๐๐๐ง๐ญ๐ข ๐๐ง๐๐ซ๐๐ ๐๐ข๐ฆ ๐๐๐-๐ ๐จ̀๐ง, ๐๐๐จ๐ฅ๐จ ๐๐ก๐จ̀๐ง๐ ๐๐-๐ฌ๐๐ง๐ ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ฉ๐๐ ๐ง๐ข
๐๐ ๐ ๐ข - ๐๐ ๐ฌ๐๐ญ๐ญ๐๐ฆ๐๐ซ๐ ๐๐๐๐ - ๐ฏ๐๐ง๐๐ซ๐๐ข̀ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐๐ ๐ฌ๐๐ญ๐ญ๐ข๐ฆ๐๐ง๐ ๐๐๐ฅ ๐ญ๐๐ฆ๐ฉ๐จ ๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐๐ซ๐ข๐จ, ๐ฅ๐ ๐๐ก๐ข๐๐ฌ๐ ๐๐๐ฅ๐๐๐ซ๐ ๐ฅ๐ ๐ฆ๐๐ฆ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐จ๐๐๐ฅ๐ข๐ ๐๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐๐๐ข ๐๐๐ง๐ญ๐ข ๐๐ง๐๐ซ๐๐ ๐๐ข๐ฆ ๐๐๐-๐ ๐จ̀๐ง (๐จ๐ฉ๐ฉ๐ฎ๐ซ๐ ๐๐๐๐ ๐จ̀๐ง ๐จ ๐๐๐๐ ๐จ’๐ง), ๐๐๐จ๐ฅ๐จ ๐๐ก๐จ̀๐ง๐ ๐๐-๐ฌ๐๐ง๐ (๐จ ๐๐๐ฌ๐๐ง๐ ) ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ฉ๐๐ ๐ง๐ข, ๐ฆ๐๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ข, ๐ง๐จ๐ญ๐ข ๐๐ง๐๐ก๐ ๐๐จ๐ฆ๐ “๐๐๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ข ๐๐จ๐ซ๐๐๐ง๐ข” (๐ง๐จ๐ฆ๐ ๐ข๐ง๐๐ข๐๐๐ง๐ญ๐ ๐ฅ๐ ๐ง๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐๐ข ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐๐ง๐ข๐๐ง๐ณ๐). Andrea e Paolo - questi i loro rispettivi nomi assunti nel battesimo cattolico (mentre gli altri rappresentano i patronimici coreani traslitterati nel nostro alfabeto) - si ricordano congiuntamente ai loro compagni, per un totale di centotre martiri dell’allora Regno di Corea, nell’omonima penisola asiatica (oggi divisa nelle due repubbliche indipendenti della Corea del Nord e del Sud). Si tratta di religiosi e laici che testimoniarono coraggiosamente la fede in Gesรน fino all’effusione del sangue, in vari differenti momenti delle persecuzioni anticristiane avvenute in quel Paese tra il XVIII e il XIX secolo. Questi santi martiri sorsero dal popolo coreano in quel lungo periodo di vessazioni, ma particolarmente nelle persecuzioni degli anni 1839, 1846, 1866 e 1867. Fra essi si segnalano i due capilista del gruppo, Andrea Kim Tae-gรฒn (o Taegรฒn o Taego’n), il primo sacerdote cattolico originario di quella nazione e ardente pastore di anime, con l'insigne apostolo laico Paolo Chรฒng Ha-sang (o Hasang). Tutti gli altri, fra cui si distinguono ben tre vescovi e otto sacerdoti, unitamente ad una grande maggioranza di laici - uomini e donne, sposati e celibi, vecchi, giovani e bambini - associati nel martirio, sigillarono con il sangue la meravigliosa primavera della Chiesa coreana. Quest’ultima, ha la caratteristica, forse unica, di essere stata fondata e sostenuta proprio da laici, in quella che era l’assoluta mancanza di ministri consacrati. Invero, agli inizi del 1600 la fede cristiana comparve in quella penisola grazie ai funzionari delle delegazioni coreane che ogni anno visitavano Pechino, capitale del confinante Impero Cinese, al quale la Corea era subordinata e tributaria. Questi burocrati, infatti, al loro ritorno in patria, andavano diffondendo il messaggio di Cristo che vi apprendevano dai missionari occidentali e dai cinesi giร convertiti. Essi portarono nel loro Paese anche una copia del libro “La vera dottrina di Dio”, verosimilmente tradotta in cinese o coreano, del grande missionario gesuita italiano e Servo di Dio padre Matteo Ricci (1552-1610). Accadde cosรฌ che Lee Byeok, laico coreano, uomo di cultura e grande pensatore, dopo averlo letto ne rimase affascinato e, traendone ispirazione, fondรฒ una prima comunitร cristiana molto attiva, senza la presenza di pastori consacrati e guidata da laici. Intorno al 1780, Lee Byeok invitรฒ il suo amico Lee-sunghoon, che faceva parte della solita delegazione culturale in partenza per la Cina e si era avvicinato al cristianesimo, a farsi battezzare in Cina (giacchรฉ a Pechino si trovavano giร dei sacerdoti cattolici), pregandolo anche, al ritorno, di portare con sรฉ libri e scritti religiosi adatti ad approfondire la nuova fede. Nella primavera del 1784, finalmente l’amico tornรฒ a