๐๐ ๐ ๐ข - ๐๐ ๐๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐๐๐๐ - ๐ฅ๐ฎ๐ง๐๐๐ข̀ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ ๐ฌ๐๐ญ๐ญ๐ข๐ฆ๐๐ง๐ ๐๐๐ฅ ๐ญ๐๐ฆ๐ฉ๐จ ๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐๐ซ๐ข๐จ, ๐ฅ๐ ๐๐ก๐ข๐๐ฌ๐ ๐ซ๐ข๐๐จ๐ซ๐๐, ๐ญ๐ซ๐ ๐ข ๐ฏ๐๐ซ๐ข ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐ข ๐ ๐๐๐๐ญ๐ข, ๐๐๐ง๐ญ' ๐๐ฅ๐๐ง๐, ๐ง๐จ๐ซ๐ฆ๐๐ฅ๐ฆ๐๐ง๐ญ๐ ๐ข๐ง๐๐ข๐๐๐ญ๐ ๐๐จ๐ง ๐ฅ๐ ๐ฌ๐ฉ๐๐๐ข๐๐ข๐๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ “๐ข๐ฆ๐ฉ๐๐ซ๐๐ญ๐ซ๐ข๐๐”. Di Flavia Iulia Helena (Flavia Giulia Elena) - questi i suoi nomi in latino - si conosce poco. Madre dell’imperatore romano Costantino I detto “Il Grande” (regnante dal 306 al 337), che sarebbe diventato anch’esso santo, nacque tra il 248 e il 250 circa a Depranum, cittร che il predetto suo figlio, in onore di lei, fece in seguito ribattezzare Helenopolis (“Cittร di Elena”), nella provincia romana della Bitinia, sul litorale del Mar Nero della Penisola Anatolica (oggi nella Turchia asiatica). Qui esercitava umili mestieri essendo della classe popolare. Altra tradizione, tuttavia, la vorrebbe ebrea, sebbene ciรฒ non sia condiviso dalla maggior parte dei moderni agiografi. Infine, fonti del IV secolo, che si rifanno all’opera storiografica “Breviarium ab Urbe condita” [“Riassunto (della storia di Roma) dalla fondazione della cittร "], realizzata dal politico, storico e retore Eutropio (vissuto nel III secolo), affermano che Elena era una donna del popolo romano, addirittura una plebea di bassa condizione sociale e ancora pagana, benchรฉ molto attratta dal messaggio di Cristo che ovunque si diffondeva nell’Urbe e nell’Impero. Al riguardo, il grande teologo e vescovo Sant’Ambrogio (339-397), la definisce in effetti “Bona stabularia” (cioรจ una capace stalliera o addetta alle stalle). Sulla scorta della prima tradizione, in assoluto la piรน considerata dagli agiografi, sappiamo che poco dopo il 270, mentre esercitava il suo umile mestiere, avrebbe conosciuto a Depranum, la sua cittร , Flavio Valerio Costanzo, ufficiale romano che sarebbe poi diventato imperatore col nome di Costanzo Cloro (o Costanzo I). Questi era di stanza in Bitinia, la provincia d’origine di Elena, al servizio dell’imperatore Aureliano (dal 270 al 275), per una guerra repressiva contro il ribelle Regno di Palmira. Tra Elena e Costanzo - benchรฉ separati dalle rigide leggi civili e dai costumi severi del tempo, poichรฉ di due classi sociali assolutamente differenti e cittadino romano il secondo - s’instaurรฒ una relazione affettiva che - pur definita da taluni “matrimonio” e, da altri, per i predetti motivi, “concubinaggio” - durรฒ comunque circa ventitrรฉ anni, nonostante i vari trasferimenti dell’ufficiale, in cui lei lo seguรฌ sempre. Nel 280, a Nis (oggi Naisso in Serbia), nacque dalla loro unione Costantino, ma, per ragioni politiche e di rango, non molto dopo, Costanzo dovette suo malgrado lasciarla e sposare ufficialmente Teodora, figliastra del Cesare Massimiano Erculeo (250-310), obbligato a farlo dal regnante imperatore Diocleziano (sul trono dal 284 al 305). Con questo matrimonio “di Stato”, infatti, Diocleziano potรฉ elevare Costanzo alla carica di Cesare, all’interno dell’istaurata “Tetrarchia” (termine greco, traslitterato nel nostro alfabeto, che indica una forma di governo consistente nella divisione di un determinato territorio in quattro parti, ognuna retta da un amministratore distinto). Elena, che giร nel corso degli anni di vita “coniugale” si era sempre piรน dedicata alle cose di Dio, fu cosรฌ costretta, suo malgrado, a separarsi da Costanzo e ad allontanarsi dalla corte, pur con ampie garanzie per il suo futuro, lauto vitalizio e ogni onore, mentre il figlio Costantino fu educato finemente, alla corte di Diocleziano, in vista del suo futuro regale. Nel 305 Costanzo Cloro diventรฒ infine imperatore e partรฌ, seguito dal figlio Costantino, per la campagna di guerra in Britannia (odierna Gran Bretagna) contro i Pitti. Elena soffrรฌ in solitudine per la separazione e la lontananza obbligata dal marito e dal figlio tanto amato. Non si risposรฒ mai e visse sempre onestamente e caritativamente, totalmente presa dalle cose di Dio, le uniche che potessero darle consolazione e forza. Nel 306 