๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐’๐๐๐๐๐: ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐
Oggi - ๐๐ ๐๐๐๐๐ซ๐๐ข๐จ ๐๐๐๐- venerdรฌ della I settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐๐๐ง ๐๐๐๐ซ๐ข๐๐ฅ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ’๐๐๐๐จ๐ฅ๐จ๐ซ๐๐ญ๐, ๐ซ๐๐ฅ๐ข๐ ๐ข๐จ๐ฌ๐จ.
๐๐๐ฅ ๐ฌ๐๐ ๐ง๐จ ๐๐ข ๐
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Francesco, questo il suo nome di battesimo, nacque il 1° marzo 1838 ad Assisi, nell’allora Delegazione Apostolica di Perugia appartenente allo Stato Pontificio (oggi in provincia di Perugia, regione Umbria). Il padre era il nobile ternano Sante Possenti, governatore pontificio della cittร , e la mamma la nobildonna Agnese Frisciotti. Undicesimo di tredici figli, fu battezzato lo stesso giorno del parto nella cattedrale cittadina di San Rufino, allo stesso fonte battesimale in cui erano stati iniziati alla vita cristiana San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, ricevendo il suo nome in onore del primo.
๐๐ฅ “๐๐๐ฅ๐ฅ๐๐ซ๐ข๐ง๐จ" ๐๐ข ๐๐ฉ๐จ๐ฅ๐๐ญ๐จ: ๐ฅ๐ฎ๐๐ข ๐ ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฆ๐๐ฌ๐ฌ๐ ๐๐ข ๐ฎ๐ง ๐ ๐ข๐จ๐ฏ๐๐ง๐ ๐๐ซ๐ข๐ฅ๐ฅ๐๐ง๐ญ๐
Nel 1841, il padre fu nominato assessore al tribunale pontificio di Spoleto (Perugia), trasferendosi in quella cittร con tutta la famiglia. Qui Francesco, chiamato affettuosamente “Checchino” dalla parentela e dagli amici, visse la sua infanzia, segnata, il successivo anno 1842, quando lui aveva solo quattro anni, dalla morte prematura della cara mamma. Nel 1851, a tredici anni, cominciรฒ a frequentare il locale liceo del collegio dei Padri Gesuiti. Intelligente, esuberante, vivace e amante dello studio, riusciva ottimamente soprattutto nelle materie letterarie, tanto da vincere numerosi premi scolastici. Componeva poesie, anche in latino, e le recite scolastiche lo vedevano sempre protagonista. Elegante e spigliato, attraeva per la sua contagiosa allegria. Gli piaceva seguire la moda, vestendo sempre “a puntino”. Voleva primeggiare in tutto e “la bella vita” non gli dispiaceva affatto. Organizzava battute di caccia, partecipava a passeggiate e scampagnate, andava volentieri a teatro col padre e le sorelle e ancor piรน a ballare, tanto da essere conosciuto in cittร come “Il ballerino”. Ancora ragazzo rischiรฒ la vita ben due volte, una in un incidente venatorio e un’altra a causa di una grave laringite e affezione polmonare che lo colpรฌ nel 1851. In quest’ultima circostanza, gravissimo, promise a Dio di consacrarsi e diventare religioso tra i Gesuiti, i suoi educatori, se fosse guarito. Tuttavia, una volta ristabilitosi in salute, dimenticรฒ l’impegno preso, continuando ad animare le serate nei salotti di Spoleto e a leggere molti dei popolari romanzi d'appendice dell'epoca, “sprizzando vita da tutti i pori”. Niente di strano, dunque, se qualche ragazza di buona famiglia s’invaghiva di lui. Nelle sale da ballo e nei salotti, con la sua parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, colpiva e attraeva. Checchino era un bel ragazzo e ne era consapevole.
