San Pier Damiani

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Oggi - ๐Ÿ๐Ÿ ๐Ÿ๐ž๐›๐›๐ซ๐š๐ข๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - sabato dopo le Ceneri, la Chiesa consente la commemorazione (celebrata come memoria facoltativa quando non cade di Quaresima) di ๐’๐š๐ง ๐๐ข๐ž๐ซ ๐ƒ๐š๐ฆ๐ข๐š๐ง๐ข, ๐ฏ๐ž๐ฌ๐œ๐จ๐ฏ๐จ ๐ž ๐๐จ๐ญ๐ญ๐จ๐ซ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š.
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Pier Damiani (noto anche come “Pier di Damiano” o “Pietro Damiani”) nacque nel 1007 a Ravenna (oggi capoluogo di provincia nella regione Emilia-Romagna). All’epoca la cittร  era una Signoria governata dal locale arcivescovo con l’appoggio dell’aristocrazia locale, in forza di antichi privilegi che riconoscevano alla Chiesa ravennate l'autocefalia, ovvero una forma d’indipendenza amministrativa da Roma. Un privilegio che - sebbene in quel periodo fosse in declino rispetto al periodo bizantino - era molto sentito a livello politico locale.
Battezzato come Pietro e chiamato familiarmente Pier, era l’ultimo di una famiglia numerosa, forse di nobili origini ma ormai decaduta e in miseria. Il casato della sua famiglia d'origine non รจ storicamente accertato, poichรฉ all'epoca il sistema dei cognomi moderni non era ancora consolidato. Si narra che, appena nato, la madre disperata lo avesse abbandonato, per poi ravvedersi quasi subito e riprenderlo con sรฉ. Rimasto presto orfano, ebbe la grazia di essere aiutato dai fratelli maggiori: la sorella Roselinda (o Rosalinda) gli fece da madre, mentre il fratello Damiano - spesso indicato come arciprete - lo adottรฒ legalmente, si prese cura di lui e ne curรฒ l'istruzione, dopo un periodo di abbandono e stenti. Proprio per gratitudine verso quest'ultimo, Pietro aggiunse al proprio nome l'appellativo "Damiani" o "di Damiano".
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Grazie al sostegno dei fratelli, Pietro ricevette una solida formazione culturale e religiosa, studiando le arti liberali prima a Faenza e poi a Parma, entrambe cittร  non lontane dalla sua. In quest’ultimo centro, verso il 1032, conclusi gli studi, iniziรฒ con successo la carriera di insegnante. Accanto a una profonda competenza nel diritto, aveva acquisito una raffinata padronanza della cosiddetta “Ars Scribendi” ("Arte dello scrivere" o "Arte della scrittura") e, grazie alla conoscenza dei classici, divenne uno dei migliori latinisti e dei piรน insigni scrittori del Medioevo.
La sua capacitร  di unire il rigore del diritto alla bellezza della forma lo rese un autore unico. Nonostante la giovane etร , si distinse in generi letterari eterogenei: dall’epistolario ai sermoni, dalle agiografie ai carmi poetici. La sua sensibilitร  lo portava a una contemplazione poetica del creato, che concepiva come un’immensa distesa di simboli attraverso cui interpretare la vita interiore e la realtร  soprannaturale, la cosiddetta “Manuductio” verso Dio (letteralmente "il condurre per mano", da “manus”, mano, e “ducere”, condurre).
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Intorno al 1034, la contemplazione dell’Assoluto spinse Pietro a distaccarsi progressivamente dalle vanitร  del mondo per ritirarsi sull'Appennino Umbro-marchigiano, nell’isolato eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, a circa 700 metri d’altezza sulle pendici del monte Catria (oggi monastero sito nel territorio del comune di Serra Sant’Abbondio, in provincia di Pesaro e Urbino, regione Marche). Il monastero, retto dai monaci della congregazione fondata da San Romualdo, era giร  celebre per l'austeritร  e la purezza dottrinale.
Entratovi inizialmente come ospite, Pietro abbracciรฒ presto la vita monastica e, per edificazione dei confratelli, scrisse la biografia dello stesso Romualdo, di cui s’impegnรฒ ad approfondire la spiritualitร . Pier Damiani era profondamente affascinato dal Mistero della Croce, tanto da definirsi "Petrus peccator monachus, Crucis Christi servorum famulus" (Pietro monaco peccatore, servitore dei servi della Croce di Cristo). Nelle sue orazioni, egli esaltava la Croce come un mistero di dimensioni cosmiche, vertice della storia della salvezza e supremo atto d’amore di Dio verso l’umanitร .
