I QUATTRO STADI
DELLA VITA
La vita dell’uomo
si divide in quattro tempi.
Sì, un pò come le stagioni,
non per niente la natura
ci insegna tutto.
La prima parte,
dalla nascita ai vent’anni,
cerchiamo di imparare tutto,
andiamo a scuola, studiamo,
facciamo esperimenti,
cerchiamo di capire
tutto ciò che ci circonda,
cerchiamo di inserirci
in un mondo nuovo…
La seconda,
dai venti ai quaranta,
lavoriamo intensamente,
ci impegniamo in una
o più professioni
cerchiamo una posizione,
cerchiamo di fare carriera,
cerchiamo di guadagnare…
La terza parte,
dai quaranta ai sessanta,
cerchiamo di consolidare,
di mettere a frutto i nostri guadagni
e compriamo tutto quello
che possiamo: la casa, l’auto,
chi può permetterselo la barca,
compriamo ciò che ci piace,
compriamo quello
che abbiamo desiderato da sempre…
Nell’ultima parte,
quella dai sessanta in sù,
cerchiamo di liberarci
di tutto quello
che abbiamo accumulato.
Sì, perché abbiamo capito
che ciò che si possiede,
alla fine, non è così bello come,
quando da giovani,
lo desideravamo.
E capiamo che possedere
significa gestire,
significa seguire quelle cose
che per noi ora hanno meno valore
e sono diventate un peso.
Così cominciamo a vendere,
ma vendere non è semplice,
nessuno vuole comprare le tue cose,
e così scopri una cosa meravigliosa:
IL DONARE.
Sì, così scopri che il dono
è il gesto più bello del mondo.
Così le cose che tu hai tanto amato
le puoi regalare
a chi le saprà apprezzare,
esattamente come tu le desideravi
quando eri un ragazzo.
E quelle cose riprenderanno vita,
ritorneranno ad essere preziose
e daranno la gioia a qualcuno
che è un pò come te,
con le tue passioni
e ti ricorderanno il tuo entusiasmo
la tua voglia di viverle.
E’ incredibile come
passiamo tre quarti della nostra vita
ad accumulare, comprare, possedere,
e tutto questo non è così prezioso
come il sorriso
di chi riceve il nostro dono.
Arri Wind
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Al famoso filosofo Diogene di Sinope, venne spontaneo riuscire a fare a meno di qualsiasi oggetto superfluo.
Pensiamo
a quanto tempo riusciamo a rendere inutile e sprecato nella nostra
vita, prima nell'accumulare beni materiali e scoprirli poi come
ciarpame, con tutto il desiderio di riuscire a liberarsene.
Certo,
donare è una delle più belle azioni che possiamo fare, quando si scopre
che rappresentano il miglior arricchimento di qualcosa che nessuno ci
potrà mai togliere e l'alimentarlo non risulterà mai eccessivo.
Ma
liberandoci del superfluo, soddisfacendo i desideri di qualcuno, è come
se l'aiutassimo a fare lo stesso percorso che noi, a posteriori,
abbiamo scoperto del tutto inutile.
Una
gioia momentanea, per chi riceve i beni dei quali ci liberiamo, per il
tempo che potrà durare, prima di arrivare alle nostre stesse
conclusioni.
Ho
conosciuto persone a cui è successo di peggio. Persone che non hanno
cessato di appropriarsi di più beni possibili, fino alla fine della loro
vita, che spesso si è conclusa nel modo più misero e penoso.
In
una società capitalista che si regge sul consumo più sfrenato, è
possibile riuscire a insegnare ai giovani come vivere una vita
all'insegna della semplicità e a saper distinguere fin dalla prima
giovinezza quali sono i beni necessari rispetto all'immensità
rappresentata dai superflui?

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