San Ciro barba bianca

San Ciro barba bianca
Da I proverbi napoletani a cura di Gianni Polverino, Presidente presso Napoli Centro Storico. Proverbi e Tradizioni 
Il proverbio ricorda che nel giorno del santo che comprende gli ultimi tre giorni di gennaio, detti “giorni della merla” sono i più freddi.
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Più che un proverbio, è una ricorrenza, quella che ci viene presentata, con la celebrazione di un Santo tra i più amati e venerati dalla città di Napoli, con la data in cui è ricordato che fa parte dei giorni della merla, immaginandone la barba imbiancata dal gelo e dalla neve del periodo.
Un Santo che è venerato come patrono a Grottaglie, Marineo, Atena Lucana, Portici, Vico Equense, Nocera Superiore e che viene anche invocato per i lavori nei campi e contro i naufragi.
Il suo corpo è custodito nella Chiesa del Gesù Nuovo dove sono poste anche le spoglie di un altro santo medico napoletano: Giuseppe Moscati.
Il nome del Santo si può dire che è partenopeo per eccellenza, seguito da quelli di Gennaro, Antonio e Giuseppe e alla sua notorietà ha contribuito la famosa Tammurriata nera:
"È nato nu criaturo, è nato niro,
e 'a mamma 'o chiamma Ciro,
sissignore 'o chiamma Ciro"
Il Santo nacque nel 250 d.c. da una famiglia cattolica a Alessandria d'Egitto, dove studiò medicina. Divenuto medico aprì un ambulatorio dove oltre a curare il corpo alleviava anche lo spirito dei pazienti, esercitando la professione gratuitamente per i poveri e gli indigenti.
Tutto ciò fino al 299, fino a quando cioè i medici alessandrini, durante l'impero di Diocleziano, cominciarono a essere perseguitati perché considerati maghi e stregoni. Nel tentativo di evitare la persecuzione San Ciro si recò in Arabia Petra. L'allontanamento da Alessandria segnò per il santo una nuova tappa della sua vita. Qui, il santo cambiò il modo di essere medico e dedicandosi all'orazione e alla contemplazione affidava i suoi pazienti alla preghiera e non si serviva più di erbe medicinali per curarli. Nel 303 si abbatté sulla Chiesa la persecuzione più sanguinosa della storia. L'imperatore Diocleziano intensificò l'oppressione contro i cristiani, che furono sollevati dai loro diritti civili, arrestati, e qualora non abiurassero la fede cattolica, torturati e condannati a morte. La tremenda persecuzione si estese in Asia Minore, dilagò in Palestina, quindi giunse fino in Africa. A queste notizie Ciro e Giovanni decisero di lasciare il loro eremo e di ritornare a Alessandria per sostenere i fratelli nella fede. I due furono scoperti e condannati. Vennero condotti davanti al prefetto Siriano, che comandò che venissero torturati se non avessero ritrattato la fede cattolica. Così vennero condannati alla morte più atroce: flagelli, chiodi, ustioni con torce ai fianchi, pece bollente, versamento di sale e aceto sulle piaghe e infine decapitati: il 31 gennaio del 303.
Restiamo in attesa di una documentazione su San Ciro, da parte dell'instancabile ricercatore, cronista e biografo delle vite dei Santi, Roberto Moggi, che si accompagnerà a quella ricordata oggi su San Giovanni Bosco, patrono degli insegnanti, degli alunni, dei giovani, degli studenti e degli editori.
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