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Nella Sacra Scrittura, laddove si riportano i nomi dei Dodici, รจ indicato solo come Matteo, nome non utilizzato nei vangeli di Marco (Mc 2, 14) e Luca (Lc 5, 27), che lo chiamano entrambi Levi (aggiungendo, Marco, anche la specificazione di tipo patronimico “Figlio di Alfeo”). L’uso di questo nome รจ probabilmente dovuto al fatto che, oltre a Matteo, egli portava pure il nome di Levi, come l’omonima tribรน sacerdotale ebraica, alla quale comunque non apparteneva. Altra motivazione probabile, รจ legata alla volontร , da parte dei due predetti evangelisti, di salvaguardarne l’onorabilitร , compromessa dal suo mestiere di esattore delle tasse in Galilea, per conto degli invisi occupanti romani, facendone di fatto un pubblicano. Matteo nacque forse tra il 4 e il 2 avanti Cristo, o comunque, secondo altre fonti, nei primi anni del I secolo dopo Cristo, a Cafarnao, antica cittร  situata sulle rive nord-occidentali del lago di Tiberiade, nella Galilea parzialmente autonoma ma assoggettata alla Provincia Romana di Palestina (oggi in Israele). Proprio nel suo villaggio natio, mentre esercitava l’attivitร  di riscossione delle imposte, incontrรฒ Gesรน, dal quale fu chiamato personalmente a seguirlo, divenendone apostolo, come dice il giร  citato vangelo secondo Marco: “… Nel passare (Gesรน), vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguรฌ …” (Mc 2, 14). Il riferimento a un esattore d’imposte di Cafarnao, di nome Levi, compare anche nell’ugualmente prima riportato vangelo secondo Luca: “… Dopo di ciรฒ egli (Gesรน) uscรฌ e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzรฒ e lo seguรฌ …” (Lc 5, 27-28). Gesรน, dunque, lo scelse come membro del ristretto gruppo dei suoi discepoli, e, infatti, il suo nome, Matteo, si trova negli Atti degli apostoli (At 1, 13), dove si menzionano gli undici (dopo la morte di Giuda Iscariota) che costituivano la timorosa comunitร  sopravvissuta alla perdita del Messia. Appare, inoltre - sempre con quest’appellativo - nei tre elenchi degli apostoli che hanno rispettivamente tramandato i tre vangeli sinottici, secondo Marco (Mc 3, 18), Luca (Lc 6, 15) e quello che la tradizione cristiana vuole scritto da lui stesso (Mt 10, 3), dove lui stesso aggiunge al proprio nominativo anche la specificazione de “il pubblicano”. Il suo Vangelo lo avrebbe redatto intorno all’anno 80, rivolgendosi in particolare agli ebrei neoconvertiti al cristianesimo. Il testo, che ha lo stesso tema di fondo degli altri Vangeli sinottici, cioรจ la predicazione del Regno, รจ peculiarmente suddiviso in cinque grandi discorsi, definiti dagli studiosi: “della montagna”, “parabole”, “escatologico”, “missionario” e “ecclesiale”. Siffatta ripartizione, ricalca simbolicamente il “Pentateuco”, composto dai primi cinque libri dell’Antico Testamento, attribuiti a Mosรจ, quasi a voler evidenziare che Gesรน era la nuova Guida del popolo ebraico. A lui sono anche tradizionalmente riferiti alcuni testi apocrifi: il Vangelo cosiddetto del “Pseudo-Matteo” (cosรฌ chiamato per distinguerlo dal suo Vangelo canonico e accreditarsi con la sua autoritร  di apostolo, scritto in latino e databile al VIII-IX secolo), che parla dell'infanzia di Cristo, nonchรฉ gli “Atti” e il “Martirio”, che del Messia descrivono la predicazione. Quello di “pubblicano”, il mestiere svolto da Matteo, era incentrato in una sorta di appaltato delle imposte, per il quale l’incaricato pagava agli occupanti romani una sorta di canone, in sostanza una tassa, che poi era estorta dall’addetto, per proprio conto, direttamente al popolo. Dipendente e collaboratore del Governo Romano, il pubblicano incassava le tasse degli ebrei per “girarle” agli occupanti e, per guadagnarci ancora di piรน, rincarava il prezzo a suo vantaggio. Di fatto era anche uno di quelli che oggi chiameremmo “strozzino”, per di piรน per conto degli occupanti invisi al Popolo di Dio. Sappiamo bene quali nefande ripercussioni possa avere una simile attivitร  sulla povera gente. Le famiglie erano rovinate, ridotte sovente sul lastrico e, se qualcuno non era in grado di pagare l’importo preteso, era arrestato e poteva essere venduto come schiavo, cosรฌ come i familiari. Di conseguenza, chi esercitava quest’attivitร  era sgradito al popolo e per di piรน considerato un traditore, uno che si era messo dalla parte del nemico e un collaborazionista. Peggio ancora, i pubblicani, giacchรฉ maneggiavano il denaro straniero, erano considerati “impuri”, con tutte le proibizioni legate al binomio puro-impuro da parte degli ebrei, facendone una sorta di “appestati” ai margini della societร , associati ai peggiori peccatori in circolazione. L’ingresso di Matteo all’interno del gruppo degli apostoli che si stava delineando, non deve essere dunque stato indolore, cosรฌ come l’inizio della vita in comune con gli altri prescelti. Levi, infatti, era guardato con un certo sospetto e cautela, sia dai diversi pescatori (Pietro, Andrea, Giacomo e giovanni), che avevano sempre dovuto pagare altissime tasse per esercitare la loro professione, sia soprattutto da Simone il Cananeo, soprannominato “zelota” (ovvero adepto o simpatizzante di un'associazione politica e religiosa d’irriducibili sostenitori della legge giudaica e dell'indipendenza ebraica), vista l’avversione che nutriva per i romani. Tuttavia, proprio queste probabili tensioni iniziali stanno a dirci che Gesรน non sceglie “quelli che vanno d’accordo fra loro”, nรฉ tanto meno i piรน bravi, anzi, รจ venuto proprio per “chiamare i peccatori, non i giusti”. Il vescovo Eusebio di Cesarea, vissuto nel III secolo, ci dice che Matteo avrebbe evangelizzato l’Etiopia, mentre altre tradizioni lo indicano come evangelizzatore della Frigia, regione dell’Anatolia vicina al mare Mediterraneo (oggi nella Turchia asiatica). Sarebbe morto martire, nel I secolo, in Etiopia, oppure a Hierapolis in Frigia, verosimilmente assassinato da un sicario mentre celebrava la Santa Messa. In seguito le sue reliquie sarebbero state trasportate prima a Paestum in Campania (Italia), dove in seguito andarono smarrite. Ritrovate sotto i Longobardi, furono portate il 6 maggio 954 nella vicina cittร  di Salerno, dove sono onorate tuttora nella cripta della locale cattedrale. Di quest’ultima cittร  campana Matteo รจ il patrono, oltre ad esserlo, forse non senza un pizzico d’ironia, dei banchieri, dei contabili, dei doganieri e della Guardia di Finanza. Matteo, il primo dei quattro evangelisti, seguito da Marco, Luca e Giovanni, fu simboleggiato nel cosiddetto “Uomo Alato” (o Angelo). 
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Roberto Moggi 
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