Oggi - 31 marzo 2026 - martedì della Settimana Santa,
la
Chiesa ricorda, tra i vari santi e beati, San Beniamino, diacono e
martire. Di Beniamin (Beniamino) - questo il suo nome in latino - non si
conosce quasi nulla ad eccezione del martirio. Egli nacque
orientativamente tra gli ultimi decenni del 300 e i primissimi anni del
400, probabilmente nella non meglio identificata località di Argol
(detta anche Ergol o Argul) nell’Impero di Persia
(l’odierno Iran). Era cristiano e si consacrò al Signore, venendo
ordinato diacono nella sua città. La tradizione vuole che, unitamente a
un gruppo di circa una decina di altri cristiani della stessa Argol, sia
stato martirizzato per non avere voluto rinnegare la propria fede,
durante la lunga persecuzione cominciata sotto il re di Persia Iezdegerd
I (399-420) e finita durante il regno di suo figlio Bahram V, anche
noto come Bahram Gur (entrambi i nomi nella loro traslitterazione
nell’alfabeto latino), quindicesimo sovrano del cosiddetto “Secondo
impero” di Persia (420-438). Esistono varie versioni della feroce
esecuzione, talvolta parzialmente discordanti fra loro e in buona parte
prese dai sinassari bizantini (raccolte delle storie dei santi). Anche
le notizie riguardanti i nomi delle vittime, la data e il luogo del
martirio, sono imprecise e talvolta difformi. Sulla scorta di tali dati,
si può ritenere che Beniamino, incarcerato per ben due anni nelle tetre
prigioni cittadine, sia stato inizialmente liberato per l’autorevole
intervento del rappresentante in loco dell’Imperatore romano Teodosio I
“il Grande” (379-395), anch’esso cristiano, che in quel frangente stava
trattando la pace con l’accennato sovrano di Persia Iezdegerd I. Il suo
martirio sarebbe però arrivato in seguito, verso il 420, durante il
regno di Bahram V Gur - talvolta indicato per errata trascrizione
fonetica come Vararane - figlio del prevenuto. Infatti, una volta
liberato, nonostante i severi divieti e le diffide delle autorità,
Beniamino proseguì coraggiosamente a manifestare la propria fede e a
evangelizzare il popolo, finendo per essere nuovamente imprigionato.
Questa volta, venne anche accusato d’aver incendiato un cosiddetto
“Pireo” (tempio pagano dedicato al culto della divinità del fuoco) della
sua città. Effettivamente, pare che un “Pireo” fosse stato dato alle
fiamme, ma s’ignorano gli autori del gesto e soprattutto la stessa
dolosità dell’incendio. Comunque Beniamino, perfetto “Capro espiatorio”,
fu incarcerato unitamente al vescovo locale Abdas e a un’altra decina
di fratelli nella fede in Cristo, tra sacerdoti, diaconi e laici, tutti
come lui pacifici e dediti al bene comune. A lui e agli altri fu
ingiunto di abiurare la propria fede, sacrificare agli dei pagani e
ricostruire il tempio. Nonostante le brutali torture alle quali furono
sottoposti, rimasero tutti eroicamente fedeli al Signore e rifiutarono
ogni compromesso. Furono infine condannati a morte e Beniamino consumò
il suo martirio - come spiega il Martirologio romano - mediante
l’introduzione, negli orifizi e sotto le unghie, di legni sottili ed
acuminati, insieme ai suoi compagni, probabilmente il 31 marzo 420. Due
anni dopo, con la vittoria riportata dall’Imperatore Teodosio I su
Bahram V Gur, anche in Persia fu proclamata la libertà di culto e
Beniamino fu canonizzato.
IMMAGINE:
"San Beniamino”, statuetta in legno verniciato scolpita, da artista di
ambito ladino, nel corso del XXI secolo. L'opera è nella esposizione
della ditta "Demi Arte”, a Santa Cristina Val Gardena (in provincia di
Bolzano, regione Trentino Alto Adige).
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