π’πšπ§π­πš π‚π‘π’πšπ«πš 𝐝𝐞π₯π₯𝐚 π‚π«π¨πœπž

𝐎𝐠𝐠𝐒 - πŸπŸ• 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 πŸπŸŽπŸπŸ“ - 𝐗𝐗 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐒𝐜𝐚 𝐝𝐞π₯ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐨𝐫𝐝𝐒𝐧𝐚𝐫𝐒𝐨, π₯𝐚 π‚π‘π’πžπ¬πš 𝐫𝐒𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚, 𝐭𝐫𝐚 𝐒 𝐯𝐚𝐫𝐒 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐒 𝐞 π›πžπšπ­π’, π’πšπ§π­πš π‚π‘π’πšπ«πš 𝐝𝐞π₯π₯𝐚 π‚π«π¨πœπž, 𝐧𝐨𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐑𝐞 𝐜𝐨𝐧 π₯𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐒𝐟𝐒𝐜𝐚𝐳𝐒𝐨𝐧𝐞 “𝐝𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐚π₯𝐜𝐨”, 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐒𝐧𝐞 (L'Ordine di Sant'Agostino, del quale fece parte, la celebra col grado liturgico di festa, quando la sua ricorrenza non cade di domenica). Chiara nacque verso il 1268 in localitΓ  “Castellare” di Montefalco, all’epoca libero comune dell’Umbria, situato sopra un’altura che domina la Valle Spoletana (oggi in provincia di Perugia, regione Umbria). La sua famiglia d’origine, benestante e profondamente cattolica, era formata dai coniugi Damiano e Iacopa, e dalla sorella Giovanna, molto piΓΉ grande di lei, con la quale aveva un forte legame affettivo e spirituale. Quest’ultima, desiderosa di donarsi totalmente al Signore, poco dopo il 1260, fondΓ² nel paese un cosiddetto “reclusorio femminile”, intitolato a San Leonardo (una sorta di convento di clausura non appartenente ad alcun ordine religioso, dove si viveva in comunione e preghiera, avendo contatti esclusivamente con le altre donne volontariamente “recluse”). Le signore e signorine che desideravano ritirarsi lΓ¬, infatti, dovevano vivere, come nella clausura ecclesiale, una vita comunitaria di preghiera e lavoro, senza appartenere ad alcuna famiglia religiosa e senza seguire una regola precisa, ma basandosi sul Vangelo e sull’obbedienza alle direttive della fondatrice che ne era la superiora. La storia della comunitΓ  agostiniana di Montefalco, iniziΓ² proprio con Giovanna, la quale, come visto, aveva scelto di vivere da povera penitente, insieme con una compagna di nome Andreola, in una casetta in aperta campagna (ora trasformata nella chiesa di Sant’Illuminata), che il padre aveva fatto costruire per loro di fronte all’ospedale dei poveri. Questa era appunto il “reclusorio”, che rappresentava allora una forma di vita spirituale assai diffusa. Accesa d’Amore Divino fin dalla piΓΉ tenera etΓ , Chiara, nel 1273 o 1274, all’etΓ  di soli sei anni circa, col permesso dei genitori lasciΓ² la propria casa ed entrΓ² anch’essa nel predetto “reclusorio”, affidandosi alla sorella. Chiara era una bimba bella, vivace, intelligente, attenta ai bisogni degli altri, generosa, pronta al lavoro, sempre obbediente e si adattΓ² benissimo a quella vita di sacrificio. Col tempo, alle tre prime recluse, si aggiunsero altre quattro giovani. Raggiunto il numero di sette, il primitivo reclusorio fu troppo piccolo e la comunitΓ  decise di trasferirsi allora sul Colle di Santa Caterina del Bottaccio, non lontano dalla primitiva casetta, in un edificio piΓΉ grande ma ancora incompleto, che assunse il nome di “Santa Croce”. Purtroppo, perΓ², il nuovo insediamento (che gettava le basi alla costruzione di un vero e proprio monastero), non fu accolto con simpatia nΓ© tantomeno pacificamente in paese. Questa nuova struttura, infatti, affiancandosi ad altri tre monasteri piΓΉ antichi e ben consolidati, uno Francescano, uno Agostiniano e un altro Benedettino, fu ritenuta dannosa per il piccolo borgo di Montefalco, perchΓ© andava ad aumentare le comunitΓ  religiose che giΓ  vivevano di elemosina. Il popolo non era certo ricco e la sovvenzione di ben quattro monasteri appariva impossibile. CosΓ¬ l'ostilitΓ  diventΓ² vera e propria persecuzione, volta a convincere le donne a desistere dai loro progetti. Tuttavia, il crescere del numero delle giovani “recluse” e il loro stile di vita alla sequela di Cristo in una semplicitΓ  assoluta, portΓ² pian piano alcuni cittadini di Montefalco [nel frattempo passato sotto la Signoria di Todi (Umbria)], ma soprattutto della vicina Spoleto, ad affezionarsi loro. Questo graduale cambiamento di mentalitΓ , incoraggiΓ² Giovanna a richiedere alla competente diocesi di Spoleto una “Regola” di vita e il riconoscimento ecclesiale dello stato monastico. Il 10 giugno 1290, il nuovo Vescovo di Spoleto Gerardo Pigolotti (dal 1290 al 1295), concesse alla comunitΓ  la Regola Agostiniana e lei assunse il nome di “Chiara della Croce”. La concessione della Regola di Sant’Agostino resta un fatto chiaramente basilare nella storia del Monastero e nella spiritualitΓ  agostiniana in esso vissuta. Questa regola diventΓ² la guida spirituale nel cammino dell’interioritΓ , della preghiera comune, del lavoro, della correzione fraterna e, soprattutto, della caritΓ  delle Sorelle. Per questo Chiara