๐๐ฅ ๐ฉ๐๐ฌ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ'๐๐ฌ๐ฌ๐๐ง๐ณ๐: ๐ข๐ฅ ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฏ๐๐ ๐ฅ๐ข๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ'๐๐ง๐ข๐ฆ๐ ๐ญ๐ซ๐ ๐ข ๐ฅ๐ฎ๐ญ๐ญ๐ข
Nonostante tutto ciรฒ, sul suo futuro sembrava piuttosto indeciso e preoccupato, presagio forse di una vocazione religiosa ancora assopita. In effetti, nel profondo del suo cuore cosรฌ pieno d’affetto, si sentiva inappagato, mentre cresceva l’amore per Gesรน, che si palesava nel suo animo buono, generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri e appassionato alla preghiera, mentre sempre piรน frequentemente si affacciava alla sua mente l’ancor nebulosa idea di farsi frate “in un convento”. Suo padre Sante, perรฒ, inizialmente non era affatto d'accordo e cercรฒ di distoglierlo proponendogli un matrimonio vantaggioso o una onorata carriera amministrativa. Nonostante ciรฒ, ruppe gli indugi quando dovette fare i conti con l’imponderabilitร della fragile esistenza umana, che lo portรฒ alla maturazione attraverso ripetuti lutti familiari che lo colpirono duramente, con la morte di due sorelle e l’arrivo di alcune altre brutte malattie, che gli fecero apparire le gioie umane brevi e inconsistenti. Fatale al suo precario equilibrio, tanto da spingerlo sempre piรน verso la vita spirituale, fu l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, che si era presa cura di lui dopo la morte della madre, il 17 giugno 1855. Seguรฌ un anno particolarmente confuso e tribolato, trascorso senza che riuscisse a fare una scelta di vita definitiva, anche se le cose non erano piรน quelle di prima e vedeva il mondo in modo sempre piรน inconsistente. Francesco sussultรฒ e finรฌ quasi per smarrire il senno. Gli apparve chiara la necessitร di un attento discernimento sulla propria esistenza, mentre riaffiorava con urgenza il desiderio di una consacrazione totale nella vita religiosa.
๐'๐ข๐ง๐๐จ๐ง๐ญ๐ซ๐จ ๐๐๐ ๐ฅ๐ข ๐ฌ๐ ๐ฎ๐๐ซ๐๐ข: ๐ฅ๐ ๐ฏ๐จ๐๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐ซ๐ ๐ข๐ง๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ ๐ซ๐๐ง ๐ซ๐ข๐๐ข๐ฎ๐ญ๐จ
A farlo decidere, pensรฒ personalmente la Madonna il 22 agosto 1856, a Spoleto, durante la consueta processione annuale della “Sacra Icona” mariana (la celebre icona bizantina donata nel 1185 dall’imperatore Federico Barbarossa alla cittร di Spoleto), che, uscendo dal duomo, percorreva le vie cittadine in processione, tra due ali di folla. Il giovane Francesco, in ginocchio tra la gente, “avvertรฌ” che l’immagine della Madonna si era “animata”, con gli occhi che erano divenuti “due lame scintillanti”, mentre una voce gli risuonava chiarissima nel cuore: “Francesco, il mondo non รจ piรน per te, che fai tu nel mondo? Su, presto, entra in religione!”. Questo episodio prodigioso, noto nella sua agiografia come “Locuzione Mariana”, fu il colpo decisivo che mise fine a tutti i suoi tentennamenti e questa volta non ebbe dubbi. Una volta presa l’irrevocabile decisione, nessuno riuscรฌ a trattenerlo e fu anche in grado di superare la forte ostilitร del padre, vincendone tutti gli argomenti ostativi e persuadendolo della natura genuina della sua vocazione. Cosรฌ, il 6 settembre 1856, partรฌ da Spoleto e si recรฒ al convento della Congregazione dei Passionisti di Morrovalle, nella cosiddetta Marca, anch’essa parte dello Stato Pontificio (oggi in provincia di Macerata, regione Marche), dove iniziรฒ il noviziato. Per arrivarci, dovette "fuggire" quasi in segreto per evitare ulteriori pressioni mondane, accompagnato inizialmente dal fratello.
๐๐ฅ ๐ง๐ฎ๐จ๐ฏ๐จ ๐ง๐จ๐ฆ๐: ๐ฅ'๐๐ฆ๐จ๐ซ๐ ๐๐ซ๐จ๐๐ข๐๐ข๐ฌ๐ฌ๐จ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐จ๐ซ๐ซ๐ข๐ฌ๐จ ๐ซ๐ข๐ญ๐ซ๐จ๐ฏ๐๐ญ๐จ
Da quell’istante fu tutta una volata verso la Santitร . Proprio lui, il ballerino elegante e raffinato, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, aveva scelto di entrare nell’austera vita dei Padri Passionisti, fondati nel 1720 dal presbitero San Paolo della Croce (1694-1775) e approvati definitivamente nel 1769. Una congregazione religiosa “di voti semplici”, il cui nome completo รจ “Congregazione della Passione di Gesรน Cristo” e i cui membri sono detti appunto “Passionisti”, col carisma di annunciare, attraverso vita contemplativa e apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo. Quando aveva circa diciotto anni, dunque, Francesco voltรฒ pagina e affrontรฒ una nuova vita. Come previsto dalla regola della Congregazione, affinchรฉ sia chiaro al novizio che il suo passato non esiste piรน, cambiรฒ anche nome: da quel momento in poi si chiamรฒ “Gabriele dell’Addolorata”, coniugando il nome dell’Arcangelo Gabriele e quello della Santissima Vergine Maria Addolorata, che rifletteva la sua vocazione mariana, radicata in lui fin dall'infanzia. La sua nuova vita fu radicale fin dall’inizio, da innamorato, per sempre. Aveva trovato finalmente la pace e la felicitร . Non gli facevano certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perchรฉ Dio gli riempiva il cuore di gioia. Lo scrisse subito al papร , comunicandogli che “la sua vita era ora una continua gioia” e “la contentezza che provava quasi indicibile”, specificando che “non avrebbe cambiato un solo quarto d’ora di quel modo di vivere”. Il 22 settembre 1857, al termine del noviziato, emise la professione religiosa e pronunciรฒ il voto specifico dei Passionisti, la diffusione della devozione a Gesรน Crocifisso e alla Sua Passione. Non pago, in ossequio al suo precoce amore mariano, in seguito emise anche il voto di diffondere la devozione alla Vergine Addolorata. I suoi scritti, soprattutto l’epistolario e le pagine di spiritualitร , riflettono questa sua stretta relazione con il Signore e la Vergine Maria. In particolare, nelle “Risoluzioni”, mutuate da San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), noto per la sua predicazione sulla Passione e la Via Crucis, descrive in dettaglio la via che seguรฌ per raggiungere tale unitร con la Passione di Cristo e i dolori di Maria, conseguendo cosรฌ la perfezione secondo la Regola Passionista.