casa, battezzato, con il nuovo nome cristiano di Pietro, sufficientemente catechizzato e con tanti libri e pubblicazioni cattoliche, dando all’ancora piccola comunitร cristiana coreana un forte impulso. Tuttavia, fin dal 1785, anche in Corea si scatenรฒ una persecuzione contro i seguaci di Gesรน, che incrudeliva sempre piรน. Intanto, per cercare di porre un argine a tutto ciรฒ - non potendo conoscere ancora bene la struttura ed i regolamenti della Chiesa, in assoluta buona fede - la comunitร dei credenti coreani si organizzรฒ con una gerarchia propria, impartendo anche - nell’evidenziata assenza di qualsiasi ministro consacrato - i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia. Vennero perรฒ presto informati, dai corrieri del vescovo di Pechino, che, per avere una gerarchia ecclesiale e somministrare i sacramenti, occorreva una “Successione apostolica”. Pertanto, presone atto, pregarono il Pastore d’inviare loro, al piรน presto, dei sacerdoti. Furono accontentati con l’invio, nel 1794, del prete Chu-mun-mo (o Che-munn-mo), talmente preparato, solerte e alla sequela di Cristo che la comunitร coreana - affascinata dalla sua predicazione e dal suo esempio - crebbe in poco tempo, giungendo a contare varie migliaia di fedeli. Padre Chu mun-mo cinese della diocesi di Pechino, divenne cosรฌ il primo missionario in Corea. Purtroppo, nel 1801 anche quell’unico prete fu ucciso nelle persecuzioni, senza che si riuscisse, perรฒ, a bloccare la crescita della comunitร cristiana. Il Re della Corea nel 1802 emanรฒ un editto di stato, in cui si ordinava addirittura lo sterminio dei cristiani. Rimasti soli e senza guida spirituale, i cristiani coreani chiedevano continuamente, di nascosto, al vescovo di Pechino e anche al papa tramite rapporti epistolari, che fossero loro assegnati dei sacerdoti, ma le condizioni locali lo permisero solo nel 1837, quando furono inviati in Corea un vescovo e due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi (Francia), i quali penetrarono clandestinamente nel Paese alimentando e consolidando la fede con la predicazione dei missionari e la celebrazione dei sacramenti, ma furono martirizzati due anni dopo, nel 1839. Un secondo tentativo, organizzato verso il 1844-1845 da Andrea Kim Tae-gรฒn, probabilmente all’epoca ancora diacono, andรฒ a buon fine, riuscendo a fare entrare clandestinamente nella nazione il vescovo francese Ferrรฉol e un sacerdote, cosรฌ che, da quel momento, la presenza di una gerarchia cattolica in Corea non mancรฒ piรน, sopravvivendo nel 1866 alla persecuzione piรน accanita, fino ad arrivare al 1882, quando, infine, il nuovo governo coreano decretรฒ la libertร religiosa. Nelle varie persecuzioni anticristiane del paese asiatico si ebbero complessivamente, secondo fonti locali, piรน di 10.000 martiri, dei quali per lo piรน i nomi sono noti solo a Dio. Tra questi, gli odierni centotre. Dei due capilista di questo gruppo, Andrea Kim Tae-gรฒn e Paolo Chรฒng Ha-sang, non si conosce molto. Andrea nacque a Solmoi in Corea (oggi Corea del Sud) il 21 agosto 1821, da una nobilissima famiglia giร cristiana. Crebbe in un ambiente notevolmente ispirato ai principi evangelici, tanto che il padre, Ignazio, aveva trasformato la sua casa in una “chiesa domestica”, ove affluivano i cristiani e i neofiti della nuova fede per ricevere il battesimo, noncurante dei rischi delle persecuzioni, fino a che, scoperto, difese con forza la sua fede, morendo martire a quarantaquattro anni. Andrea aveva quindici anni quando, uno dei primi missionari francesi arrivati in Corea nel 1836, dopo averlo istruito e averne costatata la vocazione, lo inviรฒ a Macao, colonia portoghese sulle coste della Cina (oggi parte della stessa nazione) per prepararsi al sacerdozio. Ritornรฒ come diacono nel 