenza o debolezza delle autoritร civili e religiose cristiane, era stata costretta ad adattarsi in qualche modo ai costumi degli invasori arabi, spesso adottandone lingua e religione. I dominatori, infatti, cercavano di convertire i cristiani all’islam, non solo con la mera vessazione, ma anche con mille altri espedienti, pressioni e convenienze sociali ed economiche. Uno dei tanti mezzi utilizzati, era l’imposizione di norme severissime per portarli gradualmente all’abiura, come quella di non potere praticare la propria fede in pubblico o di dovere versare una cospicua tassa periodica in quanto “Dhimmi”, in altre parole sudditi non musulmani di uno stato governato dalla “Shari'a” (la legge islamica). La tassa specifica che erano costretti a versare si chiamava “Jizya”. Di qui sporadiche reazioni alla dominazione, che erano soffocate nel sangue con immediate repressioni. Questi cristiani, definiti “Mozarabi” (in spagnolo “Mozรกrabes”, termine derivante dall’arabo col significato di “arabizzati”), non erano solo coloro che "si adattavano", ma proprio i cristiani che, pur restando fedeli a Roma e alla liturgia visigotica, adottavano costumi e lingua araba per necessitร quotidiana. Vivevano nel regno arabo-musulmano da essi formato a Cordova e nella quasi totalitร della Spagna, denominato “Al-Andalus” (che diede poi il nome all’odierna regione dell’Andalusia, oggi ristretta alla costa meridionale della Spagna, di fronte al Marocco).
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Sia Rodrigo che uno dei fratelli, dunque, appartenevano a quei coraggiosi cristiani andalusi che rifiutavano l'assimilazione religiosa e culturale agli invasori arabi di fede islamica. Un nutrito gruppo di eroi, che, in particolare sotto il regno degli emiri Abd Al-Raแธฅman II e poi di suo figlio Muhammad I (Maometto I), affrontรฒ spesso la condanna a morte comminata dalle autoritร islamiche, solitamente dal Qadi (il giudice musulmano), nel tribunale o nel palazzo dell'Emiro (Alcรกzar), situato proprio accanto alla Moschea. La Moschea era il simbolo del potere, ma il processo era un atto giuridico civile-religioso. Questo avveniva, molto spesso, con la falsa accusa, molto comune a quei tempi, di avere pubblicamente vilipeso il Corano o insultato il profeta Maometto. Con tale triste situazione familiare, Rodrigo dovette spesso fare da paciere nelle liti tra i due fratelli. Il fratello convertito all’islam, difatti, si era fatto divulgatore di questa religione e rimproverava di continuo l’altro congiunto per quella che definiva la sua “ostinazione” a rimanere cristiano. Rodrigo tentava ogni volta di mettere pace tra loro, ma senza riuscirvi, poichรฉ c’era ormai tra loro un’avversione insanabile.
๐๐ฅ ๐๐๐ฅ๐ฎ๐ง๐ง๐ข๐๐ญ๐จ๐ซ๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐๐ข๐ฎ๐๐ข๐๐: ๐ฅ๐ ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐ ๐๐๐ฅ ๐๐๐๐๐ซ๐๐จ๐ญ๐
Una notte, li vide picchiarsi violentemente e si lanciรฒ per dividerli, ottenendo solo che entrambi picchiassero lui, crollando a terra privo di sensi sotto i loro pesanti e congiunti colpi. A quel punto il fratello musulmano lo portรฒ via su un carretto, piรน morto che vivo e, alla gente che chiedeva lumi, diede la falsa spiegazione che Rodrigo era gravemente malato e che, sentendo vicina la morte, si era fatto anche lui musulmano. La voce si diffuse in un batter d’occhio in cittร , lasciando tutti perplessi e scandalizzati, dato che egli era stimato quale zelante e coraggioso presbitero. Rodrigo, che, ripresosi, ma ancora convalescente, per guarire del tutto si era ritirato sulle montagne attorno Cordova, non seppe nulla di quanto aveva falsamente asserito il fratello. Questo รจ il punto giuridico cruciale. Per la legge islamica dell'epoca (Shari'a), la testimonianza del fratello musulmano valeva come prova di conversione. Quando Rodrigo riapparve in abiti sacerdotali, per lo Stato non era un cristiano, ma un apostata (un musulmano che torna al cristianesimo), crimine punibile con la morte. In seguito, tornato in cittร e indossate le vesti sacerdotali con estremo coraggio, incontrรฒ il fratello apostata, il quale, vedendolo con i paramenti sacri, si adirรฒ e lo condusse dal giudice, accusandolo mendacemente di aver abbandonato l'Islam dopo averlo liberamente scelto. Per un’accusa simile c’era la morte. Il giudice era, perรฒ una persona buona e, ammirato dalla sua forza d’animo e dalla grandissima fede, cercรฒ di aiutarlo, suggerendogli perfino di assecondare una nebulosa “dichiarazione di fedeltร all’Islam”, che lo avrebbe reso subito libero, senza chiedergli precisi impegni sulla reale pratica della fede coranica.
๐๐ฅ ๐๐๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ข๐จ ๐ ๐ฅ๐ ๐๐ฅ๐จ๐ซ๐ข๐: ๐๐ฎ๐ ๐๐๐ฅ๐ฆ๐ ๐ฏ๐๐ซ๐ฌ๐จ ๐ข๐ฅ ๐๐ข๐๐ฅ๐จ
Tuttavia, Rodrigo non accettรฒ, sacerdote cristiano era e tale volle rimanere, rifiutatosi di proclamare che Maometto fosse “vero profeta inviato dall’Onnipotente”. Fu allora gettato in carcere, dove incontrรฒ Salomone, un brav’uomo che in precedenza - sotto le molteplici lusinghe e seduzioni, frammiste a minacce e ricatti - aveva per qualche tempo aderito alla religione maomettana, ma che si era amaramente pentito ed era tornato alla fede in Gesรน Cristo, pronto a versare il suo sangue per Lui. Proprio con quest’ultimo fu condannato a morte dal pur riluttante giudice che non poteva fare diversamente per legge, anche a causa dell’insistenza di quel suo fratello rinnegato. Il 13 marzo 857, Rodrigo fu messo a morte a Cordova unitamente a Salomone, condannato per lo stesso motivo e insieme portarono gloriosamente a termine la loro prova terrena con la decapitazione. I loro corpi, gettati nel fiume Guadalquivir, saranno recuperati dai cristiani, che seppelliranno Rodrigo nel locale monastero di San Genesio del Arrabal de Tercios, presso Cordova e Salomone in quella vicina dei Santi Cosma e Damiano. Per entrambi la santitร fu proclamata subito, “dal basso”, cioรจ dal popolo, attraverso il culto popolare spontaneo. La festa si celebra il 13 marzo sin dal 1581.
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Roberto Moggi
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