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Trascorse i primi anni di studio sotto la guida dei canonici del duomo cittadino, crescendo nel sapere e maturando una vocazione religiosa che lo porterร , nel 1210, a circa quindici anni d’etร , a consacrarsi a Dio nel convento agostiniano di San Vincenzo, fuori le mura cittadine. Verso il 1212, perรฒ, probabilmente per evitare le distrazioni causategli dalle continue visite di amici e parenti, che gli impedivano di seguire correttamente la vita spirituale, si spostรฒ a Coimbra, a quel tempo capitale del Portogallo, presso l’abbazia dei Canonici Regolari Agostiniani. Qui rimase otto anni, dedicandosi con seria applicazione alle scienze umane, bibliche e teologiche, la cui padronanza lo rese uno dei religiosi piรน colti di tutta l’Europa nel XII secolo. Nel 1220, ordinato sacerdote, entrรฒ in contatto con i primi Frati Minori francescani giunti in Portogallo dalla Penisola Italiana, religiosi istituiti nel 1209, nel libero comune umbro di Assisi, dal futuro Santo Francesco, detto appunto “d’Assisi” (1181/82-1226). L’incontro avvenne quando giunsero a Coimbra le salme di cinque missionari francescani martirizzati in Marocco, paese islamico dell’Africa settentrionale, che furono esposte nella chiesa di Santa Croce, attigua all’abbazia dove lui si trovava. Questo episodio gli diede molto di approffondire il loro carisma, rimanendo subito affascinato dalla loro spiritualitร  e semplicitร . L’incontro si rivelerร  importantissimo per lui e fondamentale nel suo percorso di fede, tant’รจ vero che, con grande sorpresa di tutti, nel settembre dello stesso anno 1220, lasciรฒ i Canonici Agostiniani per entrare a far parte dei seguaci di Francesco d’Assisi. Nell’occasione, come da regola, abbandonรฒ il nome di battesimo per assumere quello religioso di Antonio. Infervorato dalla nuova mistica, Antonio maturรฒ anche una forte vocazione alla missione e la propensione al martirio. Con questi nobili ideali, partรฌ egli stesso alla volta del Marocco, dove erano stati uccisi i precedenti confratelli missionari. Giunto sul posto, perรฒ, contrasse una grave non precisata malattia, che lo costrinse ad un assoluto riposo forzato, senza nemmeno dargli modo di predicare. Dopo qualche tempo, resosi conto che non riusciva a guarire e che la sua presenza in loco era in quel momento assolutamente inutile, non gli restรฒ che arrendersi alla volontร  di Dio e rimpatriare. S’imbarcรฒ per tornare in patria da un qualche porto settentrionale dello stato arabo, ma la nave sulla quale era salito fu spinta da una violenta tempesta in pieno mare Mediterraneo, fino all’isola italiana della Sicilia, sulle cui coste occidentali finรฌ con un rovinoso naufragio. Anche se molto malridotto si salvรฒ, aiutato e curato dalla gente del posto, fino a quando, dopo una convalescenza d’un paio di mesi, ormai guarito, colse l’occasione per recarsi ad Assisi, nel centro della Penisola Italiana (oggi in provincia di Perugia, regione Umbria), anche sperando d’incontrare personalmente Francesco d’Assisi che, nella Pentecoste del 1221, aveva convocato tutti i suoi frati per una grande riunione. Giunto ad Assisi, riuscรฌ effettivamente, per grazia di Dio, a incontrare il fondatore, intrattenendosi con lui in un colloquio semplice ma capace di confermare la sua scelta di stare alla sequela di Cristo nella fraternitร  e “minoritร ” Francescana. Dopo l’importante scambio d’idee, Antonio fu inviato in Romagna, regione sulle rive del mare Adriatico, nell’eremo di Montepaolo, vicino alla cittร  di Forlรฌ, dove si dedicรฒ alla preghiera, alla mediazione e all’umile servizio ai fratelli. Nel settembre 1222, mentre si trovava in quest’eremo, si dovevano celebrare nel duomo di Forlรฌ alcune ordinazioni sacerdotali, quando venne meno il predicatore invitato per l’occasione