1844, per organizzare l’entrata clandestina nel Paese del vescovo Ferrรฉol, che, salpando personalmente con un’imbarcazione avente tutti i marinai cristiani, andรฒ a prendere nella cittร portuale di Shanghai, in Cina. Nell’occasione, in quest’ultimo centro fu ordinato sacerdote e, insieme al vescovo, di nascosto e dopo viaggio avventuroso, tornarono via mare in Corea, dove da subito lavorarono insieme alla diffusione del Vangelo, sempre in un clima di persecuzione. Con la nobiltร del suo atteggiamento, la caritร e l’umiltร , agevolate dalla capacitร di comprendere bene la mentalitร e la lingua dei connazionali, riuscรฌ ad ottenere ottimi risultati d’apostolato. Nel 1846 il vescovo Ferrรฉol lo incaricรฒ di inviare delle lettere in Europa, tramite il suo omologo di Pechino, mentre anche nell’Impero Cinese s’accentuavano le angherie verso i cattolici. Cosรฌ, durante il suo incontro in Cina con i cristiani locali giunti su alcune barche per ritirare le missive, fu tradito, arrestato e ricondotto in patria in catene. Subรฌ numerosi spostamenti di carcere e violenti interrogatori, prima con il governatore locale e poi, giacchรฉ era un nobile, con lo stesso sovrano. A tutti manifestรฒ la fedeltร a Dio, rifiutando i tentativi di farlo apostatare, nonostante maltrattamenti e torture. Alla fine fu decapitato il 16 settembre 1846 a Seul (oggi capitale della Corea del Sud), primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana. Paolo Chรฒng Ha-sang, eroico laico coreano, era nato nel 1795, nella non meglio specificata localitร di Mahyan in Corea, anch’egli in una famiglia giร cattolica. Il genitore Agostino e il fratello Carlo erano stati martirizzati nel 1801 e lui si era fatto carico dei rimanenti membri del nucleo familiare - composto da lui, dalla madre Cecilia e dalla sorella Elisabetta - che era stato privato di ogni bene. Lui e le due donne furono costretti ad andare ospiti di un parente, ma appena gli fu possibile si trasferรฌ con esse a Seul aggregandosi alla comunitร cristiana, dove si distinse per apostolato, caritร e fede purissima. Perlomeno quindici volte andรฒ in Cina, a Pechino, in viaggi difficilissimi fatti a piedi o parzialmente in barca, spinto dall’eroismo di una fede genuina, professata nonostante i gravi pericoli. Collaborรฒ alacremente affinchรฉ un primo sacerdote fosse destinato e arrivasse in Corea e poi, dopo di lui, all’arrivo dei primi missionari francesi: il vescovo Imbert e i sacerdoti Maubant e Chastan, tutti della Societร Missioni Estere di Parigi. Fu accolto, con la madre e la sorella, nella casa dello stesso Imbert, il quale desiderava farlo diventare sacerdote, ma la persecuzione infuriava e un apostata li tradรฌ, facendoli imprigionare. Paolo fu interrogato e torturato per fargli abbandonare la religione di Gesรน, considerata “straniera”, ma visto la sua grande fermezza, fu condannato a morte e decapitato il 22 settembre 1839, insieme al suo caro amico Agostino Nyon, anche lui firmatario di una petizione al papa per l’invio di un vescovo in Corea. Anche la madre e la sorella furono uccise dopo alcuni mesi. Il vescovo e i due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi, furono decapitati anche loro nel 1839. Andrea Kim Taegon e Paolo Chong Hasang, unitamente agli altri centotre martiri, furono beatificati in due gruppi distinti e due date differenti, rispettivamente nel 1925 e nel 1968, per essere poi canonizzati tutti insieme il 6 maggio 1984, a Seul (Corea del Sud), da papa San Giovanni Paolo II. Di questi solo dieci sono stranieri: tre vescovi e sette sacerdoti tutti europei, mentre gli altri sono catechisti e semplici fedeli coreani.
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Roberto Moggi
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