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𝐎𝐠𝐠𝐒 - 𝟐𝟐 π§π¨π―πžπ¦π›π«πž πŸπŸŽπŸπŸ“ - π¬πšπ›πšπ­π¨ 𝐝𝐞π₯π₯𝐚 π—π—π—πˆπˆπˆ 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐒𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐞π₯ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐨𝐫𝐝𝐒𝐧𝐚𝐫𝐒𝐨, π₯𝐚 π‚π‘π’πžπ¬πš 𝐜𝐞π₯πžπ›π«πš π₯𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐒𝐚 𝐨𝐛𝐛π₯𝐒𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐒𝐚 𝐝𝐒 π’πšπ§π­πš π‚πžπœπ’π₯𝐒𝐚, 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐒𝐧𝐞 𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐒𝐫𝐞. Di Caecilia (Cecilia) - questo il suo nome in latino - ci sono poche notizie, provenienti per lo piΓΉ da un’anonima narrazione postuma, detta “Passio Sanctae Caeciliae” (Passione di Santa Cecilia), un testo agiografico del V-VI secolo, collocabile forse intorno al 486, che ha un intento piΓΉ edificante e letterario che storico. Il suo appellativo deriva dall'antica, nobile e romanissima “Gens Caecilia” (stirpe familiare Cecilia o, al plurale, dei Cecili) a cui apparteneva, ed era, quindi, sia il suo nome proprio (come quello attuale di battesimo) sia l'indicatore (come l’odierno cognome) della sua famiglia di provenienza. Non conosciamo l’esistenza di un suo eventuale “praenomen”, il “nome personale” che avrebbe potuto avere, perchΓ© per le donne di solito non veniva utilizzato pubblicamente o registrato nelle fonti storiche come per gli uomini. Pertanto, il nome “Caecilia” (Cecilia) identificava pienamente (come tuttora identifica) la persona e la sua appartenenza familiare in quel contesto storico-culturale, funzionando come un nome unico ma completo. Dal predetto passio, apprendiamo che ella nacque a Roma, come detto dalla ricchissima e nobile famiglia locale dei Cecili, di religione pagana, probabilmente nella seconda metΓ  del II secolo. La tradizione la descrive come una ragazza o giovane donna che visse nel palazzo di famiglia che sorgeva alle falde del colle romano del Gianicolo, dove fu educata fra agi e comoditΓ , seguita dai piΓΉ rinomati istitutori, tra la fine del II e l'inizio del III secolo. Divenne cristiana fin dall'infanzia, facendo voto di verginitΓ  perpetua e mantenendo la sua fede nascosta, anche se praticata attivamente. All'epoca, infatti, il cristianesimo era ancora illegale nell’Impero Romano e, pertanto, la sua fede e le sue pratiche religiose erano necessariamente mantenute segrete. Frequentando assiduamente la locale comunitΓ  dei credenti in GesΓΉ, si andava ogni giorno distaccando di piΓΉ dalle cose terrene. La tradizione agiografica specifica che si recava quotidianamente ad assistere alla santa messa celebrata dal papa e futuro santo Urbano I (in carica dal 222 al 230), che era il suo confessore ed al quale era legato da profonda amicizia, nelle catacombe lungo la via Appia, attesa da molti poveri, che ne conoscevano la generositΓ  e la grande caritΓ , in elemosine, parole di conforto e aiuti d’ogni tipo. Fattasi giovinetta, come consuetudine dell’epoca, fu costretta dalla famiglia a sposarsi con il patrizio Valeriano, pagano. Narra il passio che durante la festa del matrimonio, mentre tutti la attorniavano per festeggiarla, cantando allegramente al suono di numerosi strumenti musicali, lei non partecipava e, in cuor suo, intonava un cantico d’amore al suo mistico vero sposo, GesΓΉ Cristo. In quell’occasione, quando piΓΉ tardi rimase sola col marito, gli dichiarΓ² apertamente d’essere cristiana e consacrata al Signore, chiedendogli d’essere rispettata nella propria verginitΓ  e ammonendolo anche d’avere al suo fianco il proprio angelo custode pronto a difenderla. Soggiunse inoltre che Dio, se fosse stata rispettata, non avrebbe certamente mancato di ricompensarlo. Valeriano rimase scettico e rispose che