ππ π π’ - π―ππ§ππ«ππ’̀ ππ ππ’πππ¦ππ«π ππππ - π©π«π’π¦π¨ π π’π¨π«π§π¨ ππ«π π₯’π¨ππππ―π ππ’ πππππ₯π, π₯π ππ‘π’ππ¬π πππ₯πππ«π π₯π πππ¬ππ ππ’ πππ§ππ¨ ππππππ§π¨, π©π«π’π¦π¨ π¦ππ«ππ’π«π.
Di lui, ebreo ellenizzato, non si conosce il nome originale ebraico, ma solo quello greco abitualmente utilizzato: ππ‘π́πβππππ (traslitterato nel nostro alfabeto, con il significato di “ππππππ” o “πβπππππππ” e quindi di “πππππππ‘π”), da cui derivano il latino ππ‘ππβπππ’π e quindi l’italiano ππ‘πππππ.
Le uniche notizie storiche e biografiche dirette su di lui provengono dai capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli. Tuttavia, in assenza di dati anagrafici certi in questo testo, gli studiosi e le tradizioni agiografiche hanno formulato diverse ipotesi sulla sua data di nascita. Sebbene non esista una data precisa, si ritiene che sia nato intorno al 5 dopo Cristo. Al momento del martirio (ππ£π£πππ’π‘π πππππ πππ 36), Stefano avrebbe avuto quindi suppergiΓΉ trenta o trentun anni, etΓ che giustifica l'appellativo frequente di “ππππ£πππ” nelle descrizioni agiografiche.
Le ipotesi principali sulla sua provenienza si dividono tra la Palestina romana, precisamente la Samaria (πππππ πππ£πππππ‘π πππ ππ πΈππππ, ππ πππ 6 π.πΆ. πππππππ π πππππ ππππ£πππππ π
πππππ ππ πΊππ’πππ) e le comunitΓ giudaiche della cosiddetta "π·πππ ππππ", ovvero il fenomeno della dispersione degli ebrei fuori dalla Terra d'Israele in diverse parti del mondo, iniziata con l'esilio babilonese (ππΌ π ππ. π.πΆ.), e consolidatasi definitivamente con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C.. Alcuni storici ipotizzano che sia nato proprio in Samaria. Una solida tradizione sostiene invece che, data la sua cultura ellenistica e il nome greco, Stefano, seppure ebreo, fosse originario della Grecia o di una non meglio definita comunitΓ ebraica di lingua greca nel bacino del Mediterraneo. CiΓ² spiegherebbe sia la sua padronanza della cultura e dell’idioma ellenico (πππππππππ‘π πππ π π’π ππππ) sia il fatto che fu scelto per servire la comunitΓ di lingua greca dei convertiti al cristianesimo.
Indipendentemente dal luogo di nascita, Γ¨ comunque certo che vivesse a Gerusalemme negli anni trenta del I secolo, dove serviva la comunitΓ cristiana. Fu uno dei primi giudei a diventare cristiano e seguire gli apostoli, tanto che questi ultimi, valutatane la sapienza, la saggezza e la fede genuina, lo nominarono primo dei cosiddetti “πππ‘π‘π πππππππ”, spesso chiamati semplicemente “πΌ πππ‘π‘π”, uomini scelti tra la prima comunitΓ cristiana di Gerusalemme per assistere gli apostoli nel ministero pratico e nella caritΓ .
