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La sua determinazione, unita ad acuta intelligenza e forte passione, era tanto grande da chiedere - senza perΓ² essere accontentato - di frequentare il molto piΓΉ difficile e impegnativo corso teologico universitario al posto di quello diocesano, al fine di poter studiare anche le lingue orientali. Fu ordinato sacerdote nel 1858, venendo subito dopo assegnato, quale vicario, alla parrocchia di Tombolo, in provincia di Padova. Nel 1866 divenne cittadino del Regno d’Italia, al quale il Lombardo-Veneto era stato annesso e, l’anno successivo, fu nominato arciprete di Salzano in provincia di Venezia e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo nel contempo da direttore spirituale in quel seminario diocesano, esperienza della quale serberΓ sempre un caro ricordo. Il 10 novembre 1884 fu nominato vescovo di Mantova (Lombardia) e, nel 1893, patriarca di Venezia. Tuttavia, il governo italiano, a quest’ultimo riguardo, rifiutΓ² inizialmente di concedere il proprio “Exequatur” (in italiano letteralmente “(si) esegua”, quindi una sorta di “nulla osta”), sostenendo che la proposta di nomina del patriarca della cittΓ lagunare spettasse al re d’Italia e che, inoltre, egli era stato scelto su pressione dell'Impero Austro-Ungarico. Dovette quindi attendere ben diciotto mesi prima di poter assumere la guida pastorale del Patriarcato di Venezia, ma intanto, a seguito di tale nomina, ricevette pure la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893. La sua carriera andΓ² sempre progredendo, fino a quando il 4 agosto 1903 fu eletto papa con oltre l’ottanta per centro dei suffragi, succedendo a Leone XIII (regnante dal 1878 al 1903), deceduto il 20 luglio precedente, assumendo il nome di Pio X. Quale nuovo Vicario di Cristo, consapevole di non avere alcuna esperienza di governo e diplomazia, seppe scegliersi dei collaboratori molto competenti, come il giovane cardinale spagnolo Rafael Merry del Val y Zulueta (1865-1930), di soli trentotto anni, poliglotta e direttore della Pontificia Accademia Ecclesiastica, che fu nominato segretario di stato, con carta bianca nel campo della diplomazia vaticana. Proveniendo da una famiglia popolare, Pio X rimase sempre semplice e umile, vivendo sobriamente anche in Vaticano, accudito dalle proprie sorelle carnali, che vivevano in un appartamento vicino al suo, fatto allestire appositamente. L’orientamento del suo pontificato, che puΓ² essere visto come moderatamente conservatore, contraddistinto dalla lotta ingaggiata contro il cosiddetto “modernismo”, un movimento interno alla Chiesa che cercava di conciliare la fede con le nuove idee filosofiche e scientifiche dell'epoca. I modernisti cercavano di reinterpretare la dottrina cattolica alla luce di queste nuove “scuole di pensiero”, spesso criticando le posizioni tradizionali della religione. Proprio per questo fu spesso attaccato da detrattori e nemici. AnnunciΓ² il suo programma di governo con la sua prima enciclica: “E supremi apostolatus cathedra” (“Dalla suprema cattedra apostolica”) del 4 ottobre 1903, nella quale Γ¨ enunciato il principio ispiratore della sua azione con il motto “Instaurare omnia in Christo” (“Rinnovare tutte le cose in Cristo” o “Ristabilire tutte le cose in Cristo”). La realizzazione di tale programma ebbe subito inizio e proseguΓ¬ a ritmo incalzante, venendo codificata da alcuni “Motu proprio” (“Di propria iniziativa”), documenti emanati direttamente dal papa, di sua iniziativa, senza alcuna richiesta di altri organismi della Curia Romana o di altre autoritΓ ecclesiastiche). Il primo fu “Inter pastoralis officii sollicitudines” (“Per iniziativa propria”, “per spontanea premura”) che