๐๐๐ง ๐๐ข๐ฎ๐ฌ๐๐ฉ๐ฉ๐ ๐๐ ๐๐จ๐ฉ๐๐ซ๐ญ๐ข๐ง๐จ, ๐ฌ๐๐๐๐ซ๐๐จ๐ญ๐
๐๐ ๐ ๐ข - ๐๐ ๐ฌ๐๐ญ๐ญ๐๐ฆ๐๐ซ๐ ๐๐๐๐ - ๐ ๐ข๐จ๐ฏ๐๐๐ข̀ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐๐ ๐ฌ๐๐ญ๐ญ๐ข๐ฆ๐๐ง๐ ๐๐๐ฅ ๐ญ๐๐ฆ๐ฉ๐จ ๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐๐ซ๐ข๐จ, ๐ฅ๐ ๐๐ก๐ข๐๐ฌ๐ ๐ซ๐ข๐๐จ๐ซ๐๐, ๐ญ๐ซ๐ ๐ข ๐ฏ๐๐ซ๐ข ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐ข ๐ ๐๐๐๐ญ๐ข, ๐๐๐ง ๐๐ข๐ฎ๐ฌ๐๐ฉ๐ฉ๐ ๐๐ ๐๐จ๐ฉ๐๐ซ๐ญ๐ข๐ง๐จ, ๐ฌ๐๐๐๐ซ๐๐จ๐ญ๐. Giuseppe - questo il suo nome di battesimo - nacque il 17 giugno 1603 a Copertino, non lontano da Lecce, nel Salento, la parte piรน meridionale della Puglia, all’epoca appartenente al Vicereame di Napoli, sottoposto al Regno di Spagna (oggi in provincia di Lecce, regione Puglia). Venne al mondo in una stalla del castello dei locali marchesi, dall’umile serva Franceschina Panaca, in assenza del padre, Felice Desa, anch’egli inserviente nel maniero, che si era dato alla macchia per problemi di giustizia legati a debiti insoluti, lasciando la famiglia in povertร . Sua madre, donna forte e religiosa, si fece carico di lui tra mille difficoltร . Nel 1610, a sette anni, a costo di grandi sacrifici frequentรฒ la scuola, ma dovette presto lasciarla perchรฉ una cancrena lo costrinse a letto per ben cinque anni, fino al 1615. In questo lungo periodo di sofferenza e forzata immobilitร , ascoltando i racconti religiosi della devota madre, maturรฒ il desiderio di camminare verso il Signore al modo di San Francesco e di vedere Assisi. Un giorno la mamma lo condusse, a bordo di un carretto, al Santuario di Santa Maria delle Grazie, nel vicino paese di Galatone. Qui, ricevuta l’unzione con l’olio della lampada votiva, guarรฌ all’istante in modo prodigioso, potendo tornare a casa ristabilito e sulle proprie gambe. Accostatosi al mondo del lavoro, attraversรฒ un lungo periodo d’insuccessi e delusioni in ogni campo, che lo temprarono e prepararono alla sua gloria futura. Verso il 1619, sui sedici anni, cominciรฒ a fare l’apprendista calzolaio, ma l’esperienza si rivelรฒ un vero fallimento. Si decise cosรฌ ad ascoltare la propria vocazione religiosa, chiedendo di entrare tra i frati francescani Minori Osservanti, ma fu giudicato inadatto in tutto e rifiutato. In seguito, fu accettato come “fratello laico” tra i frati Cappuccini d’un vicino convento, che lo inviarono per l’anno di noviziato, nell’agosto 1620, a Martina Franca presso Taranto (oggi in provincia di Taranto, Puglia), ma, qualche mese dopo, fu rimandato a casa perchรฉ “inetto a qualsiasi mansione”. Uscito suo malgrado anche dai Cappuccini, si vergognรฒ di tornare a Copertino e andรฒ ospite presso lo zio materno Giambattista Panaca, frate francescano Conventuale in un altro convento dei pressi, dove apprese che suo padre latitante era morto e che la giustizia ora cercava lui, come erede dei debiti paterni. Fu necessario nasconderlo e il luogo piรน adatto sembrรฒ una chiesetta dedicata alla Madonna, con annesso piccolo convento, nella vicina localitร La Grottella. Con la provvidenziale complicitร del frate sacrista che gli passava un po’ di cibo, trascorse circa sei mesi nascosto in una piccola e decrepita spelonca addossata al Convento. Visse cosรฌ finchรฉ il sacrista stesso si presentรฒ allo zio, facendogli una buona relazione sul giovane, sempre applicato alle cose di Dio. Fatto sta che quest’ultimo, con l’aiuto di un altro zio francescano, mosso a compassione gli fece ottenere l’abito da terziario del proprio ordine religioso, che godeva allora dell’immunitร giuridica dal “braccio secolare” della legge, in altre parole della giustizia civile. In cambio Giuseppe avrebbe fatto il servo in quel convento di campagna. Nel 1625, a ventidue anni, fu ammesso tra i “fratelli laici”, tra i frati cioรจ che emettono i voti, ma non sono ammessi al sacerdozio. Fece cosรฌ il suo anno di noviziato da solo, sotto la guida dello zio, non senza penare per qualche ostacolo