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Per organizzare la vita a Fonte Avellana, Pietro redasse la "Regula vitae eremiticae" (Regola di vita eremitica), che non era solo un elenco di divieti, ma un percorso teologico, in cui codificรฒ il rigore dell'eremo. Secondo questa norma, nel silenzio del chiostro, il monaco รจ chiamato a una vita di preghiera incessante, scandita da austeri digiuni, caritร  fraterna e un'obbedienza pronta al priore. Attraverso la meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, egli scopriva i significati mistici della Parola di Dio, arrivando a definire la cella come il «parlatorio dove Dio conversa con gli uomini».
La definizione della cella come "parlatorium" (parlatorio) รจ uno dei punti piรน alti della sua spiritualitร  ed รจ stata citata spesso anche dai Papi (come Benedetto XVI). Per Pier Damiani, la vita eremitica rappresentava il vertice dell'esistenza cristiana: l'anima, libera dai legami del mondo, riceveva la "caparra dello Spirito Santo" unendosi allo Sposo Celeste. Questo insegnamento resta prezioso anche per i laici: saper fare silenzio interiore per ascoltare la voce di Dio รจ, ancora oggi, il cuore della vita di fede.
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Oltre che uomo di preghiera, Pier Damiani fu un fine teologo. La sua riflessione dottrinale approdรฒ a conclusioni fondamentali: espose con vigore la Dottrina Trinitaria, utilizzando i concetti di “Processio”, “Relatio” e “Persona” (Processione, Relazione e Persona) per definire i rapporti tra le Tre Persone Divine, mostrandosi come un ponte tra la Patristica e la Scolastica.
Egli poneva Cristo al centro della vita di ogni battezzato, sostenendo che l'unione con il Signore crea un'indissolubile unitร  d'amore tra i fedeli. In una sua celebre lettera, sviluppรฒ una profonda teologia della “Chiesa come comunione” (concetto tratto dal suo celebre opuscolo “Liber Gratissimus” o dalla lettera “Dominus vobiscum”), spiegando che ogni cristiano porta in sรฉ l'intera Chiesa. Tuttavia, consapevole dello scarto tra l'ideale della "Santa Chiesa" e la realtร  del tempo, non esitรฒ a denunciare la corruzione del clero e dei monasteri. Contrastรฒ con fermezza la piaga delle investiture laiche, criticando quei vescovi e abati che agivano come governatori temporali piuttosto che come pastori d'anime, conducendo spesso vite moralmente scandalose.
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Nel 1057, proprio per sostenere l'opera di rinnovamento della Chiesa, Pietro dovette abbandonare con immenso dolore il silenzio del monastero. Papa Stefano IX lo nominรฒ cardinale e vescovo di Ostia, chiamandolo a collaborare direttamente con la Sede Apostolica. Rinunciando alla dolcezza della contemplazione, intraprese con coraggio numerosi viaggi e missioni diplomatiche. Solo nel 1067 ottenne il permesso di rinunciare agli uffici episcopali per tornare a Fonte Avellana.
Ma la sospirata quiete durรฒ poco. Due anni dopo fu inviato a Francoforte, nei territori germanici del Sacro Romano Impero (oggi in Germania), per impedire il divorzio dell'imperatore Enrico IV, missione che portรฒ a termine con successo. Nel 1071 presenziรฒ alla consacrazione dell'abbazia di Montecassino, nella parte meridionale del Lazio, e, agli inizi del 1072, fu inviato a Ravenna come legato pontificio per ristabilire la pace con l'arcivescovo locale, riportando la cittร  all'obbedienza romana.
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Durante il viaggio di ritorno verso l'eremo, ormai anziano e spossato, Pietro fu colto da un improvviso malore che lo costrinse a fermarsi a Faenza. Ospite del monastero di Santa Maria “foris portam” (fuori porta), si spense nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1072. Le sue spoglie, inizialmente sepolte in loco, riposano oggi nella Cattedrale di Faenza.
Venerato come Santo sin dal momento del transito, la sua fama fu alimentata anche dai grandi della letteratura: Dante Alighieri lo immortalรฒ nel XXI canto del Paradiso, e lo stesso fecero Petrarca e Boccaccio. Il suo culto, inizialmente locale, fu esteso alla Chiesa universale nel 1625 da Urbano VIII. Infine, nel 1828, papa Leone XII lo proclamรฒ Dottore della Chiesa, riconoscendo l'immenso valore dei suoi scritti teologici e ascetici, che ne fanno uno degli autori piรน autorevoli dell'XI secolo.
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Roberto Moggi 
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