in italiano prese titolo “Tra le sollecitudini” del 22 novembre 1903, per la riforma della musica sacra; seguito da “Ab initio” (“Dall'inizio”, “Fin dall'inizio”) in italiano intitolato “Fin dalla prima” del 18 dicembre 1903, per il riordinamento dell'azione popolare cristiana. Il 20 gennaio 1904 firmΓ² la costituzione apostolica “Commissum nobis” (“A noi affidato”), pubblicata nel 1909, concernente il divieto d'ingerenza da parte di sovrani, Stati e autoritΓ laiche nell'elezione del romano pontefice, i quali, con il “veto in Conclave”, potevano attuare un anacronistico diritto di opporsi all’elezione a papa di un cardinale a essi non gradito. Seguirono l'enciclica “Ad diem illum laetissimum” (“A quel giorno felicissimo”) del 2 febbraio 1904, per il cinquantesimo anniversario della definizione del Dogma dell'Immacolata Concezione (8 dicembre 1854); la Lettera “Quum arcano” (“Quando un segreto”) dell’11 febbraio 1904, con la quale indiceva la visita apostolica alla cittΓ di Roma, seguita in breve tempo dal Decreto “Constat apud omnes” (“Concordato con tutti”) del 7 marzo 1904, in cui prendeva un'analoga iniziativa per la visita apostolica alle diocesi italiane. Cinque giorni dopo, era la volta dell'enciclica “Iucunda sane” (“Davvero gioiosa”, “Piacevole davvero”) del 12 marzo 1904, per il XIII Centenario di San Gregorio Magno e, dodici giorni dopo, quella del motu proprio “Arduum sane munus” (“Compito arduo”, “Lavoro difficile”) del 19 marzo 1904, per la redazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, opera titanica che non riuscirΓ a vedere ultimata e che sarΓ presentata alla Chiesa dal suo successore, Benedetto XV, il 25 maggio 1917. Sul fronte politico italiano, Pio X iniziΓ² con cautela e circospezione ad attenuare il “Non expedit” (“Non conviene”), una disposizione della Santa Sede con la quale, nel 1868 - prima ancora dell’annessione di Roma all’Italia - si dichiarΓ² inaccettabile che i cattolici italiani partecipassero alle elezioni politiche del Regno d'Italia e, per estensione, alla vita politica nazionale italiana. Contemporaneamente tese ad aprirsi alle correnti politiche moderate per evitare l'elezione di esponenti radicali o socialisti. Di fronte alla crisi dell'Opera dei Congressi vaticana, prese la decisione del suo scioglimento; secondo un disegno strategico improntato all’allentamento della posizione del laicato sotto un rigido controllo ecclesiastico, con Lettera circolare del 1° marzo 1905, confermΓ² la Democrazia Cristiana autonoma e con l'enciclica “Il fermo proposito”, dell’11 giugno 1905, favorΓ¬ la riorganizzazione dell'Azione Cattolica in Italia. Conscio dell'importanza del laicato cattolico nella riconquista cristiana della societΓ , vedeva nella sua azione un prolungamento dell'azione del clero e per questo, il 15 aprile 1905, pubblicΓ² l'enciclica “Acerbo nimis” (“Eccessivamente amaro”, “Troppo amaro”), sull'insegnamento del catechismo, uno dei primi interventi in quest’ ambito, per i quali sarΓ chiamato il “Papa del catechismo”. In ogni caso, a fianco di questo titolo, si trova anche quello di “Papa dell'eucaristia”, perchΓ© essa fu il tema fondamentale del Decreto “Sacra tridentina synodus” (“Sacro Sinodo Tridentino”, riferito all’importante concilio ecumenico della Chiesa cattolica che si tenne a Trento tra il 1545 e il 1563), datato 20 dicembre 1905, riguardante la concessione del permesso per la comunione frequente o anche quotidiana, cui seguirΓ il Decreto “Post editum” (“Dopo la pubblicazione”, “Dopo la redazione”). del 7 dicembre 1906, sulla concessione della comunione ai malati non digiuni. Sul fronte della politica internazionale era intanto scoppiata la cosiddetta “Questione francese”. Questa