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Egli, di etnia egiziana o forse nubiana (la Nubia era una regione del basso Egitto lungo il fiume Nilo), ma sicuramente romanizzato, era un alto ufficiale dell'esercito imperiale romano, probabilmente nato nei primi decenni del II secolo a Tebe, antica cittร  egizia sulle sponde del Nilo, circa nella parte centrale della Provincia Romana d’Egitto (oggi nell’omonima repubblica africana). Era il comandante della famosa “Legione Tebana” (o “Tebea”), reparto militare composto di circa seimilaseicento uomini, che prendeva il nome proprio dalla cittร  di Tebe. Questo reparto militare, formato da militi locali di religione prevalentemente cristiana, era distaccato ai confini meridionali dell’Impero di Roma, nella zona della Mesopotamia (oggi in gran parte nel territorio dell’Iraq). I dettagli del martirio sono attinti particolarmente dalla lettera pubblica scritta da Sant’Eucherio, talvolta indicato come Euleterio (Eucherius o Eleutherius), vescovo di Lugdunum nella Provincia Romana della Gallia (oggi Lione in Francia) dal 434 circa al 450. Nella missiva, indirizzata al suo vescovo ausiliario Salvio (Salvius), attesta che la Legione Tebea fu trasferita dalle autoritร  imperiali, nel corso del II secolo, nei territori centrorientali dell’Impero, in Europa. Il riposizionamento dell’unitร  militare fu deciso dall’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305), affinchรฉ desse ausilio all’augusto Massimiano (dal 286 al 305) nella lotta contro i Quadi e i Marcomanni, popoli barbari che, attraversato il confine del fiume Reno in Germania, tracimavano nei territori dell’Impero, oltre che per sottomettere le popolazioni ribelli locali. Giunta in Europa, la legione fu destinata alla cittร  di Colonia Agrippina (l'odierna Colonia nella Germania centro-meridionale), con competenza su una vasta zona a nord delle Alpi, nel territorio chiamato Raetia (l’odierna Rezia, oggi compresa per lo piรน nella Svizzera). L’unitร  militare era sempre agli ordini di Maurizio, che aveva grande stima tra la truppa, coadiuvato dai tre ufficiali sottoposti: Candido, Essupperio e Vittore (dei quali nulla di certo si conosce oltre al martirio e al loro status militare). I soldati della Legione Tebea eseguirono brillantemente la loro missione, tuttavia, quando Massimiano ordinรฒ di massacrare alcune popolazioni locali della Raetia convertite al cristianesimo, essi si rifiutarono, con la piena approvazione del loro comandante Maurizio, essendo ciรฒ contrario ai dettami del Vangelo. Massimiano ordinรฒ una severa punizione per il reparto e, non bastando la sola flagellazione dei soldati ribelli, decise di applicare anche la terribile cosiddetta “Decimazione”, un crudele castigo militare che consisteva nell'uccisione di un decimo dei soldati di un determinato reparto dissidente. I prescelti, selezionati a caso tra la legione schierata, facendo uscire dalle righe un legionario ogni nove, furono decapitati. In seguito vennero ordinate altre azioni dello stesso tipo contro le popolazioni locali ribelli, portando la quasi totalitร  della legione a rifiutare di nuovo l’orrendo compito repressivo assegnatole, in nome dell’amore di Gesรน Cristo, anche in seguito all'incoraggiamento del loro condottiero Maurizio. Massimiano ordinรฒ quindi una seconda decimazione, che i soldati tebani subirono rassegnati, convinti che fosse meglio perdere la vita da martiri ed avere il Paradiso assicurato, piuttosto che incorrere nella dannazione eterna, macchiandosi di uno spaventoso crimine contro fratelli di fede. I soldati cristiani sopravvissuti alle due decimazioni, in seguito, seguendo l’esempio di Maurizio, restarono sempre fermi nella fede in Gesรน, rifiutandosi sia di compiere qualsiasi tipo di violenza contro gli indifesi cristiani di quelle montagne, sia di offrire sacrifici agli dei pagani romani, cosa che portรฒ Massimiano a ordinare che tutti i restanti componenti della legione venissero massacrati sul posto. L’iniqua sentenza fu eseguita nel 287 circa e Maurizio, i suoi piรน fedeli collaboratori Candido, Essupperio e Vittore e i rimanenti soldati cristiani, offrirono la loro vita per il Signore. Il luogo dell'eccidio, allora noto come Agaunum in Raetia, รจ attualmente noto, proprio in onore di Maurizio, come Saint Maurice-en-Valais (San Maurizio nel Vallese, cantone della Svizzera francese), dove oggi troviamo un'abbazia a lui dedicata. San Maurizio divenne il Santo Patrono del Sacro Romano Impero. Nel 926 Enrico I di Sassonia (919-936), arrivรฒ a cedere l'intero limitrofo territorio dell'Argovia (oggi cantone svizzero) all'abbazia anzidetta, in cambio della reliquia costituita dalla lancia militare che fu in dotazione a Maurizio, mentre la sua spada faceva parte del corredo del trono imperiale, utilizzato durante l'incoronazione degli imperatori austro-ungarici fino al 1916.
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Roberto Moggi 
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