π’πšπ§ π†π’π¨π―πšπ§π§π’, 𝐚𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨π₯𝐨 𝐞𝐝 𝐞𝐯𝐚𝐧𝐠𝐞π₯𝐒𝐬𝐭𝐚

𝐎𝐠𝐠𝐒 - 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐒̀ πŸπŸ• ππ’πœπžπ¦π›π«πž πŸπŸŽπŸπŸ“ - 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐠𝐒𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐟𝐫𝐚 π₯’𝐨𝐭𝐭𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐒 𝐍𝐚𝐭𝐚π₯𝐞, π₯𝐚 π‚π‘π’πžπ¬πš 𝐜𝐞π₯πžπ›π«πš π₯𝐚 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐒 π’πšπ§ π†π’π¨π―πšπ§π§π’, 𝐚𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨π₯𝐨 𝐞𝐝 𝐞𝐯𝐚𝐧𝐠𝐞π₯𝐒𝐬𝐭𝐚.
Il suo nome originario, π‘Œπ‘’β„Žπ‘œβ„Žπ‘Žπ‘›π‘Žπ‘›, risuonava nella natia lingua ebraica con il significato profondo di «π·π‘–π‘œ β„Žπ‘Ž π‘“π‘Žπ‘‘π‘‘π‘œ π‘”π‘Ÿπ‘Žπ‘§π‘–π‘Ž». Un nome che, traslitterato nel greco dei Vangeli come πΌπ‘œπ‘Žπ‘›π‘›π‘’π‘  e da lΓ¬ nel latino analogo e nell'italiano, ha conservato nei secoli la sua radice di grazia divina.
Giovanni nacque nel I secolo dopo Cristo, attorno all'anno 10, nella cittadina di Betsaida, sulle rive del lago di Tiberiade, in quella Palestina romana che oggi corrisponde alla regione del Golan in Israele. Figlio di Zebedeo e di SalomΓ¨, fu pescatore, come suo fratello Giacomo detto “𝑖𝑙 π‘€π‘Žπ‘”π‘”π‘–π‘œπ‘Ÿπ‘’”. Entrambi avrebbero seguito GesΓΉ, ed entrambi, per la loro ardente impetuositΓ , ricevettero dal Maestro il soprannome memorabile di π΅π‘œπ‘Žπ‘›π‘’̀π‘Ÿπ‘”β„Žπ‘’π‘ , ovvero «πΉπ‘–𝑔𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙 π‘‘π‘’π‘œπ‘›π‘œ» in aramaico.
Al momento della sua nascita - per precisione - Betsaida non era sotto il controllo diretto di un prefetto romano (π‘π‘œπ‘šπ‘’ π‘™π‘œ π‘’π‘Ÿπ‘Ž 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 π‘™π‘Ž πΊπ‘–π‘’π‘‘π‘’π‘Ž π‘‘π‘Žπ‘™ 6 𝑑.𝐢.), ma faceva parte della “π‘‡π‘’π‘‘π‘Ÿπ‘Žπ‘Ÿπ‘β„Žπ‘–π‘Ž 𝑑𝑖 πΉπ‘–π‘™π‘–π‘π‘π‘œ”, uno dei figli di Erode il Grande, che governava come "π‘Ÿπ‘’ π‘£π‘Žπ‘ π‘ π‘Žπ‘™π‘™π‘œ" dei Romani sulle regioni della Gaulanitide, Iturea e Traconitide. La cittadina, infatti, sebbene il Vangelo di Giovanni la definisca "π΅π‘’π‘‘π‘ π‘Žπ‘–π‘‘π‘Ž 𝑑𝑖 πΊπ‘Žπ‘™π‘–π‘™π‘’π‘Ž", tecnicamente si trovava appena oltre il confine segnato dal fiume Giordano, nella Gaulanitide.
Inizialmente discepolo del Battista, Giovanni si trovava un giorno lungo le rive del fiume Giordano in compagnia dell'amico e collega Andrea. Era circa l’ora decima - le quattro del pomeriggio - quando il Precursore, vedendo GesΓΉ passare, lo additΓ² esclamando: «πΈπ‘π‘π‘œ 𝑙’π΄π‘”π‘›π‘’π‘™π‘™π‘œ 𝑑𝑖 π·π‘–π‘œ!» (𝐺𝑣 1, 36). Quell'incontro, impresso indelebilmente nel suo cuore, segnΓ² l'istante preciso della sua conversione, tanto da riportarne l’orario nel suo Vangelo (𝐺𝑣 1, 39). Rapiti da quell'annuncio, i due giovani lasciarono il loro antico maestro per seguire Colui che avrebbe cambiato per sempre le loro vite.
