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Oggi - ๐๐ ๐๐๐๐๐ซ๐๐ข๐จ ๐๐๐๐ - giovedรฌ dopo le Ceneri, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐๐๐ง ๐๐จ๐ซ๐ซ๐๐๐จ ๐๐จ๐ง๐๐๐ฅ๐จ๐ง๐ข๐๐ซ๐ข, ๐๐ซ๐๐ฆ๐ข๐ญ๐, ๐ญ๐๐ซ๐ณ๐ข๐๐ซ๐ข๐จ ๐๐ซ๐๐ง๐๐๐ฌ๐๐๐ง๐จ ๐ ๐๐จ๐ง๐๐๐ฌ๐ฌ๐จ๐ซ๐.
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Corrado nacque nel 1290 nel borgo fortificato di Calendasco (oggi comune in provincia di Piacenza, regione Emilia-Romagna), all'interno del castello di famiglia situato strategicamente sulla riva del Po. Il maniero era allora un possedimento feudale del vescovo di Piacenza, cittร distante circa sette chilometri, fungendo da fondamentale punto di osservazione per il controllo del territorio.
La sua nascita avvenne in un momento storico di profonda trasformazione per Piacenza: proprio in quell'anno si affermava la signoria di Alberto Scotti, eletto capitano e signore della cittร , segnando il passaggio dalle istituzioni comunali a un potere personale. La famiglia di Corrado, i Confalonieri, era una delle casate piรน illustri e influenti della fazione guelfa, leali sostenitori del papato nella storica contrapposizione contro i ghibellini (favorevoli invece al potere imperiale), i Confalonieri possedevano vasti latifondi nella zona, ricevuti proprio come segno di gratitudine per la loro fedeltร alla Chiesa.
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Unitosi in matrimonio con la nobildonna piacentina Giovannina, Corrado trascorse gli anni della giovinezza immerso negli sfarzi del proprio rango e dedito ai piaceri mondani. La sua piรน grande passione era la caccia, attivitร che praticava con ardore. La tradizione narra che, in una calda giornata estiva, egli si spinse nelle boscaglie lungo le sponde del Po per una battuta venatoria, accompagnato da una nutrita schiera di amici e servitori.
Durante l'inseguimento, un capo di selvaggina cercรฒ rifugio in una macchia di vegetazione fitta e impenetrabile. Corrado, nell'impazienza di stanare la preda, ordinรฒ imprudentemente di appiccare il fuoco alla selva. Tuttavia, il vento improvviso rese le fiamme indomabili: in breve tempo si scatenรฒ un vasto incendio che distrusse boschi, raccolti e abitazioni in tutta la zona. Quella localitร , segnata dal tragico evento, รจ nota ancora oggi con il nome di "Case Bruciate".
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Sconvolto dal disastro causato dalla sua leggerezza, Corrado rientrรฒ a Piacenza nel silenzio piรน assoluto, sperando che l'accaduto restasse segreto. Il legame con i suoi compagni di caccia garantiva il silenzio, ma le proteste disperate dei contadini rimasti senza nulla spinsero le autoritร ad avviare un’inchiesta. La giustizia cercรฒ subito un colpevole e lo trovรฒ in un povero vagabondo che si aggirava nei boschi: un perfetto capro espiatorio, subito condannato a morte.
Tuttavia, il pensiero di quella vita innocente spezzata a causa sua trafisse l’anima di Corrado. Dio fece breccia nel suo cuore proprio attraverso quel rimorso insopportabile. Il giorno dell’esecuzione, mentre la folla gremiva la principale piazza piacentina, Corrado si fece avanti con coraggio: interrompendo la sentenza, scagionรฒ il poveretto e confessรฒ pubblicamente la propria responsabilitร . Grazie al suo rango nobiliare e alla natura colposa del reato, Corrado evitรฒ il patibolo, ma fu condannato a risarcire ogni singolo danno prodotto dall'incendio, subendo la confisca di gran parte dei suoi beni.
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Il risarcimento dei danni fu talmente oneroso da prosciugare non solo il patrimonio di Corrado, ma anche la dote della moglie. Eppure, tra le ceneri dell'incendio nacque una fede incrollabile: quel disastro si rivelรฒ il segno divino necessario per una conversione radicale. Ormai distaccati dalle lusinghe del mondo, Corrado e Giovannina scelsero di comune accordo di consacrarsi a Dio. Dopo aver distribuito ai poveri quanto restava dei loro beni, nel 1335 la sposa abbracciรฒ la regola di Santa Chiara entrando nel monastero di Piacenza, mentre Corrado vestรฌ l'abito di Terziario Francescano.
Egli si ritirรฒ inizialmente presso il natio borgo di Calendasco, vivendo in preghiera con una comunitร di eremiti. Tuttavia, la fama della sua santitร crebbe rapidamente, attirando folle di ammiratori e curiosi che turbavano il suo desiderio di silenzio. Spinto da un'irrefrenabile sete di solitudine e penitenza, Corrado decise di lasciare la sua terra e mettersi in cammino come pellegrino verso Roma.
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Nel suo lungo peregrinare, Corrado attraversรฒ l'Italia come eremita itinerante. Dopo aver sostato in preghiera sulle tombe degli Apostoli a Roma e aver toccato l'isola di Malta, giunse infine in Sicilia intorno al 1340. Qui, nella Valle di Noto, trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita: inizialmente prestando servizio presso un ospedale per i malati, e in seguito ritirandosi sui monti in una solitudine interrotta solo dalla preghiera e dalla penitenza.
Ogni venerdรฌ scendeva a Noto per confessarsi e meditare davanti al celebre Crocifisso della Cattedrale. In questo periodo strinse una profonda amicizia spirituale con il Beato Guglielmo Buccheri, ex scudiero reale convertitosi alla vita eremitica. Nonostante cercasse rifugio in zone sempre piรน remote per sfuggire alla crescente fama di santitร , Corrado non negรฒ mai il suo aiuto a chi soffriva. Il cielo confermรฒ la sua missione con numerosi prodigi, tra cui il celebre "miracolo dei pani": durante la terribile carestia del 1348, chiunque si rivolgesse a lui riceveva un pane caldo, spuntato miracolosamente dal nulla per sfamare i poveri nel pieno della Peste Nera.
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Corrado concluse il suo pellegrinaggio terreno il 19 febbraio 1351, all'etร di sessantuno anni, nella solitudine della sua grotta sui monti di Noto, nota come "Grotta dei Pizzoni". La tradizione narra che morรฌ in ginocchio, assorto in preghiera con lo sguardo rivolto al cielo, avvolto da una luce soprannaturale. Tale posizione fu miracolosamente mantenuta anche dopo l'ultimo respiro, sotto gli occhi commossi del suo confessore.
Inizialmente sepolto nella Chiesa di San Nicolรฒ, le sue spoglie furono in seguito traslate nella Cattedrale di Noto, dove tuttora riposano e sono oggetto di profonda venerazione. Proclamato Patrono della cittร , Corrado fu beatificato da Leone X nel 1515, sebbene il popolo lo considerasse giร santo da secoli. Fu infine Papa Urbano VIII, nel 1625, a estendere ufficialmente il suo culto come Santo dell’Ordine Francescano a tutta la Chiesa, consacrando per sempre la memoria del nobile piacentino che si fece povero per amore di Cristo.
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Roberto Moggi
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