Gli Atti degli Apostoli narrano gli ultimi suoi giorni terreni, spiegando che, dopo la Pentecoste, il numero dei seguaci di Cristo andava sempre piΓΉ aumentando, rendendo difficoltoso per i Dodici il governo della nascente Chiesa. Sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei d’idioma greco e quelli di lingua ebraica, perchΓ©, secondo i primi, le loro vedove erano trascurate dall’assistenza sociale attuata dalla comunitΓ cristiana. Allora essi, per ovviare a questo inconveniente, comunicarono ai loro seguaci che si sentivano in dovere di non disperdere tempo ed energie in quello che veniva definito “π πππ£ππ§ππ πππππ ππππ π” (ππ’ππππ ππππ’ππ π ππ π‘πππ§π), trascurando di conseguenza la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, ritenute piΓΉ importanti. Pertanto, stabilirono che il servizio “ππππ ππππ π” dovesse essere affidato a un gruppo di sette persone, saggiamente scelte fra le piΓΉ affidabili. Fu selezionato per primo lo stesso Stefano, uomo pieno di fede e Spirito Santo, seguito da Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola di Antiochia. A questi sette prescelti, gli apostoli imposero le mani, gesto nel quale la Chiesa ha visto l’istituzione del Ministero del diaconato. La tradizione riporta che Stefano assolveva coscienziosamente i suoi compiti, non limitandosi alle incombenze materiali e amministrative, ma dedicandosi anche alla predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora che tornavano di tanto in tanto nella cittΓ santa di Gerusalemme, che egli convertiva alla fede in GesΓΉ, compiendo altresΓ¬ grandi prodigi tra il popolo.
In data non meglio precisata compresa tra gli anni 33 e 36 d.C., gli ebrei di cultura ellenistica di Gerusalemme, gelosi e invidiosi per il gran numero di conversioni al cristianesimo operato da Stefano, sobillarono il popolo accusando falsamente quest’ultimo “ππ πππππ’ππ§ππππ ππ ππππ π ππππ ππππ ππππ ππππ‘ππ πππ π̀ π ππππ‘ππ π·ππ”. Gli anziani e gli scribi non aspettavano altro per potere intervenire contro i cristiani e, dopo la Pentecoste, lo fecero catturare e trascinare davanti al Sinedrio, il supremo consiglio ebraico. Davanti a questo “ππππππ πππ’πππ§πππππ”, attraverso la testimonianza di falsi testimoni, fu accusato d’aver dichiarato che GesΓΉ avrebbe distrutto proprio il palazzo del tribunale dove si trovavano, cambiando anche le usanze che MosΓ¨ aveva tramandato. A sua difesa Stefano pronunziΓ² un lungo discorso, il piΓΉ lungo riportato negli Atti degli Apostoli, in cui ripercorse la Sacra Scrittura, testimoniando che Dio aveva preparato da secoli, per mezzo di patriarchi e profeti, l’avvento del Messia, al quale gli Ebrei avevano risposto sempre con la durezza del proprio cuore. Rivolto poi direttamente ai sacerdoti del Sinedrio, concluse accusandoli apertamente di essere testardi, pagani e di non aver riconosciuto il Figlio di Dio, del quale erano diventati i traditori e gli uccisori. Mentre il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano, ispirato dallo Spirito Santo, alzΓ² gli occhi al cielo come in estasi, π ππππππππ π ππππ π£πππ ππ ππππ‘πππππππ ππ ππ’ππ ππππππ‘π π πππππ πππππ‘π π ππ πΉπππππ ππππ’ππππ πβπ π π‘ππ£π ππππ πππ π‘ππ ππ π·ππ.
Fu il colmo per i sommi sacerdoti, che, prorompendo in grida altissime e turandosi le orecchie, lo accusarono di bestemmiare, gli si scagliarono addosso e lo trascinarono fuori unitamente ai loro sgherri, fin oltre le mura della cittΓ , dove il popolo sobillato prese a lapidarlo con pietre raccolte sul posto. Durante il brutale linciaggio, i mantelli dei sacerdoti e dei notabili lΓ¬ presenti, in segno di profondo rispetto, furono deposti ai piedi di un giovane molto conosciuto in tutta la cittΓ , Saulo, nobile ebreo integralista e ultra tradizionalista che assisteva alla lapidazione, considerandola giusta. Si trattava di Paolo di Tarso, il futuro πππ πππππ “π΄πππ π‘πππ πππππ ππππ‘π”. Tale barbara uccisione non fu di certo una “ππ πππ’π§ππππ πππππ‘πππ”, poichΓ© il Sinedrio era stato svuotato, dai Romani, della facoltΓ di emettere condanne a morte. Al tempo stesso, perΓ², il supremo consiglio ebraico non fu in grado nemmeno di emettere una qualsiasi altra sentenza, poichΓ© Stefano fu trascinato fuori del palazzo a furore di popolo e, quindi, si trattΓ² di un ππππππππππ ππππππ‘ππππππ‘π, di un vero e proprio ππ π ππ π ππππ πππ’π‘πππ (πΆπ. π΄π‘ 7, 54-60). Mentre Stefano crollava a terra, ferito e sanguinante sotto i violenti colpi delle pietre, pregΓ² come aveva fatto GesΓΉ, supplicando il Padre Celeste di accogliere il suo spirito e di non imputare la propria morte ai suoi persecutori, prima di rendere l’anima al Padre.