nell’apprendimento del latino e della Regola di San Francesco a memoria. Spesso lo sorprendevano di notte a leggere di nascosto o a farfugliare qualche preghiera in latino. Non gli mancava la buona volontร di curare lo studio, studiava di nascosto e si esercitava nello scrivere anche di notte. Gli zii, al vederlo cosรฌ pieno di buona volontร , decisero di presentarlo ai frati come possibile chierico e, per intervento della Provvidenza, fu ammesso a continuare gli studi. Nell’anno di prova egli seppe sempre corrispondere, pur nei limiti delle sue capacitร , all’obbedienza e fu capace di condurre vita austera. Nonostante le evidenti lacune e limiti culturali, fu ammesso alla professione religiosa grazie alla “sua bontร ”. A essa non venne mai meno e non si concesse mai sconti, continuando con fedeltร il cammino che si faceva ancora piรน arduo. Grazie alla Divina Provvidenza, Giuseppe, ora frate, riconosciuto come persona scarsa di doti umane intellettuali e di una scienza adeguata, si preparรฒ al sacerdozio. Fu presentato per ricevere gli Ordini Minori e sottoposto alla prima tonsura il 3 gennaio 1627, disponendosi poi a ricevere il Diaconato. I candidati erano sottoposti a un piccolo esame: leggere, cantare e spiegare il Vangelo. Lui si era preparato al limite delle proprie forze, imparando a memoria il brano del Vangelo piรน breve dell’anno liturgico, “La vera beatitudine” dell’Evangelista Luca, dove una donna dalla folla alzรฒ la voce e disse a Gesรน: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!», Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27-28). Nell’imprevedibilitร del disegno divino, il vescovo aprรฌ la Bibbia a caso e a Giuseppe capitรฒ proprio quel brano di Vangelo, l’unico che sapeva bene a memoria! Fu lodato dal vescovo anche per il suo buon canto e ricevette il diaconato il 20 marzo 1627. Rimaneva l’esame d’ammissione al sacerdozio, per cui c’erano cinque candidati per la provincia francescana di Puglia. I primi quattro avevano un curriculum regolare e conseguirono un buon risultato. Mentre stava per arrivare il turno di Giuseppe, un messaggero trafelato portรฒ un’ambasciata urgente al vescovo: era il trasferimento del Pastore alla diocesi di Anglona-Tursi in Lucania. Fatto sta che la tensione del vescovo sugli esami si allentรฒ e cosรฌ pensรฒ di allargare anche all’ultimo candidato rimasto, proprio lui, il giudizio positivo giร dato agli altri. Immensa fu la gioia di Giuseppe che, consapevole di essere stato “aiutato” dal Cielo, fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1628. L’intervento divino, segno di una predilezione tutta particolare, era ben chiaro. Cosรฌ la consapevolezza d’aver ricevuto veramente tutto da Dio diventerร per Giuseppe uno stimolo a perseguire nella santitร . I superiori lo lasciarono al convento della Grottella, consci delle sue limitate capacitร , ma i dieci anni di apostolato che vi trascorse (1628-1638) furono invece ricchi di frutti spirituali, sia per Giuseppe, sia per i numerosi pellegrini e devoti che ricorrevano a lui, che ormai era chiamato “il Santo della Grottella”. Ciรฒ nonostante, egli invitava tutti a ringraziare Maria e a chiedere la sua materna intercessione, abbandonandosi con fiducia tra le sue braccia. Giuseppe si distingueva per lo spirito di preghiera alla quale dedicava molte ore del giorno. Il Signore gli concesse anche doni straordinari come estasi e levitazioni che confondevano la sua grande umiltร , facendogli evitare, per quanto possibile, di mostrarsi o rendere pubblica la notizia. Gli bastava un solo richiamo alle cose divine, attraverso una lettura, un salmo, un’immagine religiosa per essere “lanciato fuori di sรฉ” - come lui diceva - in altre parole per andare in estasi. Inevitabilmente, il popolo cominciรฒ a conoscere questi fenomeni, per cui spesso si ritrovava con il saio tagliuzzato dai devoti che ne facevano reliquie, ma