le avrebbe creduto solo quando avesse potuto vedere con i suoi occhi l’angelo di cui ella parlava. Cecilia, affinchΓ© ciΓ² potesse avvenire, lo invitΓ² a convertirsi e farsi battezzare. Lo sposo la rispettΓ² e, poco alla volta, rimase conquistato dalla sua purezza, bontΓ  e fede, fino a quando, desideroso di conoscere GesΓΉ, si fece istruire e battezzare dal pontefice stesso, per poi condividere integralmente l’ideale di purezza della moglie, Fu allora che, tornato dalla sua pia sposa ed entrato nella stanza nuziale, vide un angelo di bellissimo aspetto, che teneva in mano due corone di rose e di gigli intrecciati. A tale vista Valeriano comprese che una di quelle corone era preparata per lui se fosse rimasto sempre fedele a GesΓΉ Cristo. Promise, quindi, di custodire intatta la purezza della sua castissima sposa e divenne ferventissimo cristiano, istruendo e facendo battezzare anche suo fratello Tiburzio. Sotto il regno dell’illuminato Imperatore Alessandro Severo (regnante dal 222 al 235), era stata proibita ogni persecuzione contro i cristiani e la Chiesa ebbe un periodo di tranquillitΓ  e di pace. Ma, a turbare nuovamente il mite gregge di Cristo, sorse presto il prefetto dell’Urbe Almachio, che, essendosi allontanato dalla Capitale il moderato Imperatore, ne approfittΓ² per sfogare il suo odio contro i cristiani, scatenando contro di loro una nuova terribile persecuzione. Nel corso di quest’ultima sopraffazione, Valeriano e suo fratello Tiburzio ricevettero la sorte gloriosa del martirio, venendo entrambi decapitati a Roma dopo indicibili torture, sotto le quali non abiurarono la fede. Anche se il racconto non Γ¨ suffragato da prove documentali, i martiri Valeriano e Tiburzio, sepolti nella catacomba detta di Pretestato (nei pressi della via Appia), sono storicamente accertati. Cecilia, invece, dopo il processo, riferito con dovizia di particolari dall'autore del “passio”, fu condannata a morire asfissiata nella sua stessa camera da bagno, ermeticamente sigillata. I soldati eseguirono l'ordine, ma, aperta la camera dopo un giorno e una notte, trovarono Cecilia sana e salva come se avesse respirato aria purissima. Allora Almachio ordinΓ² che le fosse tagliata la testa. Il boia le vibrΓ² ben tre potenti fendenti al collo, ma non riuscΓ¬ a staccarle la testa. Cecilia restΓ² in vita poichΓ© aveva chiesta e ottenuta da Dio la grazia di rivedere il papa Urbano I prima di morire. I confratelli cristiani, prontamente accorsi, la soccorsero e ne raccolsero il sangue come preziosa reliquia. In attesa della tanto desiderata visita del pontefice, continuΓ² per ben tre giorni a professare la fede, incoraggiando gli astanti ad essere forti nella prova. Non potendo proferire parole, espresse con le dita il suo credo in Dio uno e trino. Infine, consolata dal pontefice nel frattempo giunto al suo capezzale, cui donΓ² la propria casa affinchΓ© fosse trasformata in chiesa, in data imprecisata probabilmente compresa nei primi decenni del III secolo, forse il 230, placidamente spirΓ², andando a raggiungere il suo amato sposo GesΓΉ. Il Pontefice ne fece inumare le spoglie nelle catacombe romane di San Callisto, fra le vie Appia Antica e Ardeatina. Nell'821, le sue spoglie furono trasferite dal papa Pasquale I in una nuova chiesa a lei dedicata, oggi divenuta l’omonima basilica nel quartiere romano di Trastevere. Santa Cecilia Γ¨ particolarmente nota per essere la patrona della musica, un patronato che le Γ¨ stato attribuito, probabilmente, grazie al citato episodio riportato dal suo passio, nel quale si dice che - durante la festa del suo matrimonio - mentre suonavano gli strumenti musicali, lei cantava soltanto per il Signore.
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Roberto Moggi 
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