San Girolamo Emiliani

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Oggi - ๐Ÿ– ๐Ÿ๐ž๐›๐›๐ซ๐š๐ข๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - V domenica del tempo ordinario, la Chiesa ricorda ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐ซ๐จ๐ฅ๐š๐ฆ๐จ ๐„๐ฆ๐ข๐ฅ๐ข๐š๐ง๐ข, ๐ซ๐ž๐ฅ๐ข๐ ๐ข๐จ๐ฌ๐จ ๐ž ๐Ÿ๐จ๐ง๐๐š๐ญ๐จ๐ซ๐ž, patrono universale degli orfani e della gioventรน abbandonata.
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Gerolamo (Girolamo) - questa l’esatta forma del suo nome di battesimo - nacque nel 1486 a Venezia, capitale dell’allora omonima Repubblica, quarto figlio della nobile famiglia Emiliani (detta anche Miani). La sua giovinezza fu segnata precocemente dal dolore per il suicidio del padre, avvenuto quando aveva solo dieci anni. Attratto dal prestigio della carriera militare, come molti giovani patrizi del suo tempo, si arruolรฒ nel 1509 nell’esercito della “Serenissima”. In breve tempo si distinse per capacitร  e valore, ottenendo il comando della fortezza di Castelnuovo di Quero, baluardo difensivo sul fiume Piave nei pressi di Belluno (Friuli), contro le truppe asburgiche del Sacro Romano Impero Germanico.
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Il 27 agosto 1511, la roccaforte fu sottoposta a un pesantissimo attacco nemico, nel pieno della guerra detta “della Lega di Cambrai” (coalizione militare formata dalle principali potenze europee: Francia, Papato, Sacro Romano Impero e Spagna, unite contro la Repubblica di Venezia per sottrarle i territori di terraferma). Infatti, poichรฉ il castello di Quero si trovava in una posizione strategica sul confine tra i domini veneziani e quelli imperiali, fu uno dei primi obiettivi degli Asburgo nella loro discesa verso la pianura veneta. Le truppe avverse che avanzavano dal Cadore e dal Trentino verso il trevigiano, erano i soldati dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo (sul trono dal 1493 al 1519), composti in gran parte da fanteria specializzata, tra cui i celebri e temuti Lanzichenecchi. Nonostante la strenua resistenza, nella quale Girolamo si distinse per coraggio e capacitร  di comando, alla fine la fortezza capitolรฒ sotto l’attacco nemico. Girolamo fu fatto prigioniero e rinchiuso in un oscuro sotterraneo del medesimo maniero, incatenato con ceppi a mani e piedi e una pesante palla di marmo legata con catena al collo. Fu proprio in quell'abisso di solitudine e sofferenza che avvenne la sua prima vera conversione. Spogliato dell'onore militare, Girolamo riscoprรฌ la preghiera e si affidรฒ alla “Madonna Grande” di Treviso, tanto cara ai veneziani, promettendo un radicale cambiamento di vita in cambio della libertร .
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Il 27 settembre 1511, dopo un mese di durissima carcerazione, durante la quale ebbe a temere piรน volte per la su stessa vita, Girolamo si ritrovรฒ prodigiosamente libero. Di questo straordinario avvenimento non s’รจ mai saputo nulla di preciso e l'unica cosa certa รจ che Girolamo attribuรฌ sempre la sua liberazione all'intervento speciale e personale della Santissima Vergine. Anche la tradizione narra di un intervento soprannaturale della Madonna che gli consegnรฒ le chiavi delle catene. Come primo atto di gratitudine, egli raggiunse Treviso, nel territorio veneto della Repubblica, e depose i suoi ceppi sull'altare della chiesa di Santa Maria Maggiore, dove ancora oggi sono conservati come ex voto. Sebbene fosse tornato brevemente al comando di Quero nel 1516, il suo cuore apparteneva ormai a un altro Signore.
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Sotto la guida di San Gaetano da Thiene (1480-1547), fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini, e del cardinale Gian Pietro Carafa (1476-1559), futuro Papa Paolo IV, Girolamo iniziรฒ a operare tra i poveri e gli ammalati di Venezia. Durante la peste del 1528, si dedicรฒ totalmente al soccorso dei contagiati, che egli chiamava "Cristi abbandonati", con ardimento e fede, finendo egli stesso per ammalarsi e guarire miracolosamente. Nel 1531 lasciรฒ definitivamente le vesti patrizie per indossare un umile saio, logoro e consunto, dichiarando di voler servire un “superiore” ben piรน grande della Repubblica: il Regno dei Cieli. La sua attenzione si rivolse in particolare agli orfani e alle donne desiderose di riscattarsi da una vita di strada.
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La sua esperienza spirituale coincise e maturรฒ all'interno della “Riforma Cattolica” o “Controriforma”, movimento di rinnovamento della Chiesa iniziato ancor prima del comparire del Protestantesimo, con massima diffusione dopo il Concilio di Trento (1545-1563), finalizzato ad eliminare abusi e vizi di alcuni membri della Chiesa in nome della fedeltร  ai principi evangelici. Alla luce di ciรฒ, divenne per lui ancor piรน sentita la preoccupazione della "riforma personale", attraverso cui correggere nella propria persona e con il proprio impegno i mali lamentati nella Chiesa e reagire al disimpegno religioso e morale. Quando suo fratello Luca morรฌ prematuramente, lasciando orfani i suoi tre nipoti, Girolamo se ne fece carico, avendo cosรฌ la grande intuizione della propria vita: costituire un’associazione che si occupasse espressamente dei giovani rimasti senza famiglia, incaricandosi anche della loro istruzione.
Nel 1533, a Bergamo in Lombardia, allora territorio veneziano, fondรฒ la “Compagnia dei Servi dei Poveri”, un sodalizio dedicato all'educazione e all'accoglienza dei giovani rimasti soli. Girolamo intuรฌ che non bastava sfamare gli orfani, ma occorreva dar loro dignitร  attraverso il lavoro e l'istruzione, secondo il binomio di preghiera e operositร . L’ordine, che prese poi il nome di “Chierici Regolari di Somasca”, si diffuse rapidamente sotto la protezione di Maria, venerata come Mater Orphanorum (Madre degli orfani).
Il nome di “Somasca” deriva dalla piccola localitร  omonima (oggi frazione di Vercurago, in provincia di Lecco, regione Lombardia), il luogo scelto da San Girolamo Emiliani per stabilire il centro della sua opera. Qui, infatti, Girolamo ricevette in dono un castello diroccato, dove fondรฒ la prima casa della sua comunitร  per orfani e poveri. Il legame con questo borgo divenne cosรฌ forte che l'ordine fu presto identificato con esso.
Girolamo concluse la sua corsa terrena proprio a Somasca, all'alba dell’8 febbraio 1537. Coerente fino all'ultimo con la sua missione, morรฌ dopo aver contratto nuovamente la peste mentre assisteva i malati della Valle di San Martino. Fu il suo ultimo, supremo atto d'amore.
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Roberto Moggi 
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