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Oggi - ๐ ๐๐๐๐๐ซ๐๐ข๐จ ๐๐๐๐ - mercoledรฌ della IV settimana del tempo ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, ๐๐๐ง ๐๐ข๐ฎ๐ฌ๐๐ฉ๐ฉ๐ ๐๐ ๐๐๐จ๐ง๐๐ฌ๐ฌ๐, ๐ซ๐๐ฅ๐ข๐ ๐ข๐จ๐ฌ๐จ ๐ ๐ฌ๐๐๐๐ซ๐๐จ๐ญ๐.
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Eufranio, questo il suo nome di battesimo, nacque l’8 gennaio 1556 a Leonessa, negli Abruzzi, parte settentrionale dell’allora Regno di Napoli (oggi in provincia di Rieti, regione Lazio).
Nel 1568, rimasto orfano a dodici anni, la sua vocazione spirituale sbocciรฒ prepotente, nonostante i tentativi dello zio di avviarlo a una brillante carriera attraverso studi umanistici a Viterbo e Spoleto (entrambe cittร del confinante Stato della Chiesa). Cosรฌ, nel 1572, appena sedicenne, vinte le resistenze familiari, entrรฒ nel conventino dei Frati Minori Cappuccini detto delle "Carcerelle" ad Assisi, il paese di San Francesco (in provincia di Perugia, regione Umbria), dove fece il noviziato, emettendo la professione religiosa l'8 gennaio 1573 e assumendo il nome religioso di fra Giuseppe.
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Si preparรฒ al sacerdozio con un serio apprendimento della teologia, della Sacra Scrittura e della morale, sempre attento ai dettami del Concilio di Trento (dal 1545 al 1563), che si era concluso appena un decennio prima. Durante gli studi, s’interesso particolarmente alla spiritualitร del confratello San Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274), futuro dottore della Chiesa, vedendo in esso un’armoniosa sintesi tra contemplazione e apostolato, l'equilibrio perfetto tra mente e cuore.
Ordinato sacerdote ad Amelia (attualmente in provincia di Terni, regione Umbria) il 24 settembre 1580, continuรฒ la sua preparazione nel vicino convento di Lugnano in Teverina (stessa odierna provincia e regione). Pur sentendosi fortemente attratto dalla vita contemplativa, superรฒ il dilemma “azione-contemplazione” al modo di San Francesco, anch’egli convinto che colui che ama la vita di contemplazione ha il dovere di uscire nel mondo a predicare, soprattutto quando si hanno idee confuse e sulla terra abbonda l'iniquitร . Il 21 maggio 1581, ricevette finalmente la patente di predicazione dal vicario generale dell'Ordine e si dedicรฒ immediatamente a evangelizzare le piรน povere e dimenticate popolazioni dei villaggi di campagna disseminati sui monti umbri, laziali e abruzzesi.
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Nel 1587, al fine di portare aiuto ai cattolici perseguitati, fu inviato con altri confratelli a Costantinopoli, l’antica e gloriosa capitale dell’Impero Romano d’Oriente che, da circa un secolo, conquistata dai turchi musulmani e ribattezzata Istanbul, era divenuta capitale dell’Impero Ottomano. Qui gli invasori turchi - per mera opportunitร e dietro serrati controlli e limitazioni - avevano lasciato al loro posto il patriarca e i vescovi della locale Chiesa ortodossa (purtroppo separata da quella di Roma in seguito al “Grande scisma” del 1054), mentre colpivano e allontanavano i vescovi cattolici, poichรฉ fedeli al papa. I pochi cristiani sopravvissuti ancora legati al romano pontefice, vi erano frequentemente ridotti in schiavitรน e comunque erano isolati o dispersi, mentre i loro edifici sacri erano ormai in rovina.
In questa preoccupante situazione, Giuseppe e i confratelli si spesero con tutte le loro energie per dare assistenza ai correligionari in prigionia e malati, e nel collegare tra loro le svariate “comunitร ” di cattolici occidentali che si trovavano nella cittร , soprattutto per motivi di commercio. Tuttavia, Giuseppe pensรฒ bene di rivolgersi direttamente al Sultano Murad III (regnante dal 1574 al 1595), che risiedeva in loco, al fine di persuaderlo a cessare la condotta repressiva verso i cristiani e i cattolici in particolare, spingendosi anche ad annunciare il Vangelo agli stessi musulmani. Nel 1589, infatti, sprezzante del rischio per la propria vita, si recรฒ al palazzo imperiale, conosciuto come “Yeni Saray” (“Nuovo Serraglio” o semplicemente “Palazzo”, attuale Palazzo o Serraglio “Topkapi”), riuscendo effettivamente - narra la tradizione - a parlare con il sultano. Egli rimproverรฒ apertamente Murad III per l’ingiustificabile persecutorio trattamento riservato soprattutto ai fedeli al papa, ma non ottenne alcun risultato e, anzi, fu arrestato e condannato al “tormento del gancio”, appeso per tre giorni con una mano e un piede a una trave, sotto la quale era acceso un fuoco, prima di essere incarcerato. Nonostante tutto, fu liberato nello stesso anno ed espulso, in modo che rimane oscuro, riuscendo a tornare nella Penisola Italiana.
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Tornato in patria, riprese una missione itinerante senza sosta. Giuseppe divenne il "predicatore dei monti": capace di tenere fino a sette prediche al giorno, camminando sempre a piedi tra bufere e stenti. La sua caritร non era solo spirituale: fondรฒ ospedali, istituรฌ Monti di Pietร per combattere l'usura e Monti Frumentari per aiutare i contadini poveri. Accompagnava i condannati a morte fino al patibolo, trasformandosi in una bandiera di speranza per gli "ultimi" della societร barocca.
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Consumato dalle fatiche e da un tumore, si spense nel convento di Amatrice il 4 febbraio 1612, a soli 56 anni. Le sue spoglie, traslate a Leonessa nel 1639, riposano oggi nella stessa cittร , nel santuario a lui dedicato, meta di continui pellegrinaggi. ร stato beatificato da Clemente XII nel 1737 e proclamato Santo da Benedetto XIV il 29 giugno 1746.
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Roberto Moggi
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