Scritto decenni dopo i Sinottici, il Vangelo di Giovanni si distingue per la sua profonditΓ  speculativa: egli scelse di non ripetere quanto giΓ  narrato da Matteo, Marco e Luca, preferendo soffermarsi sui misteri piΓΉ alti della natura divina del Maestro. Se i primi tre evangelisti descrivono l'umanitΓ  e le opere di Cristo, l'opera giovannea ne svela in modo vivido la Gloria e l'autoritΓ  eterna del “πΏπ‘œπ‘”π‘œπ‘ ”, termine fondamentale quando si parla Giovanni. È la parola greca che apre il suo Vangelo (𝑖𝑙 π‘π‘’π‘™π‘’π‘π‘Ÿπ‘’ π‘ƒπ‘Ÿπ‘œπ‘™π‘œπ‘”π‘œ: "𝐼𝑛 π‘π‘Ÿπ‘–π‘›π‘π‘–π‘π‘–π‘œ π‘’π‘Ÿπ‘Ž 𝑖𝑙 πΏπ‘œπ‘”π‘œπ‘ ...") e che noi traduciamo solitamente come "𝑖𝑙 π‘‰π‘’π‘Ÿπ‘π‘œ" o "π‘™π‘Ž π‘ƒπ‘Žπ‘Ÿπ‘œπ‘™π‘Ž". Nella sua opera, attraverso un linguaggio intessuto di simboli e tenerezza, Giovanni ci conduce nel cuore stesso di GesΓΉ, trasformando la fede in un "π‘π‘œπ‘›π‘œπ‘ π‘π‘’π‘Ÿπ‘’" che Γ¨ intimitΓ  indissolubile.
È proprio in questa comunione che egli si identifica con la celebre perifrasi del "π‘‘π‘–π‘ π‘π‘’π‘π‘œπ‘™π‘œ π‘β„Žπ‘’ 𝐺𝑒𝑠𝑒̀ π‘Žπ‘šπ‘Žπ‘£π‘Ž" (π‘π‘Ÿπ‘’π‘ π‘’π‘›π‘‘π‘’ π‘ π‘œπ‘™π‘œ 𝑛𝑒𝑙 π‘ π‘’π‘œ π‘™π‘–π‘π‘Ÿπ‘œ), colui che nell'Ultima Cena posΓ² il capo sul petto del Signore. Il suo Vangelo Γ¨ un inno alla fede, come testimonia l'uso incessante del verbo "π‘π‘Ÿπ‘’π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘’", ricorrente per ben novantotto volte. Questa fede incrollabile lo rese il primo tra gli Apostoli a correre verso il sepolcro vuoto nel mattino di Pasqua; lΓ¬, in un gesto di profonda deferenza verso il piΓΉ anziano Pietro, pur arrivando per primo, attese che il futuro vicario di Cristo entrasse per constatare il miracolo della Resurrezione (πΆπ‘“π‘Ÿ. 𝐺𝑣 20, 1-10).
Per la sua incrollabile fede, fu definito da Paolo, l'Apostolo delle Genti, come "π‘’π‘›π‘Ž 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 π‘π‘œπ‘™π‘œπ‘›π‘›π‘’" della Chiesa nascente (πΊπ‘Žπ‘™ 2, 9). Giovanni era il piΓΉ giovane tra i Dodici, un giovane dal cuore purissimo: a questa sua limpidezza di spirito la tradizione attribuisce le singolari predilezioni mostrate dal Signore. Insieme a Pietro e al fratello Giacomo, fu infatti testimone della gloria del Tabor durante la Trasfigurazione, mistero che egli, per umiltΓ , scelse di non narrare nel proprio Vangelo.
Il culmine della sua intimitΓ  con Cristo si manifestΓ² nell’Ultima Cena, quando ebbe il privilegio di posare il capo sul petto del Maestro, attingendo direttamente alla fonte della Sapienza (𝐺𝑣 13, 25). Ma Γ¨ ai piedi della Croce che la sua figura giganteggia: unico tra gli Apostoli a non abbandonare il Signore, ricevette in dono Maria come Madre (𝐺𝑣 19, 26-27). In quel momento, Giovanni non rappresentava solo sΓ© stesso, ma l'umanitΓ  intera che accoglie la Vergine. Sebbene la critica moderna si interroghi sull'identitΓ  storica del "π‘‘π‘–π‘ π‘π‘’π‘π‘œπ‘™π‘œ π‘Žπ‘šπ‘Žπ‘‘π‘œ", la tradizione plurisecolare della Chiesa riconosce in lui, con certezza di fede, il figlio prediletto che si prese cura della Madre di Dio.