๐๐จ๐ญ๐ญ๐จ ๐ฅ'๐จ๐ฆ๐๐ซ๐ ๐๐๐ฅ ๐๐ซ๐๐ง ๐๐๐ฌ๐ฌ๐จ: ๐ข๐ฅ ๐ญ๐ซ๐๐ฆ๐จ๐ง๐ญ๐จ ๐๐๐ฅ ๐ฌ๐จ๐ฅ๐ ๐ ๐ฅ'๐๐ฅ๐๐ ๐๐๐ฅ ๐๐ข๐๐ฅ๐จ
Il 10 luglio 1859, allo scopo di farlo preparare al sacerdozio con lo studio della teologia, fu trasferito nell’isolato piccolo convento di Isola del Gran Sasso, comune ai piedi dell’omonimo massiccio montuoso, il piรน alto degli Appennini, situato nella parte centrale dell’Abruzzo, provincia dell’allora Regno delle Due Sicilie (oggi in provincia di Teramo, regione Abruzzo). Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia, che ora comprendeva i territori dello Stato Pontificio e del Regno di Napoli, entrambi annessi. Alla fine del medesimo anno, si ammalรฒ di tubercolosi polmonare, ma si sforzรฒ sempre di seguire in tutto la vita regolare comunitaria compatibilmente con la malattia. Nonostante l’aria salubre del posto, ogni cura fu vana. Non riuscรฌ a diventare sacerdote a causa della sua precaria salute, ma anche perchรฉ sopravvennero difficoltร politiche, legate alle leggi anticlericali del nuovo governo. Infatti, a causa dei disordini politici, le ordinazioni erano state sospese e i religiosi rischiavano l'espulsione dai conventi. Trascorse sei anni nella Congregazione Passionista, dal 1856 al 1862, passandone gli ultimi due e mezzo sempre chiuso a nel “Conventino”, cosรฌ veniva chiamato, tra ascensioni spirituali e lavorio interiore le cui profonditร sono note unicamente a Dio. Solo qualche sortita all’aria aperta tanto per illudere i polmoni giร minati dalla tubercolosi, il male sottile che presto lo avrebbe condotto alla tomba. Frutto delle sue riflessioni e dei doni spirituali da cui veniva arricchito da Dio, sono gli ultimi scritti epistolari ed in particolare il suo originale “Simbolo Mariano”, una sorta di professione di fede in Maria, dove lui applica a Lei le veritร del Credo (ad esempio: "Credo che Maria sia la Madre di tutti i viventi"), una sorta di piccola sintesi teologico-spirituale della sua imitazione mariana. Mantenne fino alla fine la sua abituale serenitร d’animo, al punto che gli altri confratelli erano desiderosi di passare del tempo al suo capezzale, oltre che per i normali doveri di assistenza, per il piacere che ne ricavavano.
