Santi Francesco e Giacinta Marto

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Oggi - ๐Ÿ๐ŸŽ ๐Ÿ๐ž๐›๐›๐ซ๐š๐ข๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - venerdรฌ dopo le Ceneri, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, i ๐’๐š๐ง๐ญ๐ข ๐…๐ซ๐š๐ง๐œ๐ž๐ฌ๐œ๐จ ๐ž ๐†๐ข๐š๐œ๐ข๐ง๐ญ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐ญ๐จ, ๐ฏ๐ž๐ ๐ ๐ž๐ง๐ญ๐ข ๐๐ข ๐…๐š๐ญ๐ข๐ฆ๐š.
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Francisco e Jacinta - questi i loro nomi di battesimo in lingua portoghese - portavano il cognome composto De Jesรบs Marto, secondo l’uso lusitano di anteporre al cognome paterno (Marto) il primo di quelli materni (De Jesรบs). Fratelli carnali, nacquero rispettivamente l'11 giugno 1908 e l'11 marzo 1910 ad Aljustrel, a circa un chilometro da Fรกtima, entrambe piccole frazioni rurali del comune di Ourรฉm, nel Portogallo Centrale, dai devoti contadini Manuel Pedro Marto e Olรญmpia De Jesรบs Dos Santos.
Erano bambini come tanti altri: allegri, vivaci, amanti del gioco e del canto. Sebbene analfabeti, possedevano un’anima sensibile e una profonda educazione cristiana, nutrita dalla preghiera quotidiana del Santo Rosario. Vivevano in stretta vicinanza con la cuginetta Lucia dos Santos (1907-2005), Venerabile dal 22 giugno 2023, alla quale erano legatissimi.
Fin da piccoli, i due fratelli condividevano le fatiche della vita rurale, aiutando le famiglie nel pascolo del gregge e nei lavori agricoli. Francesco, affascinato dalla bellezza del creato, si distingueva per l'indole ubbidiente e la silenziosa devozione. Giacinta, dal carattere vivace e talvolta un po' permalosa, possedeva un cuore d'oro e una spiccata sensibilitร  poetica: amava chiamare le stelle "Lampade degli Angeli" e la luna "Lampada di Nostra Signora".
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La loro vita mutรฒ radicalmente nel 1916 quando, insieme a Lucia, ricevettero tre visite di un Angelo, in stagioni diverse.
- La prima Apparizione, in primavera, avvenne presso la “Loca do Cabeรงo” (“Grotta del Poggio” o “Grotta della Collina”), una caverna rocciosa sul colle omonimo vicino ad Aljustrel. L'Angelo si presentรฒ come “Angelo della Pace”, insegnando loro la preghiera: "Mio Dio, io credo, spero, adoro e ti amo..." (conosciuta come la Preghiera dell'Angelo o, piรน specificamente, la Preghiera di Riparazione dell'Angelo di Fatima).
- La seconda Apparizione, in estate, ebbe luogo nel cortile della casa di Lucia, presso il Pozzo dell'Arneiro. Qui l'Angelo si identificรฒ come “Angelo del Portogallo” e chiese loro di offrire costantemente preghiere e sacrifici all'Altissimo.
- La terza Apparizione, in autunno, si verificรฒ nuovamente alla Loca do Cabeรงo. In questa occasione l'Angelo apparve con un calice e un'ostia sanguinante, impartendo ai tre bambini la Prima Comunione Mistica.
Questi eventi, conosciuti come il "Ciclo Angelico", servirono a fortificare spiritualmente Francesco e Giacinta prima del grande incontro con la "Signora piรน splendente del sole" alla Cova da Iria.
L'evento culminante avvenne il 13 maggio 1917: dopo aver partecipato alla Santa Messa, i tre pastorelli condussero il gregge alla "Cova da Iria", una conca naturale poco distante da Fatima.
Mentre le pecore pascolavano e i bambini erano intenti a giocare, un improvviso bagliore squarciรฒ il cielo sereno. Temendo l'arrivo di un temporale, i piccoli fecero per rincasare quando, sopra la chioma di un leccio, apparve una figura celestiale: «una Signora vestita di bianco, piรน splendente del sole», secondo la celebre descrizione di Lucia.
Era la Beata Vergine Maria. Questa visione si ripetรฉ per sei volte, ogni 13 del mese, fino all'ottobre dello stesso anno. I bambini descrissero la Signora con una tunica e un mantello candidi, i piedi poggiati su una nuvola leggera sopra l'arbusto e una corona del Rosario tra le mani, segno di quel messaggio di preghiera che avrebbe presto fatto il giro del mondo.