Questo estremo atto d'amore compiuto dal Signore sulla Croce fu il preludio di una comunione profondissima tra Maria e Giovanni: due anime elette, vergini e oranti, consacrate interamente alla missione del Padre. Essi rappresentano le primizie di uno stato di vita fondato sulla contemplazione e sulla totale dedizione al Figlio. È verosimile che proprio in questa quotidiana vicinanza alla Vergine, Giovanni abbia potuto penetrare e custodire i segreti più intimi del Cuore di Cristo, traendone linfa per il suo Vangelo.
Proprio per tale spessore teologico, l'opera giovannea Γ¨ stata definita il "π‘‰π‘Žπ‘›π‘”π‘’π‘™π‘œ π‘ π‘π‘–π‘Ÿπ‘–π‘‘π‘’π‘Žπ‘™π‘’": una narrazione che non si ferma alla cronaca, ma svela le piΓΉ alte veritΓ  divine. Per questa sua capacitΓ  di elevarsi verso i misteri della divinitΓ , l'iconografia cristiana gli ha assegnato come simbolo l'aquila: il maestoso volatile che, unico tra le creature, si credeva potesse fissare direttamente il sole - immagine del Cristo - senza rimanerne abbagliato.
Ricevuto lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, Giovanni, infiammato d'amore, iniziò ad annunciare il Vangelo ai Giudei al fianco di Pietro, condividendo con il Principe degli Apostoli arresti e flagellazioni per il nome di Cristo. La sua missione si spinse poi verso l'Asia Minore, dove divenne la guida della Chiesa di Efeso, che non era solo una città greca, ma il cuore pulsante del potere romano in Oriente. Era la capitale della Provincia Romana d'Asia, sulla costa occidentale dell'Anatolia, una fiorente città portuale affacciata sul Mar Egeo. Sotto la persecuzione dell'imperatore Domiziano, fu condotto a Roma come prigioniero pericoloso; qui, presso la Porta Latina, subì il supplizio della rasatura e dell'immersione in una caldaia d'olio bollente. La tradizione narra che ne uscì prodigiosamente illeso, mutando il martirio di sangue in una luminosa testimonianza di vita.
Condannato all'esilio sull'isola greca di Patmos, tra le solitudini rocciose dell'Egeo, ricevette le sublimi visioni che lo portarono alla stesura dell'Apocalisse, l'ultimo libro delle Scritture. Fu solo dopo la morte del tiranno che poté far ritorno a Efeso: lì, secondo la tradizione, visse fino a tarda età, unico tra i Dodici a non soccombere alla spada, ma a spegnersi nel sonno della pace, testimone ultimo e vivente della gloria del Risorto.
Attraverso le visioni di Patmos, Giovanni profetizzΓ² la consumazione dei tempi e il trionfo definitivo del Bene, sigillando per sempre il canone della Rivelazione divina. Egli Γ¨ l'ultimo dei profeti: dopo di lui, spetta alla Chiesa custodire e annunciare la Parola fino al ritorno del Signore. Sebbene l'Apocalisse possa apparire come un libro enigmatico, essa si rivela oggi di una vibrante attualitΓ , offrendo luce e conforto alle comunitΓ  che ancora soffrono la persecuzione in tante parti del mondo.
La voce di Giovanni rimane un seme di speranza per la Chiesa e i credenti di ogni epoca, spesso provati dal dubbio o dall'ostilitΓ ; Γ¨ un invito a rinfrancarsi nella fede e a testimoniare con coraggio il “πΎπ‘’π‘Ÿπ‘¦π‘”π‘šπ‘Ž”, ovvero "π΄π‘›π‘›π‘’π‘›π‘π‘–π‘œ", che nel greco biblico evoca il grido potente di un banditore che proclama una vittoria, risuona nel messaggio giovanneo come la certezza che Cristo ha giΓ  vinto il mondo e che il suo amore Γ¨ l'ultima, definitiva parola della Storia.
Terminato l'esilio, l'Apostolo tornΓ² a Efeso, dove trascorse i suoi ultimi anni guidando una fiorente comunitΓ  e governando le Chiese dell'Asia Minore. Fu in questo periodo, incalzato dalla comparsa di eresie che negavano la divinitΓ  di Cristo, che i fedeli e i vescovi lo pregarono di mettere per iscritto la sua dottrina. Rispondendo a questa pressante richiesta, Giovanni redasse il suo Vangelo - detto anche "π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘‘π‘–π‘£π‘–π‘›π‘–π‘‘π‘Ž̀ 𝑑𝑖 πΆπ‘Ÿπ‘–π‘ π‘‘π‘œ", il quarto in ordine cronologico, a completamento dei Sinottici, e le sue tre Lettere canoniche, nelle quali trasfuse l'amore ardente della sua anima. MorΓ¬, secondo l'antica tradizione, ultracentenario, tra il 98 e il 104 circa: l'unico tra i Dodici a non versare il sangue del martirio, ma a spegnersi placidamente nel Signore. La tradizione vuole che sia stato sepolto a Selcuk, vicino all'antica Efeso.
