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Della vita di ππππ£ππ π‘ππ (Silvestro), questo il suo nome in latino, si conosce pochissimo prima della sua elevazione al Soglio Pontificio. Le principali fonti a nostra disposizione sono il πΏππππ ππππ‘ππππππππ (Libro dei Papi) e la postuma, talvolta leggendaria, πππ‘π ππππ‘π ππ¦ππ£ππ π‘ππ (Vita del Beato Silvestro), nota anche come π΄ππ‘π’π ππππ£ππ π‘ππ (Atti di Silvestro). La critica storica moderna colloca la stesura originale di quest'opera anonima tra la fine del IV e la metΓ del V secolo. Si ritiene sia stata composta da ambienti ecclesiastici romani con l'obiettivo di colmare un vuoto biografico, poichΓ© le fonti storiche coeve su Silvestro risultavano piuttosto scarse rispetto alla figura imponente dell'imperatore Costantino.
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Silvestro nacque verosimilmente a Roma intorno al 250, figlio dei cittadini romani Rufino e Giusta. Ordinato presbitero, fu eletto pontefice nel 314, succedendo a papa Milziade (o Melchiade), anch'egli santo, e mantenne la carica per ben ventun anni. Il suo pontificato coincise con il lungo governo di Costantino I (306-337), il primo imperatore a convertirsi al cristianesimo. In questa fase di transizione dall'impero pagano a quello cristiano, l'imperatore si intromise frequentemente nelle questioni ecclesiastiche e nelle prerogative pontificie. L'immane opera di “cristianizzazione” dello Stato vide infatti Costantino agire spesso in modo unilaterale nei rapporti con la Chiesa, comportandosi come se il pontefice fosse un proprio dignitario e ignorando, talvolta, il ruolo del Vescovo di Roma quale successore dell'apostolo Pietro nel suo ministero primaziale.
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L’effettivo potere di Silvestro, dunque, fu debolissimo, oscurato dalla grande popolaritΓ e dalla forte personalitΓ di Costantino, che gestΓ¬ de facto le attivitΓ della Chiesa per tutto il suo pontificato e oltre. Silvestro promosse la costruzione delle grandi basiliche di Roma, e Costantino le fece erigere, quasi fossero opere “sue”. Secondo il πΏππππ ππππ‘ππππππππ , fu su suggerimento di Silvestro che l'imperatore fondΓ² la Basilica di San Pietro sul Colle Vaticano, bonificando l'area del preesistente circo di Nerone e tumulandovi i resti dell'apostolo Pietro. Sempre su ispirazione del pontefice, sorsero la Basilica e il Battistero del Laterano, vicino al palazzo imperiale donato alla Chiesa; la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme; la Basilica di San Paolo fuori le Mura sulla via Ostiense e molte chiese cimiteriali sulle tombe dei martiri, in particolare quella sulla via Salaria, presso le Catacombe di Priscilla. La memoria di Silvestro, comunque, Γ¨ legata principalmente alla Basilica di San Silvestro in Capite, nel rione Colonna, che sorge tuttora nel centro di Roma.
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Senza dubbio Silvestro contribuΓ¬ allo sviluppo della liturgia e dell’organizzazione interna della Chiesa: durante il suo pontificato fu probabilmente redatto il primo Martirologio romano, mentre il suo nome rimane legato alla creazione della Scuola Romana di Canto. In quegli stessi anni, tuttavia, la Chiesa era scossa dalla predicazione di Ario, un presbitero di Alessandria d’Egitto il quale sosteneva che GesΓΉ fosse un essere creato e “adottato” da Dio, negandone sostanzialmente l’essenza divina. Nonostante la scomunica, l'eresia ariana continuΓ² a fare proseliti, soprattutto in Oriente, trovando sostenitori persino tra i vescovi. Il patriarca Alessandro d’Alessandria chiese allora l’intervento di papa Silvestro ma, prima ancora che questi potesse agire, l’imperatore Costantino lo precedette. L'imperatore inviΓ² sul posto il vescovo Osio di Cordova e convocΓ² d'autoritΓ , per il giugno del 325 a Nicea (nell'odierna Turchia), tutti i vescovi della cristianitΓ per quello che sarebbe divenuto il famoso primo concilio ecumenico della storia.
L’assemblea degli oltre trecento vescovi fu presieduta da Osio di Cordova, mentre Costantino ne assunse la presidenza onoraria. Nonostante l'esclusione di fatto, Silvestro prese parte ai negoziati sull’arianesimo inviando i suoi legati, giustificando la propria assenza fisica con l'etΓ avanzata. Non Γ¨ certo se l’imperatore avesse concordato con lui la convocazione del concilio, nΓ© se vi fu un’espressa conferma papale alle deliberazioni oltre alle firme dei legati in calce ai documenti. Durante l'assise fu confermata la condanna dell’arianesimo, ribadita dalla prima formulazione del cosiddetto “Simbolo Niceno” (π’πππππππ ππππβππππ πππ πΆππππ), che tuttavia non bastΓ² a debellare l'eresia in Oriente. Anzi, lo stesso imperatore, piΓΉ preoccupato della stabilitΓ politica che delle sottigliezze teologiche, sostituΓ¬ presto Osio con l’ariano Eusebio di Nicomedia. Quest’ultimo riuscΓ¬ a far ammettere Ario alla presenza di Costantino nella nuova capitale, Costantinopoli; l’imperatore, fidandosi del nuovo consigliere, si convinse che la riabilitazione di Ario avrebbe favorito la riconciliazione tra la Chiesa di Roma e quella d’Oriente. L’imperatore, fidandosi del nuovo consigliere, si convinse che la riabilitazione di Ario avrebbe favorito la riconciliazione tra Roma e l’Oriente. Di fronte al fermo rifiuto di questa riammissione da parte del nuovo vescovo di Alessandria, il teologo Atanasio (detto “ππ πΊπππππ”), Costantino convocΓ² nel 335 a Tiro un nuovo concilio di soli vescovi ariani. Senza consultare Silvestro, l'assise depose Atanasio, rendendo del tutto vane le rimostranze del Papa.
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Silvestro morì il 31 dicembre 335, dopo ventuno anni di un pontificato sofferto ma fondamentale. Fu inizialmente sepolto nella basilica ipogea da lui stesso fatta costruire sopra le Catacombe di Priscilla, sulla via Salaria, accanto ai martiri Felice e Filippo. Nel 761, a causa dell'abbandono dei cimiteri suburbani, papa Paolo I traslò le reliquie nella basilica di San Silvestro in Capite, nel cuore di Roma, dove tuttora riposano sotto l'altare maggiore. Il teschio è custodito separatamente in un prezioso reliquiario nella sacrestia della medesima chiesa. Una seconda e radicata tradizione vuole invece che le spoglie siano state traslate nell'VIII secolo dal fondatore sant'Anselmo presso l'Abbazia benedettina di Nonantola, in provincia di Modena, di cui San Silvestro è il venerato patrono.
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Roberto Moggi
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