era legata alle "leggi inique" votate in Francia contro la Chiesa fra il 1880 e il 1903, e alle controversie che avevano seguito la visita al Quirinale del presidente della repubblica francese Γmile Loubet (1838-1929) nel 1904, culminate, il 9 dicembre 1905, con la votazione, da parte del parlamento francese, della legge di separazione fra Stato e Chiesa. La risposta di Pio X non si fece attendere e si concretΓ² in due encicliche contro il governo francese, nella “Vehementer” (“Violentemente”, “Fortemente”, “Energicamente”, “Impetuosamente”, “Con accanimento”) dell’11 febbraio 1906, condannΓ² la separazione della Chiesa dallo Stato in Francia e, nella “Gravissimo officii munere” (“"Il gravissimo dovere del nostro ufficio”, “Il dovere molto grave del nostro ufficio”) del 10 agosto 1906, condannΓ² le leggi cultuali librtine e anticlericali proposte dal governo francese. Non furono questi gli unici atti legati a controversie fra Chiesa e Stato. In altri paesi, come in Ecuador e, qualche anno dopo in Portogallo, lo stato aveva emanato "leggi persecutrici" nei confronti della Chiesa. Egli espresse il "Suo dolore" con la Lettera “Acre nefariumque bellum” (“Una guerra amara e nefasta”) del 14 maggio 1905, contro le leggi massoniche votate nell'Ecuador e, sei anni dopo, con l'Enciclica “Jamdudum” (“GiΓ da un po', “Da tempo”), per quelle votate in Portogallo il 24 maggio 1911. A coronamento, poi, di un'opera efficace e attenta, durata almeno trent’anni, non mancΓ² un progetto di riforma dei seminari d'Italia, realizzato con un provvedimento autorevole il 16 gennaio 1906. Dello stesso anno Γ¨ un intervento sul clero, attraverso l'Enciclica “Pieni d’animo sull'educazione del giovane clero” del 28 luglio 1906. Dopo avere ancora una volta manifestato la posizione della Santa Sede nei confronti del governo francese, con l'enciclica “Une fois encore” (“Ancora una volta”) del 6 gennaio1907, Pio X condannΓ² sessantacinque proposizioni moderniste nel decreto “Lamentabili sane exitu” del 3 luglio 1907 e il movimento modernista con l'enciclica “Pascendi dominici gregis” dell’8 settembre 1907, etichettandolo come la sintesi di tutte le eresie. Nella parte dispositiva dell'enciclica le misure previste erano mirate e culminarono con l'imposizione di un giuramento antimodernista il 1° settembre 1910, a riprova della costante sollecitudine di Pio X per l'integritΓ del “Depositum Fidei”. Proprio per il suo atteggiamento antagonistico di fronte alle nuove idee e ai nuovi fermenti interni ed esterni alla Chiesa, i suoi detrattori e avversari hanno voluto ritenere che Pio X sia stato in qualche modo un Pontefice "retrogrado" e "reazionario". In realtΓ , non sono mancati anche suoi interventi di originale portata riformatrice e di respiro universale, come la costituzione apostolica “Sapienti Consilio” del 29 giugno 1908, che riformava la curia romana, la lettera “Quid quid consilii” sull'unione delle Chiese Orientali dell’8 luglio 1908 e la lettera apostolica ai vescovi d'oriente sull'unione delle Chiese del 26 dicembre 1910, che sottolinea uno degli aspetti ecumenici piΓΉ interessanti del suo pontificato. D’influenza particolarmente efficace fu l'esortazione al clero “Haerentanimo”, scritta per la celebrazione del suo giubileo sacerdotale il 4 agosto 1908. Il 29 settembre 1908, con la costituzione apostolica “Promulgandi pontificias”, fondΓ² il periodico “Acta apostolicae sedis”, unico organo di stampa ufficiale della Santa Sede per i problemi dottrinali e disciplinari, che sostituiva il precedente “Acta sanctae sedis”, istituito da Pio IX nel 1865. Seguirono poi le encicliche “Communium rerum” del 21 aprile 1909, nell’VIII Centenario di Sant'Anselmo d'Aosta, la lettera “Vinea electa” riguardante la fondazione dell'Istituto Biblico del 7 maggio 1909, “Editae saepe” del 26 maggio 1910, nel III centenario di San Carlo Borromeo e “Quam singulari Christus amore” sulla comunione dei ragazzi dell’8 agosto 1910, una delle sue piΓΉ famose encicliche eucaristiche. In ambito sociale, i suoi interventi furono di certo non altisonanti come quello del suo predecessore Leone XIII. Tra essi sono da segnalare l'intervento per l'inaugurazione della Scuola Sociale Cattolica di Bergamo il 15 agosto1910 e la lettera “Notre charge apostolique” del 25 agosto 1910, nella quale condannΓ² le teorie della rivista Sillon di Marc Sangnier (Parigi, 1873-1950), il quale prontamente si sottomise in modo pieno e incondizionato al volere del Papa. Altro fatto da sottolineare, Γ¨ che durante il suo pontificato si assistette a una maggiore sensibilizzazione e organizzazione delle attivitΓ della Chiesa a favore dell'emigrazione. Altri atti pontifici di Pio X furono le costituzioni apostoliche “Divino afflatu” del 1° novembre 1911, che riformava il breviario romano e “Et si nos”, che prevedeva la riforma del vicariato di Roma del 1° gennaio 1912; le encicliche “Lacrimabili statu” sulle disumane condizioni degli indios nell'America Latina del 7 giugno 1912 e “Singulari quadam” sui sindacati operai in Germania del 24 settembre 1912; oltre alla lettera apostolica “Universis Christi fidelibus” dell'8 marzo 1913, per il XVI Centenario Costantiniano. Dall'esame degli atti di papa Pio X, puΓ² sorprendere che egli non sia mai intervenuto a riguardo di argomenti scientifici, anche se quelli in cui visse erano anni che registravano lo scardinamento di secolari fondamenti della fisica con la formulazione della teoria dei quanti del 1900, di Max Planck (1858-1947), della teoria della relativitΓ ristretta del 1905, di Albert Einstein (1879-1955) e dell'interpretazione atomistica della realtΓ fisica ad opera di Joseph John Thomson (1856-1940), Ernest Rutherford (1871-1937) e Niels Bohr (1885-1962). Γ un fatto che i moderni agiografi considerano in qualche modo “strano”, perchΓ© Pio X sempre coltivΓ² gli studi scientifici, con speciale riguardo alla matematica e all'astronomia. RiuscΓ¬ sempre bene in questo tipo di studi, espresse la sua versatilitΓ scientifica nella costruzione di meridiane e, da papa, seguΓ¬ l’attivitΓ della Specola Vaticana fondata dal suo predecessore. Il 2 agosto 1914, angosciato, inviΓ² l'esortazione “Dum Europa” a tutti i cattolici del mondo per implorare la cessazione della guerra europea appena scoppiata (la Prima Guerra Mondiale). Era un accorato appello a porre fine alle ostilitΓ e a esperire ogni strada per la composizione del conflitto nell'interesse superiore dell'umanitΓ e della pace. Γ un testamento di pace dei piΓΉ alti che siano stati consegnati alle future generazioni. Il progressivo declino della salute e la preoccupazione per le condizioni politiche che si deterioravano sempre di piΓΉ in Europa, lo portarono alla tomba. MorΓ¬ giovedΓ¬ 20 agosto 1914. Fu sepolto nelle grotte vaticane e ricordato da subito per la sua vita e un pontificato vissuti all'ombra della Croce e all'insegna della povertΓ piΓΉ rigorosamente vissuta. Fu proclamato santo da Pio XII nel 1954.
πΌπππππππ: "ππππ πππ π", πππ‘πππππππ π’ππππππππ ππ ππππππ π ππππ π π’ π π‘ππππ ππππ πππππ‘πππ π'ππππππ‘π, π πππ‘π‘ππ‘π, ππ πππ‘π ππππππππ ππ‘π ππ ππππ πππ‘πππππππ‘π ππ 20 ππππ π‘π 1914, πππ πππ‘ππππππ πππππ-πππππππππ πΈππππ π‘ ππππ‘ππ π»ππ π‘ππ (1863-1947). πΏ'πππππππππ ππππ'πππππ π π π‘πππ£π ππππ π π ππ πππ‘πππππ ππππ‘ππππ‘ πΊππππππ¦ (πππΊ), ππππππππ ππ πππ‘πππ‘π‘π π ππ‘π ππ πΏπππππ (πΌππβπππ‘ππππ).
Roberto Moggi
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