πΌπ‘šπ‘šπ‘Žπ‘”π‘–π‘›π‘’: "π‘†π‘Žπ‘› πΊπ‘–π‘œπ‘£π‘Žπ‘›π‘›π‘– π‘’π‘£π‘Žπ‘›π‘”π‘’π‘™π‘–π‘ π‘‘π‘Ž" (π‘Ÿπ‘Žπ‘π‘π‘Ÿπ‘’π‘ π‘’π‘›π‘‘π‘Žπ‘‘π‘œ π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘Ÿπ‘’ π‘–π‘ π‘π‘–π‘Ÿπ‘Žπ‘‘π‘œ π‘ π‘π‘Ÿπ‘–π‘£π‘’ 𝑖𝑙 π‘ π‘’π‘œ π‘‰π‘Žπ‘›π‘”π‘’π‘™π‘œ, π‘Žπ‘ π‘ π‘–π‘ π‘‘π‘–π‘‘π‘œ π‘‘π‘Ž π‘Žπ‘›π‘”π‘’π‘™π‘– 𝑒 𝑖𝑛 π‘π‘œπ‘šπ‘π‘Žπ‘”π‘›π‘–π‘Ž 𝑑𝑖 𝑒𝑛'π‘Žπ‘žπ‘’π‘–π‘™π‘Ž, π‘ π‘’π‘œ π‘ π‘–π‘šπ‘π‘œπ‘™π‘œ π‘–π‘π‘œπ‘›π‘œπ‘”π‘Ÿπ‘Žπ‘“π‘–π‘π‘œ π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘–π‘£π‘Žπ‘›π‘‘π‘’ π‘‘π‘Žπ‘™π‘™π‘Ž π‘ π‘’π‘Ž π‘π‘Žπ‘π‘Žπ‘π‘–π‘‘π‘Ž̀ 𝑑𝑖 "π‘’π‘™π‘’π‘£π‘Žπ‘Ÿπ‘ π‘–" π‘£π‘’π‘Ÿπ‘ π‘œ 𝑖 π‘šπ‘–π‘ π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘– π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘‘π‘–π‘£π‘–π‘›π‘–π‘‘π‘Ž̀). π‘‚π‘™π‘–π‘œ 𝑠𝑒 π‘‘π‘’π‘™π‘Ž π‘‘π‘–π‘π‘–π‘›π‘‘π‘œ, π‘‘π‘Ÿπ‘Ž 𝑖𝑙 1624 𝑒 𝑖𝑙 1629 π‘π‘–π‘Ÿπ‘π‘Ž, π‘‘π‘Žπ‘™ π‘π‘–π‘‘π‘‘π‘œπ‘Ÿπ‘’ π‘π‘œπ‘™π‘œπ‘”π‘›π‘’π‘ π‘’ π·π‘œπ‘šπ‘’π‘›π‘–π‘π‘œ π‘π‘Žπ‘šπ‘π‘–π‘’π‘Ÿπ‘–, π‘›π‘œπ‘‘π‘œ π‘π‘œπ‘šπ‘’ π·π‘œπ‘šπ‘’π‘›π‘–π‘β„Žπ‘–π‘›π‘œ (1581-1641). 𝐿'π‘œπ‘π‘’π‘Ÿπ‘Ž 𝑠𝑖 π‘‘π‘Ÿπ‘œπ‘£π‘Ž π‘Žπ‘‘π‘‘π‘’π‘Žπ‘™π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘’ π‘π‘Ÿπ‘’π‘ π‘ π‘œ π‘™π‘Ž π‘π‘Žπ‘‘π‘–π‘œπ‘›π‘Žπ‘™ πΊπ‘Žπ‘™π‘™π‘’π‘Ÿπ‘¦ (πΊπ‘Žπ‘™π‘™π‘’π‘Ÿπ‘–π‘Ž π‘π‘Žπ‘§π‘–π‘œπ‘›π‘Žπ‘™π‘’) 𝑑𝑖 π‘Šπ‘’π‘ π‘‘π‘šπ‘–π‘›π‘ π‘‘π‘’π‘Ÿ, π‘Ž πΏπ‘œπ‘›π‘‘π‘Ÿπ‘Ž (π‘π‘Žπ‘π‘–π‘‘π‘Žπ‘™π‘’ 𝑑𝑒𝑙 π‘…π‘’π‘”π‘›π‘œ π‘ˆπ‘›π‘–π‘‘π‘œ).
Roberto Moggi 
Home page   ARGOMENTI

 

 

Commenti