e il giovane Antonio, giร  ben conosciuto per la sua grande cultura, fu allora invitato a sostituirlo. Egli accettรฒ e l’occasione fu la rivelazione del suo talento come predicatore. Nonostante fosse straniero, dalle sue parole emergeva una profonda cultura biblica non scevra da grande semplicitร  d’espressione. Cosรฌ, da quel giorno, Antonio fu inviato sulle strade dell’Italia settentrionale e del sud del Regno di Francia, per animare con la sua predicazione del Vangelo genti e paesi spesso confusi dai dilaganti movimenti ereticali del tempo. Ebbe anche ferme parole di correzione per la decadenza morale di alcuni esponenti della Chiesa. Sul finire del 1223, gli venne anche affidato l’incarico di insegnante di teologia nel prestigioso ateneo di Bologna (Romagna), compito che svolse per due anni, quando non aveva ancora compiuto trent’anni. Antonio fu dunque tra i primi religiosi dediti all’insegnamento della teologia tra i Minori Francescani, con l’approvazione di Francesco d’Assisi in persona, attraverso una lettera a noi giunta. Nel 1226, per la sua grande fama, Antonio fu chiamato a insegnare a Limoges, nel meridione del Regno di Francia (oggi nel sud-ovest della Francia). Non si hanno notizie chiare sul momento del ritorno in Italia. Le agiografie indicano perรฒ la sua presenza ad Assisi nel capitolo generale dei Frati Minori, che si tenne in quella cittร  per la Pentecoste, il 30 maggio 1227. Antonio, per i talenti che dimostrava di saper mettere a servizio del Regno di Dio, ricevette anche l’importante incarico di Ministro Provinciale (ossia guida delle comunitร  francescane) del nord dell’Italia, con molta probabilitร  nel triennio 1227-1230. L'incarico comportava la visita dei numerosi conventi dell'Italia settentrionale. Egli dimostrerร  poi di prediligere la cittร  di Padova, governata in Libero Comune ma formalmente sottoposta al sacro Romano Impero (oggi capoluogo dell’omonima povincia nella regione Veneto) e, entro le sue mura, la piccola e semplice comunitร  francescana della chiesa di Santa Maria Mater Domini. In questa cittร  farร  un paio di soggiorni ravvicinati relativamente brevi: il primo fra il 1229 e il 1230 e il secondo fra il 1230 e il 1231, durante il quale morรฌ precocemente. Nonostante il periodo di soggiorno sia relativamente breve, con questa cittร  Antonio instaurรฒ un fortissimo legame spirituale, affettivo e culturale. La biografia detta “Assidua”, la prima su di lui, afferma che scrisse molti dei suoi memorabili “sermones” (sermoni) per le domeniche, durante un suo soggiorno a Padova. Nonostante la notizia non sia del tutto riscontrata, รจ certo che questo voluminoso testo (rivolto in modo particolare ai confratelli Francescani per formarli alla predicazione) esprima bene la sua grande scienza teologica, che - dopo la canonizzazione - gli procurerร  anche il titolo di Dottore della Chiesa. L’impegno che Antonio profuse nella predicazione e nel sacramento della riconciliazione, durante la Quaresima del 1231, puรฒ essere considerato il suo grande testamento spirituale. Tutto questo, in modo eccelso, lo unรฌ a una grande attenzione ai poveri e ai mali della cittร  d’adozione: grazie ai suoi interventi e insegnamenti, in uno statuto cittadino relativo ai debitori insolventi, datato 17 marzo 1231, il podestร  Stefano Badoer stabilรฌ che il debitore, se insolvente senza colpa, una volta ceduti in contropartita i propri beni, non dovesse piรน essere imprigionato. Le fatiche e le privazioni della Quaresima logorarono il suo fisico giร  provato. Dopo la Pasqua accettรฒ di ritirarsi con altri confratelli a Camposampiero (paese a pochi chilometri da Padova) grazie all’ospitalitร  del Conte Tiso. Chiese perรฒ che gli fosse adattato un semplice rifugio sopra un grande albero di noce, dove trascorreva le giornate in contemplazione con