San Giovanni Nepomuceno, sacerdote

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Oggi - ๐Ÿ๐ŸŽ ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - venerdรฌ della IV settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐ž๐ฉ๐จ๐ฆ๐ฎ๐œ๐ž๐ง๐จ, ๐ฌ๐š๐œ๐ž๐ซ๐๐จ๐ญ๐ž ๐ž ๐ฆ๐š๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ž.
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Jan (Giovanni) - questo il suo nome nella natia lingua ceca - nacque tra il 1345 e il 1349 circa a Nepomuk, nell’allora Regno di Boemia (oggi Repubblica Ceca, nell’Europa centrale). La specificazione “Nepomucky” (“Nepomuceno”), che segue il suo nome, deriva proprio dalla predetta cittร  di nascita. Venne al mondo in una famiglia cattolica praticante, in seno alla quale maturรฒ presto una vocazione che lo portรฒ a entrare in seminario. Studiรฒ poi teologia e giurisprudenza all’universitร  di Praga, capitale del regno, ricevendo l'ordinazione presbiteriale nel 1373. Da quel momento, cominciรฒ a ricoprire, con grande umiltร  e altrettanta buona lena, diversi uffici ecclesiastici, inizialmente modesti e poi sempre piรน importanti, fino a essere nominato notaio pubblico nella cancelleria episcopale e, nel 1374, segretario dell'arcivescovo Jan z Jenลกtejna (Giovanni di Jenลกtejn). In seguito si spostรฒ in Italia, dove proseguรฌ la sua formazione nell’importante universitร  di Padova, all’epoca libero comune nel nord-est della Penisola, dove si laureรฒ in diritto canonico nel 1387. Al ritorno in patria, fu prescelto per divenire canonico della famosa cattedrale di Vyลกehrad (San Vito) a Praga, vicario generale di quella stessa arcidiocesi e, nel 1389, parroco della chiesa di Sv. Havla (San Gallo). Nel 1390 rinunciรฒ a quest’ultimo incarico, per divenire arcidiacono della non lontana cittร  di ลฝatec, rimanendo allo stesso tempo canonico della cattedrale praghese, rinunciando perรฒ a tutti i benefici ecclesiastici che gli competevano. Per le sue brillanti catechesi, era divenuto altresรฌ predicatore alla corte di Re Venceslao IV di Boemia e Germania, oltre che confessore e direttore spirituale della consorte, la Regina Giovanna di Baviera. Anche in queste mansioni di prestigio restรฒ sempre fermamente fedele al Signore e non si piegรฒ mai a compiere anche un solo gesto che fosse minimamente contrario ai dettami del Vangelo. Anzi, la sua vita era una costante manifestazione di totale fedeltร  al Signore, per il quale era pronto a donare la vita se necessario.
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Fu proprio a Praga che questo momento venne ed egli dovette testimoniare la sua fede fino alle estreme conseguenze, non esitando a opporsi energicamente al sovrano, quando questi tentรฒ di minare la libertร  della Chiesa. Nel 1393, infatti, alla morte dell’abate titolare Racek, re Venceslao aveva ordinato che l’antica abbazia benedettina della cittร  di Kladruby fosse chiusa e trasformata in sede vescovile, allo scopo di insediarvi un vescovo “raccomandato” di suo gradimento. Giovanni, perรฒ, consapevole del grave pregiudizio per il diritto della Chiesa, resistette coraggiosamente al tentativo del monarca e approvรฒ la regolare elezione del nuovo abate da parte dei monaci. Il fatto mandรฒ su tutte le furie il monarca, che lo fece imprigionare unitamente ad altri tre ecclesiastici che lo avevano appoggiato. I quattro furono minacciati e torturati affinchรฉ acconsentissero alle richieste del sovrano. Alla fine, ridotti allo stremo, tutti cedettero, eccetto Giovanni. Alcune fonti, sostengono anche che il corrotto e paranoico sovrano, dedito all’alcol e che diffidava di tutti, sospettando pure della piissima consorte Giovanna di Baviera, fece di tutto per costringerlo a svelargli i segreti della confessione della moglie. Tuttavia, lui si oppose strenuamente al sacrilegio e non violรฒ il segreto, respingendo le minacce e resistendo alle torture. I persecutori continuarono a tormentarlo con ogni sorta di supplizio, arrivando a bruciargli i fianchi con delle torce, ma lui non cedette. Infine, la notte del 20 marzo 1393, quand’era ormai in agonia, il re lo fece incatenare e gettare nella Moldava (il fiume che attraversa Praga) dal ponte di Giuditta, che sorgeva nel luogo ove era in costruzione il ponte Karlลฏv (Carlo), completato nel XV secolo. Fu cosรฌ che Giovanni rese l’anima a Dio nella gloria del martirio. Tutta la cittร  seppe del delitto perchรฉ, il mattino, il suo corpo fu rinvenuto lungo una sponda del fiume, circondato da un alone di luce straordinaria e indescrivibile. Ben quattro distinti documenti dell’epoca attestano questo fatto prodigioso, il primo e piรน importante dei quali consiste in un documento d’accusa contro il re, presentato al pontefice Bonifacio IX il 23 aprile 1393 dall’arcivescovo Giovanni di Jenลกtejn, che si recรฒ personalmente a Roma con il nuovo abate di Kladruby. A Praga, il ponte Carlo divenne presto luogo di venerazione e ancora oggi si puรฒ osservare la lapide che ricorda il punto esatto da cui Giovanni fu gettato nel fiume, martire per la libertร  della Chiesa. I suoi resti furono poi inumati all’interno della cattedrale di San Vito, nella stessa cittร  di Praga, ove ancora riposano in un prezioso reliquiario. Fu canonizzato nel 1729 dal papa Benedetto XIII.
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Roberto Moggi

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