๐’๐ฎ๐ฅ๐ญ๐ข๐ฆ๐จ ๐ฌ๐จ๐ซ๐ซ๐ข๐ฌ๐จ: ๐ข๐ฅ ๐ฏ๐จ๐ฅ๐จ ๐ฏ๐๐ซ๐ฌ๐จ ๐ฅ’๐๐ญ๐๐ซ๐ง๐จ ๐๐๐๐ซ๐๐๐๐ข๐จ ๐๐ข ๐๐๐ซ๐ข๐
Gabriele si rese presto conto che non c’era piรน niente da fare. Il cammino della sua vita era giร finito. Tuttavia non si sconvolse, perchรฉ per lui contava solo la volontร di Dio. La mattina del 27 febbraio 1862, al sorgere del sole, Gabriele, ormai pronto a presentarsi al cospetto del buon Dio, con il volto estatico e gli occhi sfavillanti che trafiggevano un punto fisso sulla parete sinistra della sua cella, sorrideva alla Madonna che era venuta a incontrarlo. Dal suo letto di sofferenza salutรฒ tutti i confratelli riuniti al suo capezzale, promise di ricordarli tutti in paradiso, chiese perdono e preghiere e poi finalmente e santamente morรฌ, confortato dalla visione della Madonna che invocรฒ per l’ultima volta, chiedendole “di far presto”, mentre stringeva al petto una Sua immagine nel titolo di Addolorata. Aveva solo ventiquattro anni, ma aveva giร varcato la soglia della vita senza principio nรฉ fine. Fu seppellito nello stesso “Conventino” e la sua fu subito da tutti ritenuta la morte di un santo. Ciascuno ricordava di lui i brevi giorni terreni, all’apparenza cosรฌ comuni, la semplice vita d’ogni giorno, quel “quotidiano” che fu il suo pane e quella semplicitร che fu il suo eroismo. Ragguardevoli erano le piccole fragili cose di ogni giorno che diventavano grandi per lo spirito con cui le compiva. Tutti ricordavano la sua vita trascorsa all’ombra del Crocifisso e della statua di Maria Addolorata, che fu la ragione della sua vita. Le tappe della sua santitร senza gesta clamorose, invero, furono contrassegnate proprio da una vita semplice nell’eroicitร nel quotidiano e dalla struggente devozione alla Vergine Addolorata. Volle strappare dal cuore ogni minuzia che non palpitasse esclusivamente per il Signore.
๐๐ฅ๐ญ๐ซ๐ ๐ข๐ฅ ๐ญ๐๐ฆ๐ฉ๐จ: ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐ฎ๐๐ซ๐ข๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ ๐ข๐จ๐ข๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐๐๐ญ๐ซ๐จ๐ง๐จ ๐๐๐ข ๐๐ข๐จ๐ฏ๐๐ง๐ข
Nel 1866, la comunitร Passionista di Isola fu costretta ad abbandonare il “Conventino” in forza delle leggi di soppressione degli enti religiosi del nuovo Stato unitario. La sua tomba sembrรฒ conseguentemente dover essere abbandonata per sempre, ma, per grazia di Dio, non fu cosรฌ. Nel 1892, difatti, a trent’anni dalla sua morte, sulla sua sepoltura accaddero i primi strepitosi prodigi. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procedette alla riesumazione della salma sotto stretta sorveglianza del popolo, giร ferventemente devoto del piccolo Passionista, che non voleva sentir parlare di trasferimento delle sue ossa. In quella stessa giornata si parlรฒ di almeno “sette prodigi di rilievo”. Cosรฌ Gabriele restรฒ definitivamente in Abruzzo e cominciรฒ una catena ininterrotta di prodigi, operati per sua intercessione. Fu dichiarato Beato dal papa San Pio X il 31 maggio 1908 e, nello stesso anno, fu innalzata in suo onore la prima chiesa-santuario a Isola del Gran Sasso. Il 13 maggio 1920 il pontefice Benedetto XV lo proclamรฒ santo. Nel 1926, Papa Pio XI lo dichiarรฒ compatrono della Gioventรน Cattolica Italiana e, nel 1959, il pontefice San Giovanni XXIII lo proclamรฒ patrono principale d’Abruzzo. Nel 1970, a fianco di quello antico, fu iniziato il nuovo santuario in cemento armato, vetro e acciaio, che pure porta il suo nome, capace di accogliere circa 6.000 pellegrini, completato e solennemente consacrato nel 1974. I resti mortali di San Gabriele, dal 1914, sono posti in un'urna di cristallo che contiene una statua di cera le cui fattezze richiamano quelle del santo nella postura denominata "del riposo del giusto", disteso ma sveglio e orante. L'urna, anticamente posta in una cappella circolare all'interno del vecchio santuario, รจ stata successivamente trasferita nella cripta del nuovo santuario intitolata a San Gabriele (dove riposano i resti), solennemente inaugurata da papa San Giovanni Paolo II durante la sua storica visita del 30 giugno 1985. Invocano la sua protezione gli studenti, i seminaristi, i novizi ed รจ particolarmente ricordato e venerato dagli emigrati abruzzesi sparsi in ogni parte del mondo.
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Roberto Moggi
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