Dio e in dialogo che le genti umili del borgo di campagna. Fu durante questo soggiorno che Gesรน, nell’aspetto di bambino, lo visitรฒ e dialogรฒ con lui, come il Conte Tiso, testimone oculare, potรฉ testimoniare. Il 13 giugno 1231, venerdรฌ, fu colto da malore. Deposto su un carro trainato da buoi, fu trasportato a Padova, dove lui stesso aveva chiesto di poter morire, sentendo ormai imminente la propria fine. Giunto perรฒ all'Arcella, un borgo alle porte della cittร  (oggi quartiere della stessa), mormorando le parole “Vedo il mio Signore!”, spirรฒ lo stesso giorno alla giovane etร  di circa trentasei anni. Il 17 giugno 1231 venne sepolto con solenni funerali nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini in Padova, il suo rifugio spirituale nei periodi d’intensa attivitร  apostolica. Un anno dopo la morte, la devozione dei padovani e la fama dei tanti prodigi compiuti convinsero Papa Gregorio IX (1227-1241) a ratificare rapidamente la canonizzazione e a proclamarlo santo il 30 maggio 1232, a soli undici mesi dalla morte. La Chiesa poi, nel 1946, proclamรฒ Sant’Antonio di Padova “dottore della Chiesa universale”, col titolo di “Doctor Evangelicus” (Dottor Evangelico), ripristinando la consuetudine del Medioevo (dal V al XV secolo circa) e piรน precisamente del periodo della Teologia Scolastica, di attribuire a rinomati maestri in teologia degli epiteti, che ne indichino la caratteristica principale o la dignitร  del pensiero del teologo. Il 1° marzo 1981, i resti di Sant'Antonio furono poi ricomposti in un’urna di cristallo che รจ ospitata all’interno della basilica di Padova a lui intitolata, conosciuta dai padovani semplicemente come “Il Santo”. La basilica, la cui costruzione cominciรฒ nel 1232, รจ la piรน importante chiesa della cittร  e una delle piรน grandi e visitate basiliche al mondo. Non รจ comunque la cattedrale patavina (sinonimo di “padovana”), titolo che spetta al duomo. A tutt'oggi la basilica รจ una delle quattro chiese appartenenti allo Stato della Cittร  del Vaticano non situate a Roma (le altre sono il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei; la Basilica della Santa Casa a Loreto e la Basilica di San Francesco ad Assisi), ed รจ soggetta alla sua giurisdizione. Sant'Antonio รจ conosciuto anche come il “Santo dei Miracoli” o il "Taumaturgo" (che opera prodigi). I miracoli a lui attribuiti sono innumerevoli. Impossibile elencarli tutti, ma, a titolo di esempio, รจ il caso di ricordarne uno molto indicativo, soprattutto per le “conseguenze” benefiche che avrร  su tutta la futura opera Antoniana: “… Verso la seconda metร  del 1200, in luogo non meglio precisato, verosimilmente del padovano, in una povera casa di campagna, viveva Tommasino, un bimbo di meno di due anni. La madre lo lasciรฒ in casa da solo a giocare, mentre si occupava velocemente della stalla e dei campi e, al rientro, lo ritrovรฒ senza vita, affogato in un mastello colmo d’acqua. Disperata, invocรฒ l’aiuto del Santo per restituirle in vita il piccolo e nella sua preghiera fece un voto: se avesse ottenuto la grazia, avrebbe donato ai poveri tanto pane quant’era il peso del bambino. Il figlio tornรฒ miracolosamente in vita e la donna mantenne il suo voto ...”. Nacque cosรฌ la famosa tradizione del “Pondus pueri” (“Peso del bambino”), una preghiera con la quale i genitori, in cambio di protezione per i propri figli, promettevano a Sant’Antonio tanto pane quanto fosse il peso di questi ultimi. Forse non tutti sanno che questo miracolo รจ all’origine dell’Opera del Pane dei Poveri e poi della Caritas Antoniana, organizzazioni Antoniane che si occupano di portare cibo, generi di prima necessitร  e assistenza ai poveri di tutto il mondo.
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Roberto Moggi 
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