Oggi
- 16 giugno 2025 - lunedì della XI settimana del tempo ordinario, la
Chiesa ricorda, tra i vari altri, i Santi Quirico e Giulitta, martiri.
Di Quiricus (Quirico) e Iulitta (Giulitta), questi i loro nomi in
latino, si hanno solo notizie del martirio, del quale si conoscono circa
quaranta versioni, per la maggior parte elencate nella “Bibliotheca
hagiographica latina” (Biblioteca agiografica latina). La prima seria
indagine storica sui due, però, fu intrapresa da Teodoro, vescovo della
città di Iconio, nella provincia romana di Licaonia, nell’Anatolia (oggi
Konya nella Turchia asiatica), che, sulla base di testimonianze dirette
e di documenti, depurò la loro vicenda dagli elementi spuri, proponendo
un passio giunto sino a noi attraverso la sua famosa “Lettera a
Zosimo”. Secondo questo accreditato studio, Giulitta era una vedova
cristiana di facoltosa famiglia ed elevato lignaggio, che viveva col
figlio Quirico di circa tre anni, già battezzato, nella predetta città
di Iconio. Essa, durante la terribile persecuzione contro i cristiani
scatenata dall’Imperatore Diocleziano (regnante dal 284 al 305), temendo
per sé e per il figlio, lasciò i suoi averi e la sua città, fuggendo
con Quirico in compagnia di due fedelissime ancelle, verosimilmente tra
il 303 e il 305. Tuttavia, non molto dopo, probabilmente nel 304 o 305,
fu catturata con il suo gruppo mentre tentava di raggiungere Tarso,
sulla costa mediterranea della vicina provincia romana di Cilicia. Per
ordine del governatore di quest’ultima provincia, Alessandro, fu
maltrattata e minacciata affinché abiurasse la fede in Cristo e
accettasse, secondo la prassi, di sacrificare agli dei pagani,
rifiutando sempre di rinnegare la propria fede. Ai soprusi era presente
lo stesso governatore Alessandro, che teneva sulle ginocchia il piccolo
Quirico, per indurre la madre a cedere, ma lei restava salda nella
fedeltà a Cristo. La sua fiera e decisa testimonianza fece colpo su suo
figlio, che prodigiosamente professò davanti a quel tribunale pagano
d’essere cristiano. A queste parole il governatore, in un moto di
collera, scagliò con estrema violenza il piccolo sui gradini del
tribunale, facendogli battere la testa e uccidendolo sul colpo. La madre
non si scompose, ma rimase in preghiera ringraziando il Signore perché
il figlio l’aveva preceduta nella gloria dei Cieli senza eccessive
sofferenze. Allora Alessandro, ancora più pieno d’ira, la consegnò al
boia perché fosse decapitata, condanna subito eseguita. Riguardo al
giorno del martirio dei due, avvenuto come detto lo stesso giorno
dell’anno 304 o 305, si confrontano due tradizioni distinte: quella
occidentale che indica il 16 giugno e quella orientale che invece
riferisce il 15 luglio. I corpi dei due gloriosi martiri della fede,
recuperati da una delle due ancelle scampata alle persecuzioni, furono
tumulati in luogo segreto. Il loro culto venne così apertamente
divulgato, tanto che oggi è radicato e diffuso sia in Oriente sia in
Occidente. A introdurlo in Europa pare sia stato Sant’Amatore (o
Amanzio), vescovo di Autissiodorum nella Gallia (oggi Auxerre, Francia),
morto nel 418, che tornando da una visita ai Luoghi Santi avrebbe
portato via mare le loro reliquie dal porto di Antiochia di Siria (oggi
in Turchia asiatica) a quello di Marsiglia, pure nella Gallia
(attualmente in Francia), deponendole nell’abbazia di San Vittore, da
dove furono poi traslate a Roma da papa Vigilio (dal 537 al 555), che
fece erigere una chiesa loro dedicata nella zona detta “dei Pantani”,
l’attuale Rione Monti. Il loro culto si diffuse nel Medioevo soprattutto
in Italia, Francia e Spagna. Quirico e Giulitta vengono festeggiati
dalla Chiesa cattolica il 16 giugno.
Roberto Moggi
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