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Durante l’apparizione del 13 luglio, la Vergine rivelรฒ ai tre veggenti un segreto diviso in tre parti, da svelare solo a tempo debito. In quell'occasione, Maria preannunciรฒ a Francesco e Giacinta la loro prematura dipartita, spiegando che Lucia sarebbe rimasta piรน a lungo nel mondo per diffondere il Suo messaggio.
Questi incontri celestiali trasformarono profondamente i due fratelli: la loro spensieratezza lasciรฒ il posto a una maturitร  spirituale straordinaria, rendendoli come "immersi nel soprannaturale". Accogliendo l'appello della Madonna, il loro unico desiderio divenne la preghiera incessante e l'offerta di sacrifici per la conversione dei peccatori.
Per amore di Dio e delle anime, i due bambini giunsero a privarsi volontariamente di cibo e acqua. Giacinta, spinta da un ardore mistico, arrivรฒ persino a stringersi una corda intorno alla vita, offrendo la propria sofferenza fisica come atto di riparazione e intercessione.
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Il 13 ottobre 1917, durante l'ultima apparizione, la Vergine si presentรฒ come la “Madonna del Rosario”, raccomandando con forza la recita incessante di questa preghiera. Tuttavia, la straordinaria esperienza mistica dei tre fanciulli non fu priva di croci: attirรฒ su di loro e sulle loro famiglie l'ostilitร  delle autoritร  locali, allora permeate da un forte spirito anticlericale.
In particolare, il podestร  di Ourรฉm cercรฒ in ogni modo di piegare la loro volontร , nel tentativo di far ammettere ai bambini che le apparizioni fossero un'invenzione e di estorcere loro il contenuto del Segreto. Con uno stratagemma, li sottrasse alle famiglie e li segregรฒ. La piccola Giacinta subรฌ persino la terribile minaccia di essere "fritta in una caldaia d’olio bollente", ma la sua fede restรฒ incrollabile.
Condotti nel carcere municipale, i piccoli pastorelli diedero una prova luminosa di santitร : invece di cedere alla paura o alle persuasioni dei detenuti, trasformarono la cella in un luogo di preghiera. Esortarono i compagni di prigionia a recitare con loro il Santo Rosario, riuscendo, con la forza della loro innocenza, a toccare i cuori e a favorire conversioni insperate.
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Il legame con il soprannaturale non si spezzรฒ dopo l'ottobre del 1917: Francesco e Giacinta continuarono a ricevere visite "private" della Vergine, specialmente nei loro letti di dolore. Circa diciotto mesi dopo l'ultima apparizione pubblica, infatti, entrambi furono colpiti dalla terribile epidemia di influenza "Spagnola". Consapevoli che la malattia era il ponte verso il Cielo promesso dalla Madonna, attesero l'incontro con Dio intensificando la preghiera e confortati dalle apparizioni personali della Madre di Dio. Francesco fu il primo a partire: si spense serenamente il 4 aprile 1919, all'etร  di soli dieci anni. Giacinta, fino ad allora robusta, affrontรฒ invece un lungo calvario. Offrรฌ ogni atroce sofferenza per la conversione dei peccatori, affrontando prima il ricovero a Vila Nova de Ourรฉm e poi il trasferimento a Lisbona, nel gennaio 1920.
Lontana dalla famiglia e provata da una pleurite purulenta, la piccola si immolรฒ con coraggio eroico. Il 2 febbraio subรฌ un doloroso intervento chirurgico con la sola anestesia locale; sopportรฒ tutto senza un lamento, sorretta dalla promessa di Maria che, quattro giorni prima della fine, le apparve togliendole ogni dolore fisico. Il 20 febbraio 1920, dopo aver predetto che non avrebbe fatto in tempo a ricevere la Comunione l'indomani, Giacinta spirรฒ alle 22,30, volando finalmente tra le braccia della "Mamma del Cielo".
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Il corpo di Giacinta, santificato da anni di mortificazioni e dal martirio della malattia, fu vestito di bianco e azzurro, i colori della Vergine. Inizialmente sepolta a Vila Nova de Ourรฉm, le sue spoglie furono traslate a Fatima il 12 settembre 1935. In quell'occasione, all'apertura della bara, il volto della piccola pastorella apparve miracolosamente incorrotto.
Il cammino verso la gloria degli altari ha visto due tappe fondamentali:
Il 13 maggio 2000, San Giovanni Paolo II li ha proclamati Beati.
Il 13 maggio 2017, in occasione del centenario delle apparizioni, Papa Francesco li ha iscritti nel catalogo dei Santi.
Oggi i corpi di Francesco e Giacinta riposano l'uno accanto all'altra nel Santuario di Fatima, presso la Cova da Iria, luogo dove tutto ebbe inizio. La loro memoria liturgica, celebrata il 20 febbraio, ricorda al mondo che la grandezza del Regno dei Cieli appartiene a chi, come loro, ha saputo farsi dono.
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Roberto Moggi 
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