viene giustamente considerata a tutti gli effetti come una religiosa dell’Ordine di Sant’Agostino. Nel 1291, solo un anno dopo, morΓ¬ l’amata sorella Giovanna e Chiara fu eletta Superiora del monastero, diventando per le sorelle madre e guida spirituale, guidandole e servendole con gioia ed entusiasmo. Dal 1288 al 1299 Chiara visse una durissima prova di “ariditΓ  spirituale” e lotta interiore. Dopo essersi compiaciuta per il dono continuo di vedere il Signore, il Cielo parve chiudersi su di lei per ben undici anni. La sofferenza, tuttavia, le donΓ² una conoscenza esperienziale non acquisita nello studio, ma dalla vita. GesΓΉ, nella sua Passione, la invitΓ² poi, a condividere la sua Passione d’amore. Attraverso la sofferta esperienza, la passione di Chiara divenne compassione. Durante la terribile prova, lei si percepiva senza Dio, capace di tutti gli errori, preda di tutte le debolezze, vuota e arida, ma imparΓ² a conoscere il cuore degli uomini e a essere solidale con loro. Infine, all’inizio del 1294, nel pieno della terribile crisi, Cristo sofferente e pellegrino le apparve portando una grande croce e dicendole: “… Ho cercato un luogo forte per piantare questa croce: qui e non altrove l’ho trovato ...”. A seguito di questa meravigliosa esperienza mistica, le cose cambiarono radicalmente e Chiara potΓ© ripetere piΓΉ volte, fino alla fine della vita: “… Io ho GesΓΉ Cristo mio crocefisso dentro il mio cuore …”. SuperΓ² la lunghissima prova del “deserto interiore” con l’esperienza dell’umiltΓ , rimanendo fedele e donandosi tutta per le sorelle e per quanti bussavano alle porte del Monastero, preparandosi cosΓ¬ nella contemplazione a un’intensa vita apostolica. PerdonΓ² sempre e tutto a chi la calunniava per interesse o per invidia, ricambiando il male con il bene e adoperandosi, sia con la preghiera sia con interventi diretti, per la pace spesso violata tra famiglie e in varie cittΓ , sia in Umbria sia in Toscana. Illuminata e istruita dallo Spirito Santo, benchΓ© illetterata, visse forti e decisive esperienze spirituali, bibliche e teologiche. Era ricercata da moltissime persone d’ogni estrazione sociale e culturale: teologi, sacerdoti, santi e peccatori. Al riguardo, basta dare un’occhiata al processo di canonizzazione. Solo Chiara intuΓ¬ pienamente l’errore del frate francescano eretico Bentivenga da Gubbio (morto nel 1332), capo del movimento, asseritamente cristiano, denominato “Spirito della libertΓ ”, un gruppo pseudo religioso in cui convivevano cultura, mistica e lussuria, che attiravano folle di contadini e artigiani, monache e frati. Essa lo smascherΓ² e lo denunciΓ² all’autoritΓ  ecclesiastica. Per arrivare a questo, come spiegano la “Vita di Santa Chiara di Montefalco”, scritta da Berengario di Sant'Africano (morto nel 1309), e una delle testimonianze del suo processo di canonizzazione del 1318-19, essa avrebbe riflettuto sulla visione di uomini nudi che andavano vagando per la valle di Spoleto, autoflagellandosi. Da essa avrebbe avuto la prima intuizione sulla malignitΓ  della setta che si stava diffondendo in Umbria. La vita di Chiara Γ¨ stata uno sguardo su Dio, senza dimenticare i fratelli e le sorelle, che l’ha fatta camminare e crescere in umanitΓ  e santitΓ  in compagnia degli uomini del suo tempo e di tutti i tempi. Chiara, presa dalla totalitΓ  dell’amore, si diede a tutti senza misura e si mise in cammino per preparare i cuori ad accogliere il Signore. Il 17 agosto 1308, nel monastero di Santa Croce, morΓ¬ lietamente cantando nello stretto dialetto di allora: “… BelgliΓ¨, belgliΓ¨, belgliΓ¨ vita eterna! Non mi si afΓ  Signore, sΓ¬ gran pagamento! …”. Le monache, decisero di conservare il suo corpo e il giorno dopo, ricordando un ritornello cantato spesso da Chiara: “… Io ajo Jesu Cristo mio crucifisso entro lo core mio …”, le aprirono il cuore, scoprendovi realmente i “segni” della Passione di GesΓΉ, che ancora oggi, insieme al suo corpo incorrotto, si venerano nel Santuario Agostiniano a lei dedicato in Montefalco. Purtroppo, quello che non era avvenuto tra le religiose di Santa Chiara nei turbinosi momenti della prima ora, quando il popolino pareva rivoltarsi contro di esse, avvenne poco piΓΉ di due secoli dopo. Il 4 luglio del 1492, le monache al loro interno scelsero di seguire due orientamenti diversi: una parte lasciΓ² la comunitΓ , adottando la spiritualitΓ  francescana e, accogliendo la donazione del Comune, trasferendosi nell’antico ospizio di San Leonardo accanto al Monastero di Santa Chiara. Il Monastero, dove alla morte era rimasto il corpo di Chiara, rifiorΓ¬ comunque rapidamente. La vita regolare riprese ed Γ¨ tuttora in vigore, avendo superato non poche difficoltΓ  e le due soppressioni ben note: quella francese dell’epoca Napoleonica e quella del Regno d’Italia.
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Roberto Moggi 
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