In lui si realizzava cosΓ¬, in modo esemplare, la figura del martire come imitatore di Cristo, che contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinitΓ , gli affida il suo spirito e perdona i suoi uccisori. Stefano Γ¨ venerato come protomartire, in altre parole il primo dei martiri cristiani, sebbene il suo martirio sia cronologicamente preceduto da quello di Giovanni il Battista, morto per decapitazione. Gli Atti degli Apostoli dicono che alcuni cristiani pii ne raccolsero il corpo e lo seppellirono. Intanto, mentre nella cittΓ di Gerusalemme si scatenava una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata e condotta proprio da Saulo, il distacco tra la nascente Chiesa e la comunitΓ ebraica si fece sempre piΓΉ evidente fino alla definitiva separazione. La societΓ giudaica conservatrice si chiudeva in sΓ© stessa per difendere e portare avanti i propri valori tradizionali, mentre la Chiesa, sempre piΓΉ inserita nel mondo greco-romano, si espandeva iniziando la straordinaria opera d’inculturazione del Vangelo.
Il 26 dicembre 415, le spoglie di Stefano furono trasferite nella chiesa di Sion a Gerusalemme, dove molti miracoli avvennero al solo toccarle. Poi la maggior parte delle reliquie furono prelevate dai Crociati giunti in Terra Santa nel corso del XIII secolo, al fine di salvarle dai musulmani, cosicchΓ© ne arrivarono parecchie in Europa, sebbene non sia stato possibile distinguerle dai tanti falsi moltiplicatisi nel tempo, soprattutto a Roma. Questa proliferazione, tuttavia, testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianitΓ al protomartire Santo Stefano.
Oggi le reliquie di Santo Stefano sono diffuse in diverse località italiane, principalmente a Roma, frutto di traslazioni storiche avvenute dopo il loro ritrovamento miracoloso nel 415 a Cafargamala (presso Gerusalemme). Nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, a Roma, si trova la tomba principale del santo. Secondo la tradizione, i suoi resti furono portati da Costantinopoli nel VI secolo e deposti insieme a quelli di San Lorenzo Martire. Anche la Basilica di San Pietro in Vaticano custodisce parte del cranio in un prezioso reliquiario d'argento e, infine, la romana Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, chiesa paleocristiana dedicata al santo, storicamente legata al suo culto, detiene altre reliquie. Altre località che vantano reliquie di Santo Stefano sono Putignano (Puglia); Concordia Sagittaria (Venezia) e Venezia stessa. In terra Santa risultano la Basilica di Santo Stefano a Gerusalemme e la località di Bet Gemal (Israele), identificata come l'antica Cafargamala, il luogo dove il prete Luciano scoprì la tomba originaria nel 415.
πΌπππππππ: "πΏππππππ§ππππ ππ ππππ‘π ππ‘πππππ", ππππ‘π πππ£ππ π πππππ ππππ ππππ‘ππππππ. ππππ π π’ π‘ππ£πππ ππππππ‘π, πππ 1516, πππ πππ‘π‘πππ π£ππππ§ππππ πΏπππππ§π πΏππ‘π‘π (1480-1556). πΏ'πππππ π π π‘πππ£π ππππ π π ππ πΊπππππππ ππππ'π΄ππππππππ πΆππππππ, π π΅ππππππ (ππππππ’πππ ππππ'πππππππ ππππ£πππππ πππππ πππππππ πΏππππππππ).
Roberto Moggi
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