Costantino, succeduto sul trono al padre morto prematuramente, riguadagnรฒ il tempo perduto e visse con la madre Elena, che ricompensรฒ dei tanti sacrifici e sofferenze colmandola d’amore filiale, onori, beni e ricchezze. In comunione spirituale con la genitrice, nel 313, emise l’editto di Milano, con il quale infine si riconobbe libertร di culto ai Cristiani. Tra Elena e suo figlio esisteva uno splendido rapporto affettivo, tanto che Costantino giunse, nel 324, a elevarla al titolo di Augusta, attribuzione che mantenne fino alla sua morte, facendo coniare in suo onore alcune monete, in cui lei era rappresentata come la “Securitas” (Sicurezza). Sarebbe stato proprio in questo periodo, dopo il riavvicinamento col figlio e particolarmente dopo che quest’ultimo, nel 313, con l’editto di Milano, riconobbe libertร di culto al cristianesimo, che Elena, ponendo fine a un lungo travaglio spirituale che sempre piรน l’aveva accostata al Cristo, si convertรฌ anche formalmente al Cristianesimo, con il battesimo. Secondo il vescovo e scrittore greco Eusebio (265-340), consigliere di Costantino, fu proprio il figlio a convincerla, secondo altri fu il contrario, ma non c’รจ nulla di certo. La tradizione, a tratti ammantata di leggenda e comunque non suffragata da prove documentate, vuole che Elena, ormai quasi ottantenne, recatasi a Gerusalemme, facesse distruggere i templi pagani eretti sul Golgota e che in un pozzo trovasse ciรฒ che restava della vera croce di Cristo, i chiodi della Passione e altre reliquie. Forse fu proprio Costantino a invogliare la madre al lungo, difficile e pericoloso viaggio in Terrasanta, consapevole della forte religiositร della genitrice e per di piรน convinto che ne avrebbe ricavato personalmente grande prestigio come “difensore della fede”, anche per le reliquie che sperava potessero essere rinvenute dalla madre. Secondo alcune versioni, Elena morรฌ nel 328 - 329 circa a Treviri in Germania (oggi nella parte occidentale della Germania, nella regione della Mosella vicino al confine con il Lussemburgo), dove il figlio aveva posto la sua capitale, ma questo appare piuttosto improbabile alla maggioranza degli agiografi. Viceversa รจ accertata la sua presenza a Roma, dove dopo poco Costantino si era trasferito e dove poi sarebbe effettivamente morta nel 328-330 circa. Il corpo fu sepolto in un sarcofago, oggi conservato nei Musei Vaticani, nell’eretto Mausoleo a suo nome, nella localitร periferica nota come "Ad duas lauros" (Ai due lauri) sulla via Labicana (oggi nel quartiere romano di Torpignattara, accanto alla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro sulla via Casilina). Nel 1140 la salma, secondo la tradizione, fu trasferita a Santa Maria in Aracoeli da Papa Innocenzo II, mentre un braccio era all’altare maggiore della basilica di San Giovanni in Laterano. Le sue reliquie - almeno in parte - riposano ora nell’urna di porfido della Cappella Sant’Elena (o Cappella Santa) di Santa Maria in Aracoeli. Ma le peripezie dei resti di Sant’Elena non finiscono qui. Infatti esiste anche un’altra tradizione che dice che si trovano sull’isola di Sant’Elena, a Venezia, nella chiesa omonima. L’agiografo e monaco Benedettino Usuardo (morto nell’877), per primo, ne inserรฌ il nome nel suo martirologio al 18 agosto e da lรฌ passรฒ nel Martirologio Romano.
๐ผ๐๐๐๐๐๐๐: "๐๐๐๐ก๐ ๐ธ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐", ๐ ๐ก๐๐ก๐ข๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐ ๐ ๐๐๐ข๐ก๐, ๐๐๐๐๐๐ง๐ง๐๐ก๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ก๐ ๐๐ข๐ก๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐๐ข๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ก๐̀ ๐๐๐ ๐ผ๐ผ ๐ ๐๐๐๐๐ (๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐), ๐๐๐ ๐ก๐๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐ก๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐ (๐ก๐๐ ๐๐ 306 ๐๐ ๐๐ 337 ๐๐๐๐๐). ๐ฟ'๐๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐ก๐๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐ผ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ง๐ง๐ ๐๐ข๐๐ฃ๐, ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐๐ก๐ ๐๐ ๐๐ข๐ ๐๐ ๐ถ๐๐๐๐ก๐๐๐๐๐, ๐ ๐
๐๐๐.
Roberto Moggi
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