anche gli oggetti da lui usati o semplicemente toccati erano capaci di “fare miracoli”. Il padre provinciale, preoccupato da tanto clamore, pensรฒ di mandarlo a visitare tutti i conventi della provincia religiosa per accrescere la devozione e la preghiera dei frati. Fu l’inizio del suo Calvario. Al ritorno a Copertino, trovรฒ un perentorio ordine del Sant’Uffizio di presentarsi presso quel tribunale di Napoli, perchรฉ accusato di “messianismo”. Giuseppe obbedรฌ pur con fatica e superรฒ tutte le prove previste, perchรฉ i suoi costumi e la sua dottrina erano irreprensibili. Tuttavia ricevette l’ingiunzione di essere trasferito in un convento fuori della sua zona e di regolare osservanza. Cosรฌ, sempre per intercessione della Provvidenza, che esaudiva in questo modo il suo antico sogno fanciullesco, fu mandato ad Assisi, nello Stato della Chiesa (oggi in provincia di Perugia, regione Umbria), dove, al contrario di quanto speravano le autoritร , la sua popolaritร aumentรฒ. Giuseppe visse qui per quindici anni, chiuso in tre stanzette a ridosso della selva, la sua giornata era un lungo colloquio con Dio, culminante nella celebrazione eucaristica nella cappella del vecchio noviziato. Era nella Santa Messa che Dio mostrava in lui lo splendore della sua potenza e dei suoi misteri rivelati ai piccoli. Giuseppe, infatti, si sollevava in alto staccandosi da terra, cadeva con la faccia a terra, ballava, piangeva e gridava. A chi si meravigliava di queste strane manifestazioni, spiegava: “Le persone che amano Dio sono come gli ubriachi, che non stanno in sรฉ e perciรฒ cantano, ballano e fanno cose simili”. Giuseppe non amava queste manifestazioni esteriori della grazia, che lo esponevano alla curiositร della gente e quasi si scusava dicendosi affetto da una malattia ignota, mentre pregava il Signore di togliergli ogni manifestazione esterna, ma non fu esaudito. La mattina del 23 luglio 1653, al termine della celebrazione liturgica, fu chiamato dal suo superiore in portineria, dove lo attendeva l’Inquisitore Generale dell’Umbria che gli annunciรฒ solennemente il suo trasferimento. Rimase impietrito finchรฉ il suo superiore non gli ricordรฒ i meriti della Santa Obbedienza, al che Giuseppe si mise in ginocchio per baciare i piedi del frate inquisitore Domenicano, ascoltando rassegnato la sentenza del tribunale, dopo di che corse verso la carrozza che doveva immediatamente accompagnarlo alla nuova destinazione, tra quattro soldati di scorta. Non aveva nulla con sรฉ. Un ultimo sguardo all’amata Assisi e la carrozza si mosse per una meta ignota. Questa si rivelรฒ essere Pietrarubbia, un paesino nascosto tra i boschi di Carpegna, nelle Marche dello Stato Pontificio (oggi in provincia di Pesaro e Urbino, regione Marche), presso il locale convento dei frati Cappuccini. La sentenza stabiliva anche che non avrebbe potuto parlare con nessuno, scrivere a nessuno e non rivelare la propria presenza, mentre le relazioni personali erano riservate ai soli cappuccini del Convento. Gli ordini sulla sua vita sarebbero stati affissi sulla porta del refettorio e della sua celletta, mentre chi avesse tentato di contravvenire a questi ordini, sarebbe stato addirittura scomunicato. Nonostante tutto Giuseppe era sereno e ai Cappuccini marchigiani non sembrava vero di avere tra loro quel Giuseppe da Copertino di cui tanto avevano sentito parlare. La sua cella diventรฒ ben presto un luogo d’incontri spirituali in cui si trattavano argomenti di comune edificazione. Lui non accusava mai, non si lamentava, semmai si rallegrava che Dio lo avesse sequestrato dal mondo e levato dalla curiositร che egli tanto aborriva. Nonostante le tante precauzioni, perรฒ, la notizia che Giuseppe era a Pietrarubbia non tardรฒ a circolare e molta gente si riversรฒ nel piccolo paese tra le colline Marchigiane. Per suo tramite, grazie e miracoli erano profusi con dovizia anche lรฌ. L’Inquisizione, d’altra parte, non aveva dato disposizioni a riguardo della Messa, che egli continuรฒ a celebrare in pubblico, ma anche questo periodo ebbe termine. Il vicario generale del vescovo di Urbino arrivรฒ a Pietrarubbia con l’ordine di condurlo in altro luogo segreto. Ecco la fede di Giuseppe da Copertino: la grazia lo aveva plasmato fino a farlo giungere alla perfetta assimilazione con la volontร di Dio. Egli accettava tutto per amore del Padre Celeste. La sua ascesi era tutta volta a purificare e trasfigurare l’intera esistenza per evitare il ripiegamento su di sรฉ. Alla scuola di San Francesco, assunse il Cristo come centro attorno al quale far ruotare tutta la sua esistenza e ordinare ogni aspetto della propria personalitร . Viveva un amore incondizionato alla Chiesa, sempre disponibile alla pronta obbedienza, accettando anche l’incredulitร e il sospetto di alcuni ministri di Dio. Grande era la sua devozione e tenerezza per la Madre di Dio, da lui contemplata nell’immagine custodita nel convento della Grottella. Era una devozione discreta e semplice. Alle feste della Madonna si preparava con fervore e seguendo la sua fantasia con canzoncine e poesie. Copertino, la Grottella, Napoli, Assisi, Pietrarubbia, poi ancora Fossombrone (Pesaro e Urbino, Marche) e infine Osimo (vicino Ancona, nella regione Marche), sono i conventi dove soggiornรฒ. Durante l’ultimo trasferimento a Osimo, vedendo in lontananza la basilica di Loreto esclamรฒ: “Oh, che vedo! Quanti angeli vanno e vengono dal cielo! Non li vedete? Guardateci, guardateci bene!”, volando anche lui fino a un mandorlo nella campagna, traboccante di gioia e ritornato in sรฉ, cominciรฒ a cantare e pregare. Arrivarono la sera del 9 luglio 1663 al Convento di San Francesco in Osimo, entrarono e lui sospirรฒ di soddisfazione. Aveva trovato la sua sede terrena definitiva e il Signore stesso glielo aveva fatto capire. Rifulgono nella figura di Giuseppe da Copertino le meraviglie che Dio opera con coloro che si consegnano completamente nelle sue mani senza opporre resistenza, sicuri della Provvidenza del Padre Celeste. Giuseppe era affabile, ricco di gioia che esprimeva nel canto, nella danza, nelle composizioni musicali o poesie: in punto di morte chiese ai frati che cantassero con lui. Un uomo tutto donato e libero, liberato dalla grazia di Dio dalla quale si era lasciato lavorare, libero nell’Obbedienza. Morรฌ a Osimo il 18 settembre 1663, quando, un quarto d’ora prima di mezzanotte, il suo volto s’illuminรฒ e finรฌ la sua vita terrena con un lungo e ineffabile sorriso. Fu seppellito nella stessa cittร , nella cripta della chiesa del predetto convento di San Francesco. Nella seconda metร del XVIII secolo, in occasione della sua canonizzazione, si รจ dedicato a lui ed elevato a basilica quel luogo sacro, dove le sue spoglie ancora riposano in un'urna di bronzo dorato. Fu beatificato da papa Benedetto XIV il 24 febbraio 1753 e dichiarato santo dal pontefice Clemente XIII il 16 luglio 1767. Nella devozione cattolica viene chiamato il “Santo dei voli”, a motivo delle levitazioni che secondo le cronache del tempo compiva in stato di estasi.
๐ผ๐๐๐๐๐๐๐: "๐๐๐ ๐บ๐๐ข๐ ๐๐๐๐ ๐๐ ๐ถ๐๐๐๐๐ก๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐ฃ๐๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐๐ ๐ต๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ฟ๐๐๐๐ก๐", ๐๐๐๐ ๐ ๐ข ๐ก๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ก๐, ๐๐๐ 1767, ๐๐๐ ๐๐๐ก๐ก๐๐๐ ๐๐๐๐โ๐๐๐๐๐๐ ๐ฟ๐ข๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐ง๐ง๐๐๐ก๐ (1686-1775). ๐ฟ'๐๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐ก๐๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐ข๐ ๐๐๐ก๐๐ก๐๐๐๐ก๐, ๐๐ ๐๐ ๐๐๐ (๐๐ ๐๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ด๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